sport, corsa, benessere, nuoto

Impariamo a gestire lo stress!!

05 febbraio 2019


L’impatto che lo stress esercita nelle nostre vite è enorme. In un contesto sportivo, la presenza di stress e di esaurimento psicofisico può raggiungere livelli tali da pregiudicare la performance sportiva e, nei casi più gravi, perfino ostacolarla. Ad esempio, la pressione per una gara importante, la necessità di mantenere elevati livelli di performance o di migliorarli, di conseguire un certo risultato perché questo è ciò che gli altri si aspettano da noi, può determinare il manifestarsi di tutti i classici sintomi dello stress.Questi sintomi sono variabili e possono includere:- mal di testa;- dolori muscolo tensivi al collo o alla schiena;- stanchezza senza nessun motivo apparente;- difficoltà di recupero fra un allenamento ed un altro;- perdita di appetito;- disturbi gastrointestinali;- depressione;- perdita di interesse verso le attività o le persone;- estrema irritabilità;- ipereccitabilità muscolare con tremori o contrazioni notturne;- calo della libido;- ansia, esplosioni di rabbia, sensazione di essere sottopressione tutto il tempo; Naturalmente, gli studi dimostrano come un po' di stress sia essenziale per eseguire una buona performance. Ma quanto stress?L’effettiva quantità di stress richiesta per avere una situazione di peak performance è altamente individuale. Cosi come il livello oltre il quale si ha esaurimento psicofisico.E’ soggettivo: ci sono persone, tanto nello sport quanto nella vita quotidiana, in grado di resistere ad enormi situazioni stressanti, ed altre che invece vanno al tappeto al minimo segnale di stress o pressione. Nel suo libro Sports Slump Busting, A.S. Goldberg offre il seguente questionario per stabilire il grado di esaurimento:Rispondete vero o falso alle seguenti affermazioni:- Sono stanco per tutto il tempo;- non mi piace esercitarmi più come una volta;- Quando mi alleno, desidero frequentemente essere da un’altra parte;- temo la competizione;- E’ passato molto tempo dall’ultima volta in cui mi sono davvero divertito nel competere;- Mi chiedo continuamente per quale motivo continuo a rimanere nello sport;- Trovo difficile rimanere concentrato sui miei obiettivi;- Sembra che io mi infortuni più di quanto non sia mai successo;- I miei infortuni sembrano non risolversi mai;- Il mio atteggiamento sembra essere peggiorato negli ultimi mesi;- Mi rincresce dover sacrificare una parte così grande del mio tempo per lo sport;- Non riesco a gestire il disagio del duro allenamento come ho fatto l’anno scorso;- Talvolta mi lascia indifferente anche il fatto che non importi niente;- ho un atteggiamento più negativo del solito, riguardo all’allenamento e a me stesso;- Ho problemi a concentrarmi sull’allenamento;- Ultimamente mi mortifico molto;- Il mio allenatore mi irrita per davvero; - Trovo più che mai delle difficoltà ad andre d’accordo con i miei compagni di squadra;- Sento di rimanere nello sport solo a causa della pressione che gli altri esercitano su di me;- Non sembro essere capace come una volta di riprendermi dalle sconfitte;Assegnatevi un punto per ogni volta che avete risposto VERO e poi tirate la somma: se avete ottenuto da uno a tre punti su 20 allora probabilmente non avete alcun bisogno di preoccuparvi. Punteggi fra il 4 ed il 7 indicano un iniziale stress e forse sarebbe opportuno iniziare a pensare ad un periodo di pausa. Punteggi fra l’8 ed il 14 indicano uno stress importante ed oltre i 15 un esaurimento psicofisico tale da richiedere un colloquio con il vostro allenatore a tu per tu per analizzare il problema e trovare la soluzione.Sottovalutare una situazione di stress potrebbe evolversi in una vera e propria crisi. In tal caso, è controproducente forzare la mano ed intensificare gli allenamenti fisici convinti che prima o poi passerà così come staccare la spina senza adeguato supporto. C’è il pericolo, in questi casi, che lo stress aumenti e con esso l’esaurimento psicofisico. Importante, nella gestione e risoluzione dei momenti di esaurimento o di crisi psicofisica, farsi aiutare da persone competenti nel settore a fare un quadro più chiaro della situazione stressante, rispondendo a tutta una serie di domande specifiche in grado di sviscerare meglio il problema.L’obiettivo sarà quello di acquisire una maggiore chiarezza di ciò che non va e fissare le basi per sviluppare una maggiore consapevolezza in sè stessi, nello stato del proprio corpo e della mente, individuando schemi di pensiero e convinzioni limitanti. Riconoscere i fattori scatenanti lo stress, esaminando l’ambiente e lo stile di vita. Imparare a prestare attenzione a ciò che funziona, concentrandovi su obiettivi futuri piuttosto che sugli errori passati riconoscendo le abilità ed i limiti.Per conservare e migliorare la nostra performance, è importante essere in grado di staccare e ricaricare le nostre batterie. E per fortuna esistono delle tecniche in grado di aiutarci a neutralizzare lo stress. E di questo parlerò nel prossimo articolo. Irongabry 

sport, benessere

A mente aperta!

26 giugno 2018


Ogni giorno, mi capita di imbattermi in persone con schemi di pensiero molto rigidi e chiusi.Persone che rifiutano i cambiamenti, le novità, che vivono le loro giornate all'interno di un loop ripetitivo ed abitudinario. Gente che non vogliono nemmeno ascoltare le opinioni altrui, convinti che tutto ciò che vada al di la della loro portata o delle loro convinzioni conduca inevitabilmente al fallimento. Come mettere un lucchetto al proprio cervello.Una mente aperta è in realtà un'arma potentissima. E per svilupparla ciò che serve è la curiosità.Richard Bandler, il padre della PNL nella sua opera Usare il cervello per cambiare afferma: " Nella nostra mente c'è tanto di più di quello che immaginiamo. Nel mondo che ci circonda c'è tanto di più rispetto a ciò che riusciamo a essere curiosi. E' solo questo crescente senso di curiosità a permetterci di catturare quell'entusiasmo che rende utile, divertente ed emozionante tanto il compito più banale quanto quello più affascinante. Senza questa curiosità, la vita è soltanto uno stare in coda. Ogni cosa che faccio e che continuo a fare la faccio al fine di imparare, perché sono curioso. E' un'opportunità rara per tutti noi, un'opportunità senza precedenti. Questo vale per qualsiasi esperienza della nostra vita" .La curiosità è la chiave di tutto. E' motivante, ed è un potente motore che ci spinge ad andare avanti nella nostra quotidianità con entusiasmo ed energia. Soddisfare una curiosità genera un piacere mentale che chiede di essere rinnovato continuando a cercare ciò che è nuovo, sorprendente, abbastanza complesso ma comprensibile.Nel 2005 una ricerca dell’Università di Alberta segnala che le persone che sono curiose da giovani hanno maggiori probabilità di continuare ad essere curiose (e mentalmente attive) quando invecchiano in quanto curiosità, flessibilità mentale ed ottimismo hanno un impatto positivo potente sulla salute a lungo termine del cervello e sulla neuroplasticità.Parlando della mia piccola esperienza personale, sono da sempre molto curiosa. Curiosa di apprendere nuove conoscenze, nuove abilità, cercando di arricchirmi sempre per aprirmi al mondo, alle esperienze, alla vita. Mi confronto con la gente migliore di me per migliorarmi ulteriormente, evitando tutto quello che possa farmi cadere nella mediocrità, nel pettegolezzo, nell’invidia, insomma in tutto quello che quotidianamente circonda la nostra esistenza, le nostre giornate e che contribuisce a rendere la vita più dura di quanto non lo sia già. In realtà, la vita è una figata pazzesca! Bisogna solo viverla dal verso giusto, affrontando le decisioni importanti in modo sereno con la piena consapevolezza delle nostre possibilità e dei nostri valori. Come sviluppare la curiosità?È semplice, piacevole e vitale. Bisogna innanzitutto tenere una mente aperta, accettando  la possibilità che qualcosa che scoprite possa cambiare le vostre opinioni.  Non date niente per scontato, il mondo è bello perché è vario. Non chiudetevi a priori di fronte a nuove esperienze definendole curiose senza averle testate. Curate sempre il lato divertente di ogni apprendimento, ricordando sempre che apprendere una nuova abilità comporta innumerevoli tentativi. Non desistete innanzi alle prime difficoltà. Soprattutto, continuate a farvi domande. Continuate a chiedervi il perché delle cose. Leggete cose diverse tra loro, e non limitatevi a una singola fonte. Mettete in discussione ciò che vi circonda, non limitatevi all'ordinario, puntate allo straordinario!!!!Impariamo dai bambini: "da piccoli la nostra vita ci appare come una strada piena di biforcazioni, più ne scegliamo più quelle biforcazioni diminuiscono, finché non ci troviamo su una strada senza uscita, una strada che magari non volevamo scegliere. Per quanto sia dura, per quanto possa sembrarci irrazionale è importante mantenere una mentalità aperta e continuare a pensare che non siamo finiti, che possiamo fare mille cose, che la nostra strada non è senza uscita. Qualcuno vi dirà che siete pazzi, ma voi sapete che state semplicemente dando ascolto per una volta a qualcuno che crede in voi: la persona che eravate a 5 anni".Ovviamente, la curiosità deve essere produttiva, condurci al miglioramento della nostra vita. Esiste, infatti, anche un tipo di curiosità negativa e destabilizzante, morbosa: quella che vi convince a fermarvi e curiosare se c’è un incidente stradale. È connessa con il sollievo per non essere coinvolti. O è quella che vi porta ad ascoltare i pettegolezzi: il piacere provocato dalla sfortuna altrui.Evitiamo questo tipo di curiosità per rivolgere la nostra attenzione solo verso ciò che realmente contribuisce a renderci migliori e felici.Divertiamoci come ragazzini!!!" La cosa importante è non smettere mai di domandare. La curiosità ha il suo motivo di esistere. Non si può fare altro che restare stupiti quando si contemplano i misteri dell'eternità, della vita, della struttura meravigliosa della realtà. E' sufficiente se si cerca di comprendere soltanto un poco di questo mistero tutti i giorni. Non perdere mai una sacra curiosità" Albert Einstein.Irongabry

sport, corsa

consigli utili per una corretta postura di corsa

14 giugno 2018


Correre è naturale. Ma correre è una cosa, correre bene è un'altra cosa. Una corsa eseguita con la corretta postura permette di economizzare il gesto atletico ottenendo vantaggi in termini di dispendio energetico, velocità, stanchezza muscolare, acciacchi o veri e propri spiacevoli infortuni. Ecco una serie di consigli pratici su come eseguire bene la corsa:- Innanzitutto, è bene prestare attenzione alla parte superiore del corpo. Il busto deve essere ben armonizzato con il resto del corpo: testa alta. tronco leggermente inclinato in avanti e spalle ben rilassate. Movimento delle braccia rilassato e cadenzato in armonia con quello delle gambe, gomiti a 90° ben attaccati al corpo evitando movimenti obliqui o oscillatori. Il tronco deve restare ben fermo, quindi provate a fissare un punto innanzi a voi mentre correte in modo tale da evitare movimenti a pendolo che farebbero rallentare la corsa. In particolare, il bacino deve essere ben allineato con la schiena, collo e testa, ricordando sempre che più spostamenti verticali ci sono, più la corsa sarà dispendiosa dal punto di vista energetico: la corsa consiste nell'andare in avanti, non verso l'alto. - E' fondamentale curare l'appoggio e la falcata: quest'ultima non deve essere eccessiva. La cadenza ottimale è di 3 passi al secondo quindi 180 al minuto. Inutile provare a fare il salto triplo sperando che una falcata molto ampia ci faccia guadagnare velocità: la sensazione potrebbe essere corretta, ma consumeremo un sacco di energie oltre a comportare una maggiore sollecitazione del tallone nell'impatto con il suolo. Meglio dei passi più corti con un miglior carico distribuito su anca e ginocchio cercando di atterrare con il medio piede in modo che il ginocchio sia in linea con l'appoggio a terra. L'appoggio di tallone è il più facile da eseguire ma anche quello che comporta sollecitazioni ossee e muscolari maggiori. Con appositi esercizi che daranno maggiore consapevolezza e controllo del gesto atletico, è meglio progressivamente abituarsi a spostare l'appoggio nella parte mediale del piede che fungerà da naturale ammortizzatore, rendendo più fluida e veloce la rullata e scongiurando l'eventualità di infortuni. Il momento dell’appoggio del piede è importante e delicato, poiché da esso dipende buona parte dell’efficacia della corsa. Tecnicamente, il piede deve appoggiare 30/35 cm avanti rispetto alla proiezione a terra del bacino che, tradotto, significa cercare di avere il piede più possibile “sotto” rispetto al bacino, al momento dell’appoggio. La sensazione da richiamare è quella del sentirsi “alti” quando si corre, al contrario di quanto accade appoggiando il piede molto avanti rispetto al bacino, con il conseguente, inevitabile, abbassamento del baricentro. La sensazione sara quella di sentire per un attimo il piede schiacciato a terra, prima che esso si stacchi dal suolo in modo naturale sfruttando l'elasticità muscolare. Successivamente, appena il piede si staccherà da terra, bisogna portarlo in avanti. Per avere un'idea, pensiamo a come si pedala, con il piede che ha finito di spingere e viene sollevato e portato in avanti: la stessa cosa succede anche nella cosa, naturalmente con un movimento più ampio e non condizionato. E' un movimento che si definisce " circolare" per distinguerlo da quello " pendolare" proprio di molti amatori. Osservate i bambini correre: lo fanno nel modo più naturale possibile. C'è sempre da imparare da loro. Irongabry

sport, corsa, benessere

Se puoi dare il massimo, puoi andare oltre. Ed essere la migliore versione di te stesso.

11 giugno 2018


"I campioni non si costruiscono in palestra. Si costruiscono dall’interno, partendo da qualcosa che hanno nel profondo: un desiderio, un sogno, una visione. Devono avere resistenza fino all’ultimo minuto, devono essere un po’ più veloci, devono avere l’abilità e la volontà. Ma la volontà deve essere più forte dell’abilità".(Muhammad Ali) Cosa distingue un campione da una qualsiasi altra persona? Basta guardare i grandi campioni dello sport nella storia, per rendersi subito conto di come queste persone siano circondate da una luce diversa: sono carismatiche, caparbie, determinate a volte testarde. Sono persone eccellenti con una  visione, un obiettivo. Sono resilienti, trasformano le difficoltà in opportunità, con lo sguardo dritto in avanti, per dare il 100%, a volte anche il 101% verso la vittoria ed il superamento dei propri limiti, mentali e fisici. Eh si, perché se dare il massimo significa raggiungere i propri limiti ( ho fatto il massimo delle mie possibilità) andare oltre significa superarsi ulteriormente. Ogni campione è in costante competizione con gli altri ma ancor prima con se stesso. Ogni gara è una sfida con il corpo e con la mente. Hai presente gli atleti allo starter della partenza di una gara? Hai presente lo sguardo dritto proteso in avanti, concentrato, grintoso? Riesci a percepire l'adrenalina?  In quel momento nella mente dello sportivo si visualizza il suo obiettivo, il traguardo, si àncora il giusto stato d’animo per dare il massimo… e l’oltre. L'atleta lo sente con ogni fibra muscolare, lo vede con ogni parte del suo corpo e della mente, lo assapora nella sensazioni che lo circondano.  Non è detto che alla fine della gara arrivi primo rispetto agli altri, ma se avrà dato il massimo e sarà andato oltre le sue possibilità, oltre i suoi limiti, avrà comunque vinto contro se stesso. E questo farà la differenza. Ognuno di noi può avere l’attitudine del campione. Nella vita quotidiana proviamo essere la migliore versione di noi stessi, migliorandoci ogni giorno, costantemente. Le difficoltà, che sono normali e fanno parte della vita, sono dei feedback che permettono di avere più consapevolezza dei nostri limiti e delle nostre capacità e devono essere la molla per spingerci in avanti, verso l’oltre. D’altro canto, si dice quello che non ci distrugge ci fortifica. In effetti, non è solo come agisci, ma soprattutto come reagisci a fare la differenza. “Sette volte cadi e otto ti rialzi” dice un noto proverbio giapponese. Ed è proprio cosi. Pensa ai bambini, a quando apprendono cose nuove. Se non provassero e riprovassero dando non solo il massimo delle loro abilità ma quell’oltre, non imparerebbero a stare in piedi, a camminare, a parlare. Se si arrendessero di fronte alle difficoltà, non saremmo qui ora. Cadono e si rialzano, senza condizionamenti, soli con il loro obiettivo. Provano e riprovano. Ogni giorno è una scoperta. Impariamo dai bambini. E dai campioni. “Quando sei il migliore la tentazione di lasciarti andare e di mollare è forte. In fondo cosa devi dimostrare? Sei il migliore. Ma io ho sempre mantenuto la capacità di esserlo perché, quando sono diventato il migliore avevo solo un avversario: me stesso. Quindi giocavo con un solo obiettivo in mente: battere me stesso, migliorarmi sempre, costantemente”.Garry Kasparov Irongabry 

sport, benessere

La zona di confort: come superarla e vivere felici.

30 maggio 2018


Ah, la zona di confort. Quel piccolo angolo in cui ci sentiamo al sicuro, tranquilli, nelle nostre abitudini, nelle nostra quotidianità.Se dovessi immaginare l'idea di zona di confort, la vedo come una bolla all'interno della quale ci troviamo seduti tranquilli ed...apatici. Beh si, perché restare nella zona di confort non permette di stimolarci a nuove esperienze, nuove relazioni, insomma non ci fa vivere. Tutto ciò in realtà non ha nulla di confortante ed a lungo andare si traduce in un atteggiamento di sopravvivenza alla vita nella più totale apatia. Ognuno di noi, spesso senza rendersene conto, costruisce intorno a se delle zone di confort. Al lavoro, nelle relazioni, nella vita quotidiana. Ci accontentiamo di situazioni superficiali o ormai abitudinarie che non forniscono alcun stimolo, e ci culliamo di queste situazioni che comunque non ci fanno del bene, piuttosto che cercare il cambiamento e la crescita. A chi non fa paura l'ignoto? Aprirsi a qualcosa che ancora non conosciamo? Ma è proprio cullandosi all'interno di ciò che è conosciuto e statico che ci spegniamo, giorno dopo giorno. La zona di confort, in altre parole, rappresenta proprio quei confini entro cui ci troviamo sufficientemente bene in particolari contesti della vita come: famiglia, salute, relazioni o lavoro. Un luogo comodissimo e sicuro che ci siamo creati basandoci sulle nostre esperienze e convinzioni ed in cui abbiamo raccolto tutte le nostre sicurezze ed abitudini. In questa zona non siamo esposti a rischi, siamo protetti da situazioni che possono causarci dolore o disagio ma soprattutto siamo sicuri di avere il pieno controllo di tutto perché in questo spazio accade esattamente solo ciò che ci aspettiamo.Ma siamo sicuri che la zona di confort sia il massimo a cui aspiriamo?Siamo veramente felici all'interno di questa piccola oasi dove tutto è abitudine, sicurezza, senza rischi o aspettative?Una zona all'interno della quale ogni giorno è uguale a tutti gli altri e non esiste alcun obiettivo?La risposta è NO. Impariamo ad apprezzare l'ignoto, il brivido di ciò che non conosciamo. Ricordi l'ultima volta in cui ti sei sentito vivo? Eccitato di fronte ad una nuova esperienza, all'idea di non sapere cosa sarebbe successo. Come un bel giro sulle montagne russe in cui all'inizio ti manca il fiato, ma poi ridi e sei euforico in preda ad una bella scarica di endorfine?Per rendere l'idea. Vivere è questo. Sentire le farfalle nello stomaco, sentirti vivo più che mai, con il cuore che accelera e il sorriso sulle tue labbra. Emozioni forti e senso di avventura che nella zona di confort non hanno alcuno spazio.  La zona di confort rappresenta un limite alla felicità. Non ci permette di crescere e di realizzarci, limitando il nostro potenziale. Anche se nel nostro piccolo ed accogliente mondo di sicurezze ci troviamo bene e siamo apparentemente sereni, la sensazione è pur sempre limitata dalle barriere che abbiamo eretto. Fuori dai confini c’è un felicità ancora più grande che vale la pena scoprire.Un piccolo esercizio può esserci di aiuto per meglio comprendere le nostre zone di confort: prendiamo carta e penna e disegnamo un cerchio all'interno del quale mettiamo tutte le nostre abitudini quotidiane. Possiamo anche disegnare più cerchi, con riferimento ai diversi settori della nostra vita ( lavoro, famiglia, relazioni sociali) scrivendo all'interno tutto ciò che li riguarda e che rappresentano le nostre sicurezze. In altre parole, nello scrivere all'interno di questi cerchi, non dovremo provare alcuna sensazione di ansia o disagio. Fatto questo, intorno a questo cerchio che rappresenta la zona di confort, disegnamo un cerchio più grande all'interno del quale scriviamo invece quelle esperienze che ci piacerebbe fare ma che ci mettono a disagio,  ci rendono ansiosi o insicuri o addirittura ci terrorizzano alla sola idea di provarci, fino al punto di bloccarci. Ma mano procediamo con dei cerchi via via sempre più ampi nei quali inserire le esperienze che ci piacerebbe fare ma che ci provocano disagio, insicurezze o terrore in modo sempre più forte. Senza rendercene conto, questi cerchi rappresenteranno per il futuro un vero e proprio piano di azione al quale fare riferimento, con indicati in chiaro dei veri e propri obiettivi da perseguire. Ogni volta che riusciremo a superare la nostra zona di confort, ne usciremo più forti e con maggiore autostima. Se vogliamo migliorarci a livello fisico, emotivo, spirituale e mentale dobbiamo per forza uscire dal recinto in cui ci troviamo perché questo ostacola la nostra evoluzione la nostra crescita ed in natura ogni cosa che smette di crescere,di evolversi prima o poi ristagna e con il tempo muore.La vita è imprevedibile e piena di sorprese. Accogliamole e facciamone tesoro. Irongabry

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RUNNING E IPOTENSIONE: ECCO COME AFFRONTARLA

29 maggio 2018


Le alte temperature possono compromettere l’allenamento: debolezza, giramenti di testa e nausea sono spesso i tipici sintomi di ipotensione. Ecco come correre ai ripari senza rinunciare alla corsa.L’arrivo dell’estate e l’afa possono favorire episodi di ipotensione: l’aumento delle temperature esterne difatti induce nell’organismo il processo di traspirazione che causa una lenta disidratazione e quindi l’abbassamento dei valori della pressione arteriosa. Questa però non deve essere vista come una scusa per chiudersi in casa con l’aria condizionata e non allenarsi, anzi! Bastano infatti qualche piccolo accorgimento e la giusta alimentazione per affrontare al meglio l’ipotensione e correre senza problemi. Vediamo insieme nel dettaglio come riconoscere episodi di ipotensione e di seguito qualche pratico consiglio per allenarsi in sicurezza integrando i giusti nutrienti.Cause principali della pressione bassaL’ipotensione si ha quando la pressione sanguigna ha livelli più bassi del normale, ovvero inferiori ai 50/90-100 mmHg, che sono i valori accettabili per un adulto. Normalmente la pressione sanguigna reagisce allo sforzo fisico, come una sessione di running, con un aumento generale. In particolare la pressione sanguigna sistolica tende a salire, mentre quella diastolica rimane inalterata. Se invece i valori della pressione sistolica calano con l’esercizio fisico significa che si soffre di ipotensione, che in base alla gravità, si può tradurre in sintomi quali vertigini, nausea, stordimento, pallore, ronzio alle orecchie, offuscamento della vista e sudorazione fredda e persino lo svenimento.Esclusi i casi di patologie come anemia ed ipotiroidismo, la pressione bassa può essere associata ad episodi di caldo eccessivo o a cali glicemici. Nella maggioranza dei casi in condizioni di ipotensione ci si sente deboli, privi di forze e non si riesce a proseguire l’allenamento. È possibile però lavorare sul problema attraverso l’alimentazione.Reintegrare liquidi e vitaminePer quanto possa sembrare scontato, bere è il primo consiglio da tenere sempre a mente poiché, come suddetto, spesso disidratazione e pressione bassa vanno di pari passo. È bene quindi assumere molta acqua, ricca di elettroliti, ma anche centrifugati di verdura e frutta e succhi possibilmente fatti in casa, soprattutto a base di barbabietola, arancia, fragole, mandarini e kiwi, in modo da garantirsi una buona scorta di vitamina C.Una delle bevande più conosciute ed impiegate per “tirare su” la pressione è il caffè. È capace di dare un’immediata sferzata di energia, tuttavia, secondo alcuni studi, sul lungo periodo la sua assunzione tende ad aggravare l’ipotensione per via della sua azione natriuretica, ossia l’eliminazione del sodio attraverso le urine, fattore che causa il calo dei valori pressori. Meglio dunque optare per il tè verde, caratterizzato da un minore contenuto di teina ed un rilascio lento nell’organismo. Ottimi per l’ipotensione anche l’infuso di rosmarino, il karkadé ed il tamarindo.Combattere l’ipotensione con l’alimentazionePassando ai cibi, uno dei rimedi più noti e più deliziosi contro l’ipotensione è la liquerizia pura. Grazie al suo principio attivo, la glicirrizina, agisce sui reni aumentando l’effetto del cortisolo, il famoso “ormone dello stress”, innalzando di conseguenza la pressione sanguigna. Naturalmente è meglio non abusarne poiché dosaggi elevati di glicirrizina causano ritenzione idrica e complicazioni cardiache. Quando si ha la pressione bassa è di fondamentale importanza anche l’integrazione salina, soprattutto di potassio e magnesio. Via libera quindi a tutti quegli alimenti che ne sono ricchi come riso integrale, mandorle, patate, fagioli, zucchine, banane, cacao amaro, albicocche secche, uva passa e verdure a foglia verde. Anche le alghe costituiscono una ricca fonte di minerali, fra cui iodio e sodio. Degli eccellenti integratori sono infine i prodotti delle api: pappa reale, polline e miele, prodighi di enzimi, vitamine e minerali.Il Team di RunningManiahttps://www.runningmania.net/wellness/running-e-ipotensione/

sport, corsa, benessere

IMPARIAMO DAGLI ATLETI

28 maggio 2018


Mi piace molto utilizzare lo sport, in particolare la maratona, come metafora della vita. In effetti, le difficoltà non hanno paternità: siano esse propriamente di tipo sportivo o di qualsiasi altro genere, sono pur sempre delle difficoltà. Ciò che conta, e che fa la differenza, è il modo in cui vengono percepite dalla nostra mente e di conseguenza affrontate. Sicuramente, avere un approccio positivo ai problemi può aiutarci meglio a ragionare per trovare una possibile soluzione.Nella quotidianità, spesso questo approccio manca, siamo portati probabilmente per natura, ad avere una visione sconfortante dell’esistenza, a lamentarci, a vedere il bicchiere sempre mezzo vuoto. L’uomo per sua natura tende a concentrarsi su ciò che non va, spesso in preda allo sconforto, perdendo di vista il traguardo e spesso, abbandonando un obiettivo un’ora prima del miracolo del suo conseguimento. Convinzioni limitanti, il pensare di non potercela mai fare, dell’essere fatto così e di non poter cambiare, la mancanza di autostima, il condizionamento sociale, sono tutti fattori che spengono l’entusiasmo, la gioia di vivere, la curiosità che è il motore di ogni esperienza, della crescita. Ed ecco che la motivazione spesso viene meno, soffocata da una mediocrità sociale e negativista che porta al buio, alla morte. In realtà, siamo fatti per splendere. Avete sicuramente notato che quando ridiamo, il mondo si fa più bello, più luminoso, tutto sembra diverso e noi ci sentiamo invincibili. Creiamo le condizioni favorevoli per realizzare i nostri sogni. In questo senso, lo sport insegna molto: partire dal presupposto che nella vita le difficoltà sono una cosa assolutamente normale. È il modo in cui accogliamo le difficoltà a fare la differenza: i campioni dello sport hanno una marcia in più perché capaci di accogliere le difficolta quasi come una benedizione, ringraziandola e chiedendo cosa possono imparare da questa difficoltà per divenire degli atleti e delle persone migliori. In tutto questo, avere la consapevolezza di aver dato il massimo che potevamo, di aver messo tutto il nostro impegno, di aver utilizzato ogni fibra muscolare ed ogni neurone ci aiuterà a vivere in modo soddisfacente e senza alcun rammarico. E' un dato di fatto: una maggiore auto consapevolezza, che ci permetta di valutare in concreto il nostro impatto sugli altri, è un enorme vantaggio per ottenere equilibrio in tutti gli aspetti della nostra vita. Essere innanzitutto " onesti" fino in fondo con noi stessi ci consentirà di stabilire quali sono realmente le nostre possibilità, comprendendo maggiormente quello che stiamo facendo, le possibili opzioni a nostra disposizione ed i risultati che vorremmo raggiungere. Sostanzialmente, se noi pensiamo di non poter fare qualcosa, questo è proprio ciò che normalmente accade. Tanto nello sport quanto nella vita di tutti i giorni. E' provato che a causa della connessione corpo-mente, il corpo faccia ciò che la mente ha determinato, o comunque ne sia fortemente condizionato.  Pertanto, acquisire maggiore auto consapevolezza significa avere ben chiaro in mente ciò che può essere conseguito e successivamente, concentrarsi sul COME conseguirlo. Nel caso specifico dello sportivo qual è l'obiettivo che vuoi conseguire? Un personal best in una gara? concludere la tua prima 10 km? tagliare il traguardo di una maratona? Sai cosa bisogna fare?  " SOGNARE AD OCCHI APERTI"! Detta così, potrebbe lasciarti perplesso, ma considera una cosa: proprio il sognare ad occhi aperti ci permette in qualche modo di avere un'idea del modo vogliamo realizzare il nostro obiettivo.Naturalmente, questa prima immagine di te che vinci la maratona dovrà un attimo essere ridimensionata e calibrata in relazione alle tue reali capacità e possibilità. Per farti un esempio: potrei sognare di vincere la maratona, ma praticamente mi rendo conto che attualmente con i mezzi che ho non mi è possibile realizzarlo. Posso tuttavia mirare a concluderla sotto le 4 ore. Maggiore autoconsapevolezza per migliori risultati concretamente conseguibili. E' fondamentale il ruolo giocato dall'immagine che ognuno ha di se: dal sognare ad occhi aperti, all'individuazione delle nostre abilità e dei talenti, all'immagine positiva che trasmettiamo agli altri e che deve essere congruente con la nostra immagine interiore, alle credenze limitanti che possiamo superare. Esiste una tecnica che permette, giorno dopo giorno, di migliorare la tua autoconsapevolezza, concentrandoti su due aspetti specifici: l'aspettativa di se e l'immagine di se. Bastano dieci minuti al giorno.Trova un posto tranquillo e mettiti in disparte. Appena raggiungi uno stato di calma, prova a visualizzarti mentre raggiungi un successo in ambito sportivo ( immagina di tagliare il traguardo, ad esempio). Immagina questo risultato con tutti i sensi, e pian piano, focalizza la tua attenzione sulle emozioni, sensazioni positive che provi. dovresti avvertire anche una forza immensa attraversarti il corpo e una sensazione di leggerezza e di benessere. Tieni questo stato mentale, percepiscilo bene, fallo tuo. Esci dallo stato mentale e torna nella realtà.  Chiudi gli occhi e recupera lo stato mentale di prima. Esci dallo stato mentale di benessere e torna nella realtà. Come ti senti? Prima del gran giorno della tua gara, fai questo lavoro. Entra nello stato mentale del vincitore e vai!! Vedrai la differenza. Naturalmente, è una tecnica che possiamo applicare nella vita di tutti i giorni, prima di un evento importante, un colloquio di lavoro, un esame. Dobbiamo convincerci con ogni fibra del nostro corpo che siamo degli esseri straordinari capaci di realizzare qualsiasi cosa. Impariamo ad essere curiosi, a gioire fin dalle piccole cose ringraziando quotidianamente di avere tante possibilità, di essere fortunati, di vivere. La vita è una, non abbiamo una seconda possibilità. E dobbiamo viverla al massimo. Ciò non significa che la vita sia tutta rose e fiori. Le difficoltà, come ho già detto, sono assolutamente la normalità. Grandi o piccole che siano. Dobbiamo accettarle ed imparare da loro: come disse Albert Einstein “ Sono grato a tutte quelle persone che mi hanno detto no. E’ grazie a loro se sono quello che sono”. Non bisogna mollare, bisogna avere consapevolezza delle difficoltà ma che dei propri sogni, dei propri valori e fissare degli obiettivi. Come un maratoneta, che malgrado la fatica ed i dolori, malgrado la mente a volte dica alle gambe di fermarsi, prosegue nel suo percorso e non si ferma finchè non raggiunge il traguardo, godendosi il viaggio e non perdendo di vista la meta. Nulla è impossibile, davvero. “ Nessuno può colpire duro quanto può colpire la vita, l’importante è come sai resistere ai colpi e se finisci al tappeto hai la forza di rialzarti. Un uomo vince solo se sa resistere…. Non se ne va in giro a puntare il dito contro chi non c’entra, accusando prima questo e poi quell’altro di quanto sbaglia…. I vigliacchi fanno così” Rocky BalboaIrongabry

sport, alimentazione, benessere

consigli utili per mangiare bene e vivere meglio

24 maggio 2018


Quando si parla di alimentazione, ed in particolare del binomio alimentazione e sport, spesso vengono proposti dei suggerimenti se non dei veri e propri consigli miracolosi e speciali ricette che sarebbero in grado di migliorare la performance sportiva. Si tratta spesso e volentieri di scorciatoie che in realtà non hanno nulla di miracoloso ma che, al contrario, potrebbero risultare essere dannose. Chi pratica attività sportiva ha bisogno di assimilare tutti i nutrienti in grado di sostenerlo durante il gesto atletico. Per questo è necessario impostare una corretta alimentazione, attraverso pochi semplici regole che garantiscano una crescita muscolare in salute garantendo l'efficienza del nostro corpo, nello sport come nella quotidianità. Volendo dare dei consigli pratici:  1.   Fare pasti sempliciIl primo consiglio è quello di fare pasti semplici, evitando le abbuffate (le eccezioni ci sono, ma non devono essere la regola). Vanno inoltre rispettate le solite combinazioni alimentare. Se frazionate bene i pasti anche la digestione ne beneficia e inoltre vengono velocizzati anche i tempi di assimilazione, rendendo l’energia molto più disponibile per l’attività fisica. 2.   Non saltare i pastiSaltare i pasti, in particolare la prima colazione, porta a squilibri nutrizionali e metabolici. Al mattino, il solo caffè non è sufficiente: meglio una bella spremuta di arancia con biscotti secchi o fette biscottate integrali con un velo di marmellata, oppure una tazza di latte con cereali integrali. 3.   Consumare tanta frutta e verdura La frutta e la verdura anche se non nominate prima, sono da includere nella dieta dello sportivo. Non dovete consumare solo carboidrati e proteine. Anzi, avete bisogno di tante vitamine, oligoelementi e sali minerali. Tutte sostanze che prendete da frutta e verdura. Preferite quando potete questi alimenti crudi. La cottura infatti va a ridurre in modo significativo le sostanze presenti all’interno. Non solo, i vegetali crudi aiutano a digerire. 4.   Carne, ma con moderazione La carne è un alimento molto importante. Il problema però è che si tende ad abusarne. Tutti, sportivi e non, dovrebbero ridurre sensibilmente il consumo. Purtroppo al giorno d’oggi siamo arrivati a consumarla anche ogni giorno. Cosa che non è affatto un bene. In particolare va moderata l’assunzione della carne rossa. Se da una parte contiene le proteine, dall’altra apporta anche una quantità eccessiva di grassi saturi e di colesterolo. 5.   Mastichiamo lentamenteOrmai lo sappiamo, la digestione inizia in bocca. Eppure chissà perché mastichiamo male e velocemente, impedendo al corpo di assimilare bene il cibo, soprattutto gli importantissimi carboidrati. Masticando lentamente, inoltre,  il cervello ricorda il pasto più a lungo, lo incamera, non se ne dimentica. Di conseguenza, non si ha fame subito dopo e si evita l'errore di stimolarlo continuamente ingerendo snacks e cibo spazzatura. 6.   Bere le giuste quantità di acquaL’acqua è un bene importantissimo. Rappresenta uno dei fondamenti della nostra alimentazione ed il nostro corpo ne è composto per almeno il 70%. Se possiamo far a meno di quasi ogni alimento (nel senso che può essere facilmente sostituito con altri simili dal punto di vista nutrizionale), dell’acqua proprio no. Tuttavia ecco che ci dimentichiamo di bere e non assecondiamo lo stimolo della sete. A tal punto da inibirlo e bere solo poche volte nell’arco di una giornata. Alcune volte poi, si tende a confondere lo stimolo della sete con quello della fame, così invece di bere, mangiamo. L’attività sportiva, in particolare, comporta la perdita di molti liquidi: più l’impegno è prolungato, maggiore sarà l’impoverimento, con la conseguenza che l’efficienza dei nostri muscoli sarà fortemente compromessa. Per altro, il nostro corpo ha essenzialmente bisogno di acqua, solo in caso di attività fisica prolungata potrebbe essere necessario assumere degli appositi integratori salini. In ogni caso, meglio evitare alcool e bibite gassate, che presentano un elevato apporto calorico e sono nemici della reidratazione, rallentando il recupero muscolare, portando senso di pesantezza allo stomaco e ostacolando la prestazione.  L’acqua è importantissima ed è fondamentale riabituarci a bere nella giuste quantità. Ricordiamoci di bere in qualsiasi condizione ambientale, quindi non solo quando fa caldo e si suda ma anche quando ci si allena in un luogo freddo, non si suda e l’impressione è quella di non avere sete. Ad esempio, nel caso del nuoto: i liquidi si perdono, eccome! Meglio bere acqua a temperatura ambiente che consentirà al nostro organismo di avere subito a disposizione uno dei suoi più importanti alimenti.  Ricordiamo inoltre che la sensazione di sete è una spia della carenza di acqua. Si tratta di una manifestazione tardiva che purtroppo compare quando il processo di disidratazione è ormai già in atto. Bisogna quindi prevenirne l’insorgenza attraverso la regolare assunzione di liquidi prima, durante e dopo la prestazione sportiva. Irongabry 

sport, alimentazione, corsa, benessere, nuoto

CURIAMO L'ALIMENTAZIONE

24 maggio 2018


È nota a tutti l’importanza di una buona alimentazione per mantenere sano il nostro organismo e farlo funzionare al meglio. Un’alimentazione sana e bilanciata è la prima “medicina” a cui tutti dovrebbero ricorrere. Diversamente da quanto si pensa, infatti, il termine “dieta” ( che deriva dal greco e significa “ stile di vita”) non si riferisce ad un regime alimentare volto esclusivamente alla riduzione del peso, ma al contrario riguarda le modalità più efficaci che dobbiamo adottare per apportare tutti i nutrienti necessari a mantenere l’organismo in salute, giorno dopo giorno. Se questo è valido per qualsiasi persona “normale”, con una vita più o meno sedentaria, ancor di più lo è per coloro che praticano uno sport. La dieta per lo sportivo, infatti, riveste un ruolo determinante ed è utile conoscere quali sono gli alimenti funzionali alla sua attività e in quali quantità e modalità deve assumerli per poterne trarre tutti i benefici possibili. Conoscere e capire le regole di una corretta alimentazione è il primo e fondamentale passo per contrastare la fatica, migliorare l’efficacia dell’allenamento, favorire il recupero e, quindi, innalzare la capacità di performance atletica. In base all’attività fisica praticata potrà essere utile un fabbisogno energetico aggiuntivo o qualche aggiustamento alla razione alimentare. Tuttavia, attenzione al consumo calorico: nel caso in cui le entrate siano sistematicamente superiori alle uscite si può ingrassare anche in periodo di pieno allenamento. Se nel dopo‑sport vengono commessi errori alimentari, infatti, praticare un’attività sportiva non mette al riparo da un possibile incremento del peso.Lo sportivo può e deve mangiare abitualmente di tutto. Carboidrati, proteine e lipidi, ovvero i cosiddetti macronutrienti, devono essere introdotti adeguatamente rappresentando la più importante fonte energetica per l’organismo. In particolare:- I carboidrati forniscono energia sia ai muscoli che al cervello. Dovrebbero rappresentare il 50%-60% del fabbisogno energetico totale. Occhio agli zuccheri semplici che si trovano nei dolci la cui assunzione è dannosa per l’organismo: dovrebbero rappresentare non più del 10% del fabbisogno energetico. Via libera a pasta, riso, patate, pane, meglio se integrali;- Le proteine: sono i “mattoni” che fanno crescere organi e muscoli, in quanto utilizzate per la costituzione delle cellule e dei muscoli. Li troviamo nel pesce, nella carne rossa e bianca, nel latte ed i suoi derivati, nelle uova, nei legumi e nei cereali;- I lipidi: forniscono al corpo energia che se non utilizzata, si accumula contribuendo all’aumento di peso corporeo. Li troviamo nei condimenti come olio, burro nonché in alimenti come insaccati, dolci, formaggi ecc. - Le fibre: fondamentali per mantenere in efficienza il transito intestinale, sono presenti in proporzione variabile, in tutti gli alimenti di origine vegetale.Accanto ai macronutrienti, vi sono poi degli elementi che devono essere introdotti regolarmente poiché indispensabili per il nostro organismo: i micronutrienti, ovvero minerali e vitamine che non apportano calorie, ma svolgono molte importanti funzioni, assicurando la corretta assimilazione dei macronutrienti ed il giusto funzionamento del nostro corpo. In particolare:- Vitamina A: regola la funzione visiva e lo sviluppo osseo, combatte le infezioni. La troviamo nella frutta, nel burro, latte, uova e fegato;- Vitamine del gruppo B: favoriscono il metabolismo dei macronutrienti, il funzionamento del sistema nervoso e la formazione dei globuli rossi. La troviamo in alimenti come carne, pesce, molluschi, uova, latte, cereali integrali, vegetali a foglia verde, banane. In particolare, la vitamina B12 la troviamo solo in alimenti di origine animale;- Vitamina C: protegge dalle infezioni e rafforza il sistema immunitario. La troviamo negli ortaggi e nella frutta fresca come arance, kiwi;- Vitamina E: protegge i tessuti dai processi di ossidazione. La troviamo nell’olio di semi, di oliva, olio di mandorle ed ortaggi vari;- Vitamina K: consente la coagulazione del sangue e l’assorbimento del calcio. Si trova nei vegetali a foglia verde;- Calcio: è uno dei minerali essenziali che deve essere introdotto per il corretto sviluppo dei denti e delle ossa. Lo troviamo nel latte e nei suoi derivati, nei legumi, negli ortaggi verdi e nei cereali integrali;- Ferro: trasporta l’ossigeno nel sangue. Fondamentale per lo sportivo, si trova nella carne, nel pesce, nel fegato, nelle uova, nel latte ed in alcune verdure. Le quantità di nutrienti da assumere saranno proporzionali al tipo di attività fisica che svolge. La varietà dei cibi da assumere quotidianamente è fondamentale per un corretto regime alimentare che mette al riparo dal rischio di squilibri alimentari e dalla monotonia dei sapori. Inutile dire che quando l’attività fisica rallenta o cessa del tutto, è bene che l’ex‑atleta riduca proporzionalmente i suoi consumi alimentari, adeguandoli alle nuove abitudini. Non bisogna eccedere nel consumo di carboidrati, poiché superare la percentuale del 55 -­ 60% di zuccheri con l’apporto calorico complessivo comporta disturbi digestivi (meteorismo, costipazione o diarrea, dolori addominali), riduzione dell’appetito e possibile carenza dell’apporto di calcio.Bisogna inoltre prestare attenzione al tempo di digestione dei vari alimenti. Ciò è fondamentale per non appesantire lo stomaco che, altrimenti, sottrarrebbe preziose energie all’organismo per digerire gli alimenti “pesanti”.Un pasto leggero (riso con verdure, pesce, minestra con pasta in brodo, pasta con sugo di pomodoro leggero) viene digerito in 2‑3 ore; pasti normali variati (carne, patate, verdura, pasta al ragù) necessitano di 3‑4 ore; alimenti ricchi di grassi e i piatti ricchi di fibre (legumi, carni grasse) vengono digeriti in più di 4 ore.Durante la digestione è necessario che un notevole quantitativo di sangue affluisca all’intestino per assorbire ciò che abbiamo mangiato. Bisogna quindi evitare di andare in palestra o di fare qualsiasi sport nelle due o tre ore successive a un pasto completo.Dopo un semplice spuntino, povero di grassi e facilmente digeribile, si potrà dimezzare l’intervallo. Ma è bene ricordare che gli spuntini non sono tutti uguali. Per esempio, la pizza è molto più di uno spuntino e ha un quantitativo di grasso che ne ritarderà la digestione rispetto a un’analoga quantità di carboidrati ingeriti sotto forma di cracker o biscotti e perfino di una merendina non farcita. Il tempo necessario per la digestione è più lungo se si assumono patatine fritte. Meglio mangiare un frutto e uno yogurt, oppure due fettine di pane con del prosciutto magro seguite da un gelato di frutta o una spremuta. Se nel primo pomeriggio è previsto un allenamento impegnativo bisogna rinforzare lo spuntino di metà mattina. È consigliabile fare un mini‑pasto ricco di carboidrati almeno un’ora prima di cominciare l’attività fisica e recuperare dopo l’allenamento o la gara, e poi a cena, con un secondo piatto di porzioni più abbondanti del solito. La precedenza, nel recupero, spetta sempre all’acqua e ai carboidrati. Irongabry    

sport, benessere

HAI VOLUTO LA BICICLETTA????PEDALA ( che fa bene!)

17 maggio 2018


Ogni sport ha i propri benefici specifici e il ciclismo non fa differenza. Le uscite in bicicletta mi rilassano molto, mi permettono di scoprire luoghi e particolari di luoghi ai quali in altri frangenti non presterei mai attenzione.Il fitness che ci fa vedere il mondo, che ci porta gradevolmente in giro. Piacere per il corpo e per gli occhi.Un’attività dai i riflessi positivi sul nostro corpo, da convincerci a rispolverare la vecchia bicicletta e trovare il tempo per riprendere uno po’ di esercizio sul pedale. Dopo qualche pedalata non ci saranno più dubbi sui benefici del ciclismo sul nostro fisico: sentiamo già quella godibile stanchezza e quel soddisfacente indolenzimento dei muscoli che seguono un’attività sportiva di qualità. La pedalata del ciclismo permette di sviluppare armonicamente tutti i gruppi muscolari inferiori (gambe, glutei), della zona addominale e lombare.Praticato regolarmente, il ciclismo fa bene allo sviluppo del cuore, alla diminuzione della pressione arteriosa diastolica e all’abbattimento dei livelli di colesterolo e dei trigliceridi nel sangue. In poche parole: un toccasana per l’apparato cardiocircolatorio. Diversi studi provano che la bicicletta è utile per la prevenzione delle malattie cardiovascolari e ne evita il peggioramento negli anziani. Il ciclismo, infatti, è uno sport di resistenza e pedalare rafforza gradualmente non solo il cuore ma anche la ventilazione polmonare.Il ciclismo, come il nuoto, è un sport a basso impatto: pedalando, non esercitiamo pressioni sulle articolazioni degli arti inferiori. Inoltre, rafforza i muscoli delle gambe.  Pertanto, chi va in bici migliora il metabolismo muscolare a vantaggio soprattutto di glutei, cosce e polpacci. Rafforza anche i muscoli e le ossa della zona dorsale, quindi anche la schiena ne riceve benefici. L’attività ciclistica regolare aumenta l’efficienza degli alveoli polmonari.Inoltre, come ogni attività fisica sportiva, l’andare in bicicletta regolarmente contribuisce a far lavorare bene il metabolismo.Andare in bicicletta per più di mezz’ora, come ogni altra attività sportiva, rilascia nel flusso sanguigno le endorfine, dette anche “ormoni della felicità”. Per un italiano su tre la bicicletta è, almeno nelle intenzioni, il mezzo preferito per spostarsi durante i viaggi vacanzieri di quest'estate 2014. È quanto risulta dal sondaggio condotto dall'Osservatorio Linear dei Servizi: precisamente il 32% degli intervistati sceglie la bici (anche se l'auto resta la più usata dalle famiglie). Seguono: il treno (30%), le auto (26%), e le moto (12% le moto).Il motivo per cui gli italiani preferiscono la bici? Non inquina e fa bene alla salute, non costa nulla, è divertente, libera la città e le campagne da auto e inquinamento. Irongabry

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LA MARATONA COME METAFORA DELLA VITA

16 maggio 2018


“La maratona è una sorta di credo permanente: basta aver corso volta soltanto per sentirsi maratoneti a vita. Un po’ come per la psicanalisi. Sì, la considero una forma di arte marziale, una disciplina interiore. Lo è intrinsecamente. Per gli allenamenti che richiede, per il modo in cui ti porta a percepire l’ambiente, per lo sforzo che esige dal tuo corpo. Il maratoneta è un samurai con le scarpette al posto della spada: è estremamente severo verso se stesso, non si perdona mai, è costantemente in lotta contro i propri limiti… Sbaglia chi pensa alla maratona come a una scelta sportiva, è una disciplina massimamente estetica. È proprio una visione del mondo: non sono solo quei quarantadue chilometri da correre nel minor tempo possibile, è l’idea di resistere, di andare oltre…”(Mauro Covacich)  Lo sport, un mondo meraviglioso che tutti dovrebbero provare almeno una volta nella vita poiché allena fisico, cuore e mente. Fortifica il carattere, insegna ad affrontare al meglio i momenti di difficoltà e di crisi. Ti fa star bene, sviluppa autoconsapevolezza, autoefficacia e resilienza. Crea rete tra persone anche di culture diverse, aumenta il senso di rispetto e di umiltà, nella sofferenza ci si avvicina.Lo sport ti insegna a conoscere i tuoi limiti ed a superarli, a perseguire i tuoi obiettivi, a lottare per essi, ti rende felice quando al termine di una lunga preparazione fatta di alti e bassi, riesci a conseguire l’obiettivo prefissato.  Ti plasma, quando l’obiettivo non viene raggiunto e con la massima umiltà tu chiudi un capitolo per aprirne immediatamente un altro, con una nuova consapevolezza ed una nuova forza. “Se vuoi correre un miglio, corri un miglio. Se vuoi vivere un’altra vita, corri una maratona” (Emil Zatopek). Di maratone fin ora ne ho corse due, New York e Berlino.Due esperienze con emozioni completamente differenti sulla medesima distanza di 42195m. New York entusiasmante, nel pieno delle forze e dell’entusiasmo, sorretta da una motivazione mentale e da un benessere fisico ai massimi livelli. Berlino, 10 mesi più tardi, in totale sofferenza fisica e mentale, con dolori indicibili ai muscoli che comparsi al 38 km mi hanno procurato uno stop per infortunio di quattro mesi. Preparare una maratona non è un gioco da ragazzi. La maratona richiede un impegno costante ed intenso, sia mentale che fisico. Durante la preparazione per la maratona di Berlino, preparata in piena estate, mi alzavo alle 4 del mattino della domenica per allenarmi sul lunghissimo di 30-35 km. Capitava spesso di veder rientrare i ragazzi dalle serate in discoteca. Io invece, correvo. Uscire con il buio, quando il mondo dorme e si riposa. E tu sei li, con il tuo credo permanente, con il tuo obiettivo, a sudare per conseguirlo. E non ti importa dei dolori, della sofferenza, della stanchezza. Sei tu e il tuo obiettivo.All’inizio della preparazione, venendo comunque dal mondo della mezza maratona, la domanda che spesso mi ponevo era:  “Ma se riesco a fatica a fare una mezza maratona, come farò a fare gli altri 21 Km?”. Questa domanda, del senno di poi, mi ha fatto riflettere: in effetti, chi approccia la maratona per la prima volta inizia ad avere dubbi e perplessità sulla resistenza del proprio fisico. Un buon maratoneta deve maturare sotto due aspetti, quello fisico e quello mentale gestionale. Gestire il ritmo, dosare le energie fisiche e mentali, rimanere rilassati e non farsi prendere dalla tensione nervosa e dalla paura sono tutte doti di un podista maturo che ha imparato a correre non solo con le gambe ma anche con la testa e con il cuore. La corsa quindi come metafora individuale o di squadra? Entrambi. Si corre da soli, con se stessi con le proprie forze e i propri limiti, ma si corre anche insieme ad altri.Come quando si lavora: ci sono momenti in cui è importante essere da soli, raccogliere le forze per andare avanti e stringere i denti, come ci sono momenti in cui la condivisione dell’entusiasmo o delle preoccupazioni facilitano il fare squadra, e stimolano l’auto aiuto.Il correre, con le sue fatiche e le sue incertezze si può applicare a tutte le situazioni particolari della vita quindi, ma anche  ai nostri progetti.Quando partiamo per una nuova iniziativa siamo pieni di idee, entusiasmo ed energia, ma ci manca la capacità decisionale; poi alla lunga sicuramente accumuliamo esperienza, impariamo come si fa, che si traduce sicuramente in capacità decisionale. Durante il percorso dobbiamo anche far fronte a momenti di stanchezza quando le risorse vengono meno: chi non si è mai trovato in situazioni in cui si fatica a trovare forze, soprattutto mentali, per chiudere i progetti?Anche in azienda spesso ci sono difficoltà a chiudere i progetti e le difficoltà non sono solo di budget. Certamente se facciamo errori decisionali nelle fasi iniziali (stime errate, sottovalutazione dei rischi, scarso controllo sull’efficienza) potremmo trovarci con un budget troppo scarso verso le fasi finali. Ma queste situazioni si possono risolvere. La vera criticità è quando vengono a mancare le risorse mentali, perché a quel punto cala l’intensità di azione e la capacità decisionale. In chiusura di progetto le risorse mentali sono fondamentali.Riuscire a correre una maratona, a raggiungere il traguardo, a conquistare la medaglia tanto desiderata, rende l’idea meglio di qualsiasi altra cosa, di come vada affrontata la vita. Irongabry

sport, alimentazione, corsa, benessere

L'importanza del sonno per uno sportivo

15 maggio 2018


Il sonno è un momento di grande importanza che permette all’organismo di recuperare le forze. Diversi studi, effettuati anche all’estero, hanno dimostrato come sia importantissimo dormire almeno 7 ore a notte. Questo numero si “alza” a 10 ore nel caso di un maratoneta. Per chi esercita attività fisica si consiglia persino di diventare “un’orologio”, andando a dormire sempre alla stessa ora, ed alzandosi con regolarità al solito orario che ci siamo imposti. Per lo sportivo il sonno è fondamentale poiché i muscoli e le articolazioni, affaticati durante l’allenamento, vengono riparati dall’organismo proprio mentre dormiamo. Il riposo, in particolare il sonno, per uno sportivo è importante tanto quanto l'allenamento e l'alimentazione. Dormire bene, infatti, ha un impatto positivo sul nostro corpo e sulla nostra mente. Dormire male, al contrario, a causa di continui risvegli provoca alterazioni ormonali con conseguenze negative sul metabolismo. Tutto questo determina stress che fa aumentare la produzione di cortisone e provoca nel tempo disturbi come la ritenzione idrica, riduzione della crescita muscolare e aumento della massa grassa, indebolimento del sistema immunitario. Ma come riposare bene?Innanzitutto, è consigliato avere dei ritmi regolari di sonno- veglia, cercare di alzarsi al mattino sempre alla stessa ora ed andare a dormire anche ad orari regolari. Un riposino pomeridiano è concesso. Nei periodi di particolare stanchezza poi, ci si può affidare anche a dei micro-sonni, anche di una decina di minuti soltanto, perché è scientificamente provato che aiutano a sentirsi più riposati. Ovviamente uno dei problemi principali di chi non riesce a riposare bene è la difficoltà a prendere sonno, che poi porta all’insonnia. Occorre dunque essere capaci di evitare comportamenti che incidono negativamente sulla possibilità di addormentarsi subito. Una delle principali causa dell’insonnia è spesso la cattiva alimentazione. Ci sono degli alimenti nemici del sonno, in particolare quelli salati e anche l’alcol. Quest’ultimo, è vero, può dare sonno, ma in realtà disidrata il corpo e di conseguenza fa venire sete durante la notte, disturbando il sonno. Infatti non conta solo quanto dormiamo, ma come dormiamo e se il sonno è spesso interrotto possiamo stare nel letto anche 10 ore, ma non ci sentiremo mai sufficientemente riposati. Cosa mangiare allora?Cibi che contengono vitamine del gruppo B, calcio, magnesio, amidi, quindi pasta, pane, patate. E vanno bene anche cibi che aiutano il nostro corpo a produrre melatonina e serotonina, gli ormoni che ci aiutano a dormire bene e tra questi ci sono i latticini, i legumi, il frumento integrale, verdure come spinaci e lattuga, frutta secca, frutta fresca come banane e mandarini. Un altro piacevole aiuto a conciliare il sonno può venire dall’aromaterapia, nella forma di oli essenziali diffusi nell’ambiente in cui si dorme oppure messi in gocce sul cuscino o su un fazzoletto da tenere a portata di mano. Aloe vera e lavanda i più gettonati. Altri aromi indicati sono maggiorana, sandalo, melissa, valeriana, passiflora, biancospino, tiglio e poi, ovviamente, l’immancabile camomilla, che quando si tratta di favorire il relax è sempre utilissima.E’ fondamentale cercare di far passare qualche ora tra l’ultimo allenamento e il riposo, perché l’attività fisica mette in circolo adrenalina e noradrenalina che non favoriscono il sonno. Anche guardare troppo schermi di pc, tablet e telefonini potrebbe disturbare il riposo nei soggetti più sensibili, ma ci sono sempre più casi di gente che è talmente abituata agli schermi che li considera un aiuto ad addormentarsi. Sempre consigliata, poi, la lettura di un libro non troppo impegnativo poco prima di prendere sonno.Nello specifico, ecco 5 dritte per lo sportivo che finisce tardi un allenamento:non fate una doccia veloce, ma prendetevi il giusto tempo: una doccia veloce non fa altro che mantenere lo stato di allerta nell’organismo;non abbuffatevi per recuperare le calorie spese: meglio fare una colazione più abbondante e avere una digestione notturna meno problematica;non andate a dormire a stomaco vuoto o mangiando troppo poco, pena l’organismo che tiene svegli perché ha bisogno di sfamarsi: saziatevi correttamente senza eccedere;non bevete troppa acqua poco prima di coricarvi: meglio forzarsi a bere di più subito dopo l’allenamento anche se non si ha sete;dalla fine dell’allenamento, considerate almeno 3 ore prima di coricarvi e al massimo 5 ore.Queste direttive derivano dal fatto che è vero che lo sport fa dormire meglio generalmente, ma se lo sforzo è prolungato (oltre l’ora, vale anche per i lenti) e/o molto intenso, il corpo ha bisogno di “disattivarsi” e per fare questo ci vuole tempo. La doccia fatta con calma, anche con acqua calda e sali, non ha alcun effetto reale sul recupero muscolare. L’azione che si ottiene è puramente rilassante, per evitare che sia proprio il cervello a rimanere ancora in allerta. Il concetto di “disattivazione” è perfettamente normale e non c’è da preoccuparsi, non succede nulla e non fa male. Ma ci vuole tempo, appunto! O almeno un minimo per chi si allena per la salute. Il tempo minimo di “disattivazione” è di 3 ore, tempo in cui la frequenza cardiaca torna in condizioni di riposo. Al massimo sono 5 ore, ma ovviamente ci sono fattori, anche spesso psicologici, che ritardano il processo. Quindi, dopo l’allenamento provate a fare tutto tranquilli e rilassati. So che per molti è difficile “staccare la mente” dopo l’allenamento, magari se è andato bene. Ma si può fare! Ad esempio, un altro errore consiste nel terminare di allenarsi davanti al cancello di casa. Fermatevi prima e rientrate a casa con 5-10′ di cammino o defaticamento serio. Fidatevi, sembra una sciocchezza ma non solo scongiura problemi respiratori e muscolari, bensì aiuta moltissimo anche nella fase di “disattivazione” e smaltisce meglio l’acido lattico. Se non lo fate, quei 5-10′ che pensate di aver guadagnato li perdete ampiamente con gli interessi. Si deve in ogni caso, considerare anche il livello di attività giornaliera complessiva e il grado di allenamento, la soggettività e la comodità personali. Taratevi con l’esperienza e la conoscenza di voi stessi. È vero quello che in molti dicono sugli sportivi, cioè che lo sportivo deve imparare a diventare un “orologio umano”

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Oggi corro qui: Buenos Aires

20 aprile 2018


Come ben saprete, viaggiare è una delle mie più grandi passioni. Quando poi al viaggiare si aggiunge anche la possibilità di correre, il binomio è assolutamente perfetto!Questa volta, la mia corsa si è svolta in Argentina a Buenos Aires! Praticamente sono finita dall'altra parte del  mondo, anzi proprio alla fine del mondo!Situata nell'America del Sud, nell'emisfero australe, l'Argentina offre panorami mozzafiato e diversificati, passando dal caldo di Buenos Aires, grande megalopoli con i suoi 3milioni di abitanti, al fascino e al freddo della Patagonia fino ad arrivare ai confini con l'Antartide nella terra del fuoco. Ho avuto possibilità di visitare nel corso di questa vacanza la città di Buenos Aires nei vari quartieri detti Barrios che la compongono. Alcuni di essi molto moderni e popolati da una moltitudine di persone e turisti  nelle strade, altri invece purtroppo pericolosi e da visitare con le dovute cautele al fine di evitare spiacevoli inconvenienti. In ogni caso, con qualche accortezza ed evitando di portare con se oggetti di valore o grosse somme di danaro, Buenos Aires è una città da girare con una buona tranquillità.La zona in cui mi trovavo ad alloggiare era molto centrale sulla Avenida 9 de Julio in prossimità del famoso Obelisco, simbolo della città di Buenos Aires, luogo dove tutti i turisti vanno a fare delle belle foto. L'Avenida 9 de Julio, una delle vie di comunicazione principali di Buenos Aires, è un grandissimo viale alberato con bei marciapiedi, negozi ed un gran via vai di gente ad ogni ora del giorno e della notte. Consideriamo che trattandosi di emisfero australe praticamente mi sono ritrovata in estate con trenta gradi, lasciando in Italia il grigiore dell'inverno. Procedendo lungo la avenida 9 de julio si arriva quindi all'obelisco dove la prima cosa che salta all'occhio è la presenza imponente delle due iniziali della città B e A a caratteri cubitali scritte con delle aiuole. Procedendo oltre, scendendo verso la zona costiera, si incontra la zona centrale tutta isola pedonale con i suoi negozi, i suoi palazzi imponenti in stile liberty, la galleria commerciale El pacifico fino ad arrivare alla zona piu moderna di Buenos Aires denominata Porto Madeiro. La presenza dell'università cattolica di Buenos Aires, di numerosi locali punto di ritrovo dei giovani, di un magnifico lungofiume dove poter passeggiare e degli imponenti grattacieli rende questa parte di Buenos Aires una zona molto moderna e chic, da assaporare soprattutto al tramonto. Procedendo verso nord, si incontra poi il famoso quartiere Palermo, da sempre simbolo della Buenos Aires "bene" con i suoi giardini ben curati, i suoi parchi e monumenti. una zona perfetta per correre: ampi spazi verdi ben curati e tanti runners! Esistono poi delle zone affascinanti e storiche di Buenos Aires ma non adatte alla corsa, soprattutto in solitaria e nelle ore serali. Tipico è il quartiere del La Boca, sede della Bombonera luogo cult del calcio e di Maradona. La zona pur essendo turistica è comunque poco raccomandabile: pertanto, si consiglia di visitare esclusivamente di giorno, rimanendo solo ed esclusivamente lungo il percorso piu turistico evitando di avventurarsi nelle zone meno conosciute ed in ogni caso, evitando di portare con se molto denaro o oggetti di valore visibili.Buenos Aires è una città giovane, vivace multiculturale dai mille colori e mille sfaccettature. ogni Barrio presenta delle caratteristiche proprie che lo rendono unico  e particolare ed è bello conoscerli attraverso la corsa che permette di coglierne ogni aspetto, anche il più piccolo ma significante. sfumature di colori, stili architettonici diversi, perfino caratteristiche differenti della gente che puoi incontrare nelle strade: dalla signora ferma ad aspettare il bus, al lavoratore in bicicletta, alla ragazza intenta a bere il suo mate nella tipica tazza. Il tutto in una perfetta commistione di elementi cosi diversificati da rendere tale città indimenticabile agli occhi del turista. E' proprio così che la ricorderò: Buenos Aires ha conquistato un pezzo del mio cuore.Irongabry

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Stretching e yoga nella pratica sportiva: per migliorare...rilassandoci!

09 aprile 2018


Lo sport, si sa, fa benissimo. Ci aiuta a rimanere giovani, attivi, efficienti. Praticare uno sport ci rende più allegri, resilienti, in grado di interagire con il mondo che ci circonda e di migliorare la nostra autostima. Permette di ritrovare noi stessi, i nostri limiti, definendo le nostre ambizioni e gli obiettivi che vorremmo raggiungere nel tempo che ci prefissiamo. Ma lo sport richiede cura, dedizione, attenzione costante per preservare i nostri muscoli e le nostre articolazioni che soggette al carico dell'allenamento, potrebbero andare incontro ad infiammazioni o peggio a veri e propri infortuni.  Un aiuto è offerto dallo stretching, meglio ancora, dallo yoga. Sul punto, non mancano opinioni contrastanti, ma personalmente, trovo nella pratica dello yoga e dello stretching un valido aiuto per combattere rigidità muscolare mantenendo il corpo elastico e reattivo.  Dedicare del tempo alla pratica dello stretching prima e dopo l'allenamento può contribuire a rendere più efficiente l'attività sportiva riducendo il rischio di infortuni, in quanto i muscoli divengono più flessibili e quindi meno predisposti a traumi. Il consiglio è quello di dedicare a tale pratica almeno 20 minuti ( ma si può tranquillamente aumentare, in base alle capacita di ognuno di noi) magari suddividendoli in dieci minuti prima e dieci minuti dopo l'allenamento. Importante ricordare che non è affatto tempo perso, bensì sono esercizi preziosi ed importanti per rendere il nostro allenamento più efficiente e meno traumatico.  Soprattutto per i non più giovincelli, praticare regolarmente lo stretching o meglio ancora lo yoga garantirà una maggiore elasticità ed allungamento muscolare utile anche per mantenere una postura corretta ed ottenere un gesto atletico più efficiente ed economico in termini di dispendio energetico. Nel caso di patologie come la fascite plantare, o la sindrome della bandeletta ileotibiale la pratica regolare e quotidiana dello stretching o di appositi asana di yoga può essere necessaria per la risoluzione di tale tipologia di infortunio.  Infatti, ciò che può ostacolare l’esecuzione del movimento rendendo rigido il nostro corpo è proprio il muscolo, che se da una parte determina il movimento dei segmenti corporei, dall’altro lo ostacola se non sufficientemente elastico. Questa mancanza di elasticità può verificarsi sia nel caso in cui il muscolo sia robusto, sia nel caso in cui il muscolo è debole: perde la propria cedevolezza e capacità di allungamento se viene troppo potenziato o, al contrario, se non viene usato. Il metodo di allungamento può essere attivo o passivo. Il primo consiste in un movimento attivo eseguito con gesti lenti e progressivi. Con l’allungamento passivo, invece, il muscolo viene allungato grazie all’aiuto di una forza esterna come ad esempio la forza di gravità o altri attrezzi. Una volta raggiunta la posizione di allungamento, la si mantiene dai 15 ai 30 secondi, senza superare la soglia del dolore. In seguito si esegue una pausa di rilassamento di 30 secondi e si ripete. Un vero e proprio toccasana per contrastare mal di schiena e tendiniti è inoltre lo yoga,  importantissimo per rigenerare muscoli e mente: praticare lo yoga dopo aver fatto sport consente di allentare le tensioni muscolari ed articolari ed, al contempo, di rivolgere l'attenzione all'ascolto del corpo e della mente, attraverso anche una corretta respirazione diaframmatica lenta e profonda. Un respiro calibrato e ben coordinato all'attività svolta contribuisce ad un minor dispendio energetico e una maggiore resistenza a lungo termine.  Attraverso la pratica dello yoga, attraverso i vari Asana, il nostro corpo e la nostra mente ritrovano concentrazione ed autocontrollo, rimanendo così concentrati sull'obiettivo che si vuole raggiungere, combattendo ansia e stress.  Cosa sono gli Asana? Sono posizioni del corpo statiche, con una determinata postura, che si mantiene entro un certo tempo di solito all’inizio 30-60 secondi ma anche più man mano che si diventa bravi. Si afferma che gli asana sono moltissime, addirittura migliaia. Infatti, se ci pensi bene, le posizioni che può assumere il corpo umano possono veramente essere infinite. Hanno nomi semplici, spesso di animali o elementi della natura, proprio a voler richiamare l’intima connessione che lega l’uomo all’universo che lo circonda. Gli asana se praticati nel modo corretto agiscono su tre livelli: quello fisico, mentale ed energetico. Sul corpo agiscono direttamente, mentre a livello mentale ed energetico hanno degli effetti indiretti. L’esecuzione dovrebbe essere calma, serena e durevole sia a livello fisico che mentale. Attraverso questo atteggiamento, ed attraverso la pratica costante con una buona dose di pazienza, lo yoga ti consentirà di ritrovare un profondo equilibrio non solo nel corpo, ma anche nello spirito e nella vita in generale con maggiore consapevolezza in te stesso e grande forza di volontà. Differenze fra stretching e yoga? Da un punto di vista muscolare ed articolare sia lo stretching che lo yoga utilizzano degli esercizi in cui prevale una fase statica. Lo Yoga, a differenza dello stretching, si occupa non solo della salute del nostro corpo, ma di tutto l’essere nella sua interezza, al fine di ottenere una mente serena e disponibile ed uno spirito armonioso al quale corrisponde un corpo sciolto e flessibile. Si può affermare che lo yoga sia il precursore dello stretching sebbene riguardi una dimensione piu alta che considera l’uomo come l’insieme di corpo, mente e spirito che si compenetrano ed influenzano reciprocamente. Lo yoga aggiunge un profondo ed intenso lavoro mentale per indurre alla consapevolezza ed agire tramite l’autocontrollo sui sensori tendinei ed articolari, inibendone le reazioni. Yoga e stretching non presentano quindi sostanziali differenze dal punto di vista prettamente muscolare. Le divergenze riguardano, piuttosto, gli obiettivi perseguiti che nello yoga sono fisici, psichici e mistici. Lo yoga mette in risalto la mente e l’importanza della concentrazione, mentre lo stretching si sofferma sullo studio degli esercizi solo da un punto di vista neuromuscolare ed articolare. NAMASTE’  Irongabry

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La respirazione diaframmatica nella vita quotidiana e nello sport

07 marzo 2018


Respirare è naturale, fondamentale. Eppure....siamo certi di respirare correttamente?Questa funzione fisiologica comune a tutti gli esseri viventi è alla base della vita, in quanto rappresenta l'unico mezzo attraverso il quale ottenere l'ossigeno necessario in tutto il corpo a livello cellulare. La respirazione presenta una caratteristica che la rende unica: può infatti essere sia involontaria che volontaria. Per gran parte della giornata noi respiriamo senza rendercene conto, secondo un certo ritmo, introducendo nei nostri polmoni una determinata quantità di aria ed espellendone altrettanta. Tuttavia, volendo, possiamo anche controllare il nostro respiro, ad esempio trattenendo l'aria ovvero controllando il ritmo, l'ampiezza e la durata di ogni singolo respiro. Questo è un punto di fondamentale importanza per il nostro benessere. La respirazione è infatti legata allo stato psicofisico della persona: nella quotidianità tutti abbiamo esperienza di come il nostro modo di respirare possa modificarsi in presenza di una forte emozione, di uno sforzo fisico intenso, oppure di uno stato di profondo relax come quando andiamo a dormire o comunque ci sentiamo in pace con il mondo. Fattori legati allo sforzo fisico ma anche alla sfera psicologica possono quindi influenzare il nostro modo di respirare. Una persona ansiosa tenderà ad avere una respirazione superficiale, poco profonda. al contrario, una persona calma e tranquilla avrà una respirazione piena, profonda e lenta.In tutto questo, un ruolo fondamentale è svolto dal diaframma.Il diaframma é una lamina muscolo-tendinea avente la forma di una cupola la cui convessità è rivolta superiormente verso il torace e la cui concavità è rivolta inferiormente verso l'addome. Esso è formato da un ampio tendine Centrale detto centro frenico dal quale originano oi fasci carnosi del muscolo che si inseriscono sullo sterno, sulle coste e sulle vertebre. Il diaframma presenta inoltre diversi legamenti che lo mettono in connessione anche con il cuore ed il colon; presenta inoltre orifizi attraverso cui passano l'aorta, l'esofago e la vena cava inferiore ( fonte Wikipedia).La respirazione corretta è quella diaframmatica. Tuttavia, poche persone naturalmente, respirano utilizzando il diaframma: spesso il tipo di respirazione è prevalentemente toracica non altrettanto efficace come quella diaframmatica. Sbloccare il diaframma infatti, permette di avere innumerevoli benefici sia a livello fisico che psicologico. L'uso del diaframma durante la respirazione ci permetterà infatti di avere maggiore controllo delle nostre emozioni e dello stress, oltre a permettere la gestione di problemi di natura fonatoria, digestiva, posturali.Pensate all'importanza della respirazione per una donna in travaglio: proprio controllando il respiro è possibile gestire meglio contrazioni e dolore. Per quanto riguarda la corsa, la respirazione diaframmatica svolge un ruolo fondamentale. Consideriamo infatti che la respirazione regolata dal sistema toracico, pur favorendo l'allogamento della gabbia toracica e quindi permettendo un maggiore afflusso di ossigeno, presenta tuttavia lo svantaggio di costringere i muscoli accessori ad un super lavoro, con conseguente indolenzimento e dolori muscolari specie al collo ed alla testa. Il diaframma sarà quindi poco attivo ed il respiro poco efficace.Utilizzando il diaframma ed effettuando la respirazione addominale, l'addome si espande e si ritrae mentre il torace fare dei minimi movimenti in maniera fluida. La respirazione diaframmatica durante l'attività fisica è fondamentale per ottimizzare la resa dello sforzo e ridurre l'accumulo di acido lattico. Le persone che non fanno sport, spesso lamentano il cosiddetto fiatone anche in seguito a movimenti di scarsa intensità. Ciò è dovuto anche ad uno scarso o nullo allenamento dei muscoli respiratori e del diaframma che sarà bloccato. Durante la corsa la respirazione dovrebbe avvenire principalmente con il naso e solo parzialmente con la bocca. attraverso il naso infatti, l'aria respirata viene riscaldata favorendo l'ossigenazione dei tessuti e dei muscoli, fornendo loro energia.L'aria riscaldata evita inoltre raffreddamenti al sistema respiratorio e scongiura il rischio di raffreddori o irritazioni, oltre a filtrare il pulviscolo atmosferico.Prendiamo la buona abitudine di ritagliarci dieci minuti del nostro tempo al giorno per eseguire degli esercizi che sbloccano il diaframma.  Vi suggerisco questo ESERCIZIO:Sdraiatevi supini, rilassatevi e cominciate a respirare.Prendete consapevolezza di voi stessi e del vostro respiro. Mettete una mano sulla pancia ed una sul petto e respirando dal naso, cercate di gonfiare solo la pancia lasciando fermo il torace. poi espirate con la bocca aperta e sgonfiate la pancia. Il torace deve essere il più possibile fermo. Al posto delle mani, potete anche appoggiare un libro sulla pancia e provare a sollevarlo durante la fase di inspirazione ed abbassarlo durante quella di espirazione. l'aria espirata deve essere calda, piena, delicata. Il respiro deve appena sentirsi. State lavorando con il diaframma. Occhio ai giramenti di testa ed all'perventilazione. In caso fermatevi e respirate normalmente. Pian piano che prenderete confidenza con il diaframma, provate ad eseguire lo stesso esercizio da seduti e quindi in posizione eretta.IronGabryTratto da http://www.my-personaltrainer.it/respirazione-diaframmatica.htmlTratto da http://www.my-personaltrainer.it/respirazione-diaframmatica.html

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Affrontiamo le difficoltà con una marcia in più!

16 gennaio 2018


La convinzione è tutto. Essere convinti è un aspetto fondamentale della performance sportiva, ma anche degli impegni di tutti i giorni.Tuttavia, così come esistono le convinzioni potenzianti, cioè quelle che ci aiutano e sorreggono la nostra motivazione, esistono anche le convinzioni disabilitanti che ci spiazzano, ci portano a credere di non essere abbastanza bravi nel fare qualcosa, con la conseguenza che il nostro lavoro, il nostro obiettivo ne risentiranno. Chiunque avrà sicuramente conosciuto qualcuno davvero dotato che, per qualche ragione, non credeva realmente in se stesso. Probabilmente, senza andare troppo lontano, anche tu che leggi avrai provato questa sensazione con riferimento a qualche campo della tua vita. Personalmente, combatto ogni giorno contro le convinzioni disabilitanti ed avendo ormai acquisito una certa conoscenza del mio corpo, riesco al meglio al gestirle ed a far loro chiudere il becco!Avere delle convinzioni disabilitanti, spesso frutto di una scarsa autostima e consapevolezza delle proprie capacità, ha delle conseguenze negative sui nostri obiettivi. I risultati saranno parimenti disastrosi, non lavorando sodo durante gli allenamenti ( tanto non ci riuscirò mai) o addirittura perdendo gare o partite che invece si sarebbero dovute vincere per capacità e qualità. Diverso è il discorso di uno sportivo che affronti una difficoltà. Queste sono indipendenti dalle nostre capacità o convinzioni. Può trattarsi di un problema personale, di un infortunio, di un periodo di scarsa forma fisica, cercando di continuare a competere.Sono fattori in grado di avere un forte impatto sulla performance sportiva. Noi sportivi non abbiamo vita facile!Queste situazioni possono quindi comportare disagi mentali, sfiducia nelle proprie abilità, paura, perdita di sicurezza. Ad esempio: nel caso di un infortunio che non riesce a risolversi come vorremmo, questo potrebbe influenzarci a livello mentale facendoci scivolare nello sconforto. In realtà, di fronte a situazioni del genere, dovremmo sforzarci di accettare la difficoltà del momento, rielaborarla in chiave razionale, e preparare la nostra mente verso la sua risoluzione o quanto meno, provarci. Il periodo di recupero da un infortunio potrebbe essere una buona occasione per organizzare mentalmente nuovi obiettivi di vita, nuovi stimoli, stabilire dei buoni propositi sportivi e non. Magari cimentarsi in uno sport nuovo che il nostro problema ci consenta di svolgere, oppure dedicarsi allo studio di una nuova lingua, di un nuovo strumento musicale. Dedicarsi alla famiglia, ai figli, al proprio benessere psicofisico. Accettare il problema è il primo passo per vivere sereni. Concentriamoci sul presente, sul qui ed ora. E diamoci da fare! Immaginati in forma, guarito. Ripeti questo schema mentale più volte al giorno. Pensa, immagina con ogni fibra del corpo, quello che puoi fare, tralasciando quello che NON puoi fare che genera senso di frustrazione e fallimento. Ogni giorno, valuta i  piccoli progressi e celebrali. D'altro canto, ogni viaggio inizia con un piccolo passo. Passo dopo passo, tenendo sempre fisso davanti a noi l'obiettivo finale: la guarigione. Più forti di prima!!Irongabry

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Hai iniziato a correre? Occhio a questi errori!

15 gennaio 2018


TI sei convinto? Finalmente hai deciso di dare una svolta alla tua vita iniziando a praticare una sana attività sportiva quale la corsa? BENE! Saggia decisione, non te ne pentirai. E adesso? Ti prepari per la tua prima corsa ma concretamente cosa devi fare? Tiri fuori il primo paio di scarpe da tennis che ti capitano sotto tiro, ti vesti con la tuta pesante, con dell'abbigliamento in cotone? calze, quali? quelle belle colorate che metti per uscire?Occhio! se devi uscire a correre in questo stato, fai altro.Piuttosto, cosa fare?Iniziamo dalla scelta delle scarpe: mai, dico mai, correre con scarpe di ripiego o utilizzate specificatamente per altri sport ( vedi tennis o pallavolo). La scarpa da Running presenta delle specifiche tecniche che la rendono adatta a questo sport e va usata solo per correre, non per svolgere altre attività sportive in quanto ciò rischierebbe di comprometterne la funzionalità e le caratteristiche. Per trovare la scarpa da corsa più adatta alle nostre esigenze, rivolgiamoci sempre al personale specializzato dei negozi sportivi, che attraverso una analisi della postura e soprattutto dell'appoggio, ti indirizzerà nell'acquisto della scarpa giusta per Te. Ti ricordo che scarpe sbagliate non solo potrebbero causare vesciche a tagli, ma anche infiammazioni diffuse, dolori alle ginocchia e caviglie, nella migliore delle ipotesi. Inoltre, le scarpe da corsa vanno cambiate ogni tot di km ( io in genere ogni 600 km) in quanto nel tempo perdono ammortizzazione e quindi non sono più efficienti ed in grado di proteggere la corsa.( ti rimando ad un mio precedente articolo https://irongabry.it/2016/02/29/come-scegliere-le-scarpe-da-running-1-parte e https://irongabry.it/2016/03/02/come-scegliere-le-scarpe-da-running-2-parte )Passiamo all'abbigliamento:mi capita frequentemente di vedere runners principianti allenarsi eccessivamente coperti. Questo non va bene, neanche con temperature fredde. Se nella stagione estiva va bene un pantaloncino ed una canotta ( in realtà a me va bene cosi anche a gennaio) d'inverno è bene vestirsi a strati. I negozi specializzati hanno tutto quello che occorre al nostro scopo, con maglie intime, giacche, antivento, softshell, ma sempre in relazione alle temperature esterne. Se devo proprio indossare qualcosa di più pesante ad esempio, preferisco un pantalone lungo o tre quarti quando esco per fare ripetute o allenamenti veloci per mantenere i muscoli al caldo. Meglio sentire freddo all'inizio dell'allenamento che partire troppo pesanti: il corpo man mano che si corre produce calore, dopo pochi km si sta bene anche in maniche corte e con 5 gradi. https://irongabry.it/2017/10/04/hai-iniziato-a-correre-non-mollare-con-larrivo-del-freddostay-motivatedD'estate invece, mi capita di vedere runners che si allenano con il k-way addosso malgrado ci siano temperature roventi. Sfatiamo un mito: non si dimagrisce cosi. si perdono solo liquidi preziosissimi. Il dimagrimento è frutto di allenamento, alimentazione corretta, giusto riposo. Non serve a nulla sudare impacchettandosi con 40 gradi rischiando la salute.( dai un'occhiata https://irongabry.it/2016/04/12/correre-con-il-caldo-niente-paura)La scelta dei capi: ormai in commercio esistono capi tecnici in grado di mantenere la temperatura corporea costante in qualsiasi stagione, che permettono al sudore di evaporare in modo tale da far traspirare adeguatamente la pelle ed evitare colpi di calore o sensazioni di freddo. MAI usare capi in cotone, che determinano una sudorazione eccessiva, con capi inzuppati ed appesantiti a cui si associa il rischio di raffreddarsi in caso di soste anche brevi, oltre il rischio di belle irritazioni nelle zone più delicate del nostro corpo. Un accorgimento sara quello di portare dei vestiti di ricambio se il luogo in cui si corre è lontano da casa e cambiarsi immediatamente alla fine dell'allenamento. Accessori:Cuffie: hanno senso, soprattutto per i principianti che potranno trovare nella musica l'iniziale stimolo o la giusta motivazione ( specie nel caso di allenamenti in solitaria).Cardiofrequenzimetro: ormai accessorio indispensabile, ne esistono di tanti tipi e con caratteristiche tecniche differenti. Valido strumento immancabile al polso di ogni runner, all'inizio in realtà se ne può fare anche a meno. Man mano che gli obiettivi diverranno sempre più ambiziosi, sarà invece opportuno possederne uno ( dai un'occhiata a questo articolo https://irongabry.it/2017/05/24/luso-del-cardiofrequenzimetro)IronGabry

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Credi in te stesso!

18 dicembre 2017


Ognuno di noi, sia nella vita di tutti i giorni che in ambito sportivo, avrà sicuramente conosciuto qualcuno dotato di grandi potenzialità che, per una qualsiasi ragione non ha capacità di  credere in se stesso. Questa convinzione in effetti, può accompagnare anche la nostra vita, quando siamo convinti di non saper fare qualcosa, di non riuscire a raggiungere un intento, di non "essere capaci" , pur avendone tutte le potenzialità. E questo ci porta a gettare la spugna ancor prima di provarci.Cosi, in ambito sportivo, potremmo convincerci che non riusciremo mai a concludere una gara, che non saremo in grado di migliorare i nostri tempi, che non saremo mai  all'altezza della situazione. E questo ci porta a rinunciare o ad ottenere un risultato ancor di più sconfortante.Dall'altro lato invece, può capitare di incontrare qualcuno eccessivamente convinto delle proprie capacità al punto che,  pur non possedendo le abilità richieste, si muove per ottenere un dato  risultato e quando questo, ovviamente, non arriva è subito pronta a trovare scuse o incolpare altri sul perché del mancato successo. Non puoi improvvisarti maratoneta se non hai mai fatto un allenamento per la maratona. se decidi di correrla ugualmente, non puoi pretendere di concludere la gara. Sei solo un presuntuoso convinto. E vale tanto nello sport quanto nella vita di tutti i giorni.Purtroppo, tali convinzioni limitanti sono frutto di un modo tutto nostro di vedere il mondo. Ma è oggettivamente così? In altre parole, le convinzioni limitanti che abbiamo e che condizionano il nostro agire, corrispondono realmente al vero? Consideriamo la presenza di queste due tipologie di soggetti all'interno di una squadra: il giocatore che dovrebbe vincere grazie alle sue abilità e non lo fa per via delle sue credenze limitanti,  rende la vita difficile ai suoi compagni di squadra, che puntano su di lui.  Altrettanto, il soggetto che tende ad esasperare le proprie abilità pur non possedendole e sbaglia un passaggio di palla, rendere ugualmente difficile la vita all'intera squadra.Tali convinzioni così fortemente in grado di condizionarci possono non corrispondere al vero, malgrado siano concepite come tali.Così, un atleta convinto di NON poter vincere una competizione malgrado si sia allenato duramente ed abbia i numeri per poterlo fare, visualizzerà un'immagine di se così negativa da non conseguire quel risultato. Ciò perché convinzioni negative generano risultati negativi. in questo caso, l'approccio mentale consisterà nel superare tale credenza limitante di non poter conseguire un certo risultato, attraverso una maggiore consapevolezza delle proprie capacità e dei propri limiti, Si, ma in concreto come?Ad esempio, proviamo a focalizzare la nostra attenzione sui successi anziché sugli errori: l'essere umano per sua natura, è facilmente orientato a focalizzarsi su ciò che non va rispetto a ciò che di positivo c'è. E più facile lamentarsi. Focalizzare l'attenzione sugli errori ci porterà a ritenere di fare una pessima performance, di immaginare di conseguirla e sarà esattamente questo ciò che si verificherà. Cambiare queste credenze limitanti non è semplice, ma è fondamentale per migliorare la nostra qualità di vita e di performance sportiva. In altre parole, proviamo a focalizzarci sull'esatto contrario, proviamo ad avere una visione positiva del nostro obiettivo, proviamo ad immaginarci mentre tagliamo il traguardo o tiriamo un tiro a canestro o un bel goal.Nella vita di tutti i giorni, proviamo ad immaginarci performanti al lavoro, carichi e pieni di energia. La mente è in grado di fare qualsiasi cosa, è un'arma potentissima: è in grado di condizionarci negativamente o positivamente ma siamo noi a guidarla orientandola verso il superamento delle difficoltà per conseguire i nostri obiettivi perché no, divertendoci:Irongabry

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Come preparare la mente alla gara ed essere più consapevoli di noi stessi

12 dicembre 2017


Ansia da gara. Chi più chi meno, esperti o principianti, tutti prima o poi abbiamo vissuto questo momento.Sicuramente una certa ansia durante la preparazione o prima della gara può essere utile per mantenere alta la motivazione e darci la giusta adrenalina, una sorta di ansia "buona e produttiva". Ma cosa fare quando i pensieri sono tali da...bloccarci e farci sentire insicuri tanto da pregiudicare allenamenti e performance?Come acquisire maggiore consapevolezza in noi stessi?E' un dato di fatto: una maggiore auto consapevolezza, che ci permetta di valutare in concreto il nostro impatto sugli altri, è un enorme vantaggio per ottenere equilibrio in tutti gli aspetti della nostra vita. Essere innanzitutto " onesti" fino in fondo  con noi stessi ci consentirà di stabilire quali sono realmente le nostre possibilità, comprendendo maggiormente quello che stiamo facendo, le possibili opzioni a nostra disposizione ed i risultati che vorremmo raggiungere. Sostanzialmente, se noi pensiamo di non poter fare qualcosa, questo è proprio ciò che normalmente accade. Tanto nello sport quanto nella vita di tutti i giorni. E' provato che a causa della connessione corpo-mente, il corpo faccia ciò che la mente ha determinato, o comunque ne sia fortemente condizionato. Pertanto, acquisire maggiore auto consapevolezza significa avere ben chiaro in mente ciò che può essere conseguito e successivamente, concentrarsi sul COME conseguirlo. Nel caso specifico dello sportivo qual è l'obiettivo che vuoi conseguire? Un personal best in una gara? concludere la tua prima 10 km? tagliare il traguardo di una maratona? Sai cosa bisogna fare? " SOGNARE AD OCCHI APERTI"! Detta così, potrebbe lasciarti perplesso, ma considera una cosa: proprio il sognare ad occhi aperti ci permette in qualche modo di avere un'idea del modo vogliamo realizzare il nostro obiettivo.Naturalmente, questa prima immagine di te che vinci la maratona dovrà un attimo essere ridimensionata e calibrata in relazione alle tue reali capacità e possibilità. Per farti un esempio: potrei sognare di vincere la maratona, ma praticamente mi rendo conto che attualmente con i mezzi che ho non mi è possibile realizzarlo. Posso tuttavia mirare a concluderla sotto le 4 ore. Maggiore autoconsapevolezza per migliori risultati concretamente conseguibili. E' fondamentale il ruolo giocato dall'immagine che ognuno ha di se: dal sognare ad occhi aperti, all'individuazione delle nostre abilità e dei talenti, all'immagine positiva che trasmettiamo agli altri e che deve essere congruente con la nostra immagine interiore, alle credenze limitanti che possiamo superare. Esiste una tecnica che permette, giorno dopo giorno, di migliorare la tua autoconsapevolezza, concentrandoti su due aspetti specifici: l'aspettativa di se e l'immagine di se. Bastano dieci minuti al giorno.Trova un posto tranquillo e mettiti in disparte. Appena raggiungi uno stato di calma, prova a visualizzarti mentre raggiungi un successo in ambito sportivo ( immagina di tagliare il traguardo, ad esempio). Immagina questo risultato con tutti i sensi, e pian piano, focalizza la tua attenzione sulle emozioni, sensazioni positive che provi. dovresti avvertire anche una forza immensa attraversarti il corpo e una sensazione di leggerezza e di benessere. Tieni questo stato mentale, percepiscilo bene, fallo tuo. Esci dallo stato mentale e torna nella realtà. Chiudi gli occhi e recupera lo stato mentale di prima. Esci dallo stato mentale di benessere e torna nella realtà. Come ti senti?Prima del gran giorno della tua gara, fai questo lavoro. Entra nello stato mentale del vincitore e vai!! Vedrai la differenza. Naturalmente, è una tecnica che possiamo applicare nella vita di tutti i giorni, prima di un evento importante, un colloquio di lavoro, un esame.FUNZIONA!!! Irongabry

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Le ripetute: istruzioni per l'uso.

30 novembre 2017


Le ripetute......gioie e dolori di ogni runner. Lo spauracchio di molti aspiranti corridori che spesso rimandano il momento in cui cimentarsi con questa modalità di allenamento.Cosa sono le ripetute?Beh, il nome stesso rende l'idea: ripetere, per l'appunto, un tot. di volte una certa distanza con un certo ritmo alternando un periodo di recupero fra una ripetuta e l'altra. Facile? NO.Il lavoro sulle ripetute è un lavoro molto tecnico da eseguire in pista. Si tratta di calcolare la velocità esatta alla quale le varie ripetute devono essere eseguite in base alla distanza percorsa nonché di calcolare esattamente anche il periodo di recupero da rispettare, affinché l'allenamento possa essere realmente efficace. Troppa velocità e poco recupero non consentirebbero di svolgere tutto il lavoro prefissato correttamente, poca velocità o troppo recupero non avrebbe molta efficacia allenante. Dovremo quindi, preliminarmente, misurare la nostra soglia anaerobica. Utilizzando un cardiofrequenzimentro, è facile notare le repentine variazioni di frequenza cardiaca nel corso dei nostri allenamenti. Ciò è un valido indicatore dei " giri" del nostro motore, utile per capire quali siano i limiti entro i quali possiamo spingerlo. In modo molto tecnico, nel progressivo aumento della frequenza cardiaca durante una corsa ad intensità via via crescente, potendo trasporre la frequenza su un grafico, avremo due variazioni corrispondenti alla soglia Aerobica ed alla soglia anaerobica.Ora, non siamo tecnici matematici, però è anche vero che i cardiofrequenzimentri oggi in commercio semplificano notevolmente la vita potendo ricavare essi stessi attraverso appositi programmi leggendo il nostro battito cardiaco durante l'allenamento, i parametri di riferimento utili ed ai quali attenersi per poter eseguire al meglio le nostre ripetute. Un test sempre valido è poi il test di Conconi che si esegue in pista e che richiede la presenza di una persona esperta che ci faccia aumentare man mano la velocità rilevando i relativi tempi.Questo perché non ha senso correre le ripetute sempre al massimo delle proprie capacità, non è questione di miglioramento cronometrico sulle singole ripetute eseguite durante una sessione di allenamento.Bisogna lavorare diversamente. Così, nell'individuare la velocità di riferimento alla quale eseguire le varie ripetute una volta individuata la soglia, dovrà chiaramente distinguersi a seconda che le ripetute siano su distanze brevi o lunghe, ed in questo senso anche determinare la quantità di ripetute da eseguire ed  i tempi di recupero fra una ripetuta e l'altra. Bisogna considerare il tipo di gara alla quale si vuole partecipare, se di velocità o di resistenza. Potremo così decidere di lavorare su una distanza classica che solitamente è compresa fra i 400m ed i 5000m. Quando preparo gare fino ai 10000m in genere mi alleno su ripetute di 200-300- 400m massimo 1000m. Se invece la preparazione è per la maratona, allora via di 3000m e 5000m di ripetute.Per quanto riguarda la quantità, il numero di ripetizioni da svolgere va determinato in relazione alla distanza abitualmente corsa, sempre in modo progressivo, ovviamente.Il recupero dovrà essere tale da non riposarsi troppo o troppo poco. un recupero insufficiente non ci consentirebbe di correre la ripetuta successiva in modo efficiente alla velocità prefissata, un recupero troppo lungo non avrebbe più una finalità allenante. Per avere un'idea, ad esempio chi corre i 10km potrà eseguire delle ripetute sui 400m. per una quantità di 8-15, ad una velocità pari al 7% in più della velocità di soglia ed un recupero pari al tempo di corsa.Chi prepara la mezza maratona potrà lavorare su ripetute di 2000m- 3000m per un quantitativo di 3-5, con una velocità prossima a quella di soglia.Chi prepara una maratona potrà eseguire delle ripetute sui 5000m per 3 leggermente sotto la soglia  e con recupero in corsa fino ad arrivare al ritmo gara per avere poi un buon controllo durante la maratona. Ovviamente questa è un'infarinatura di cosa siano le ripetute. In realtà è un settore molto vasto, come dimostrano le varie tabelle di allenamento anche facilmente reperibili su internet. Tuttavia, il fai da te da risultati fino ad un certo punto. Il consiglio è pertanto, quello di rivolgervi a personale qualificato per poter avere il massimo beneficio dall'allenamento con il minor rischio di infortunio.Buone corse!Irongabry 

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Scende la pioggia ma che fa...

18 novembre 2017


Toh piove! Dilemma: vado a correre o resto a casa?? È statisticamente provato: l'evento atmosferico più bloccante per il runner ( non solo principiante) è lei: LA PIOGGIA! Come se correndo sotto l'acqua dovessimo scioglierci da un momento all'altro. In effetti, fin da piccoli siamo stati abituati a rifugiarci dalla pioggia: perfino durante i temporali estivi quante raccomandazioni venivano date del tipo " attento, piove" " guarda che sta piovendo dove vai rischi di bagnarti" oppure ai primi accenni di pioggerella via a ripararci sotto qualche balcone o correre il più veloce possibile con il rischio di scivolare per "salvarci" dalla pioggia. Ora,a parte il discorso di messa in piega che la pioggia danneggia irrimediabilmente, a parte il discorso di una normale giornata lavorativa dove in effetti il rischio di rimanere bagnati per tutto il giorno non è...ehm...molto comodo, a parte violenti nubifragi dove in effetti è meglio stare comodi al chiuso, per il resto e soprattutto per gli allenamenti la pioggia non deve rappresentare un ostacolo. Certo, bisogna abituarsi, anche mentalmente a correre sotto l'acqua.E poi...quale abbigliamento scegliere? Per esperienza personale, mi ricordo la mia prima gara dove per il freddo e la pioggerella mi sono presentata al via con 4 felpe e un k-way oltre al cappellino.Temperatura 4 gradi. Beh all'inizio niente male, tutti battevano i denti io stavo bene..all'inizio. Una volta partiti, dopo pochi km mi sono letteralmente surriscaldata. Non sopportavo più nemmeno il cappello. Se si aggiunge che abbiamo pure sbagliato strada... Ma questa è un'altra storia.Tutto questo per dire che anche in presenza di condizioni meteo avverse, non bisogna appesantirsi nell'abbigliamento. Correre sotto la pioggia non richiede di indossare un k- way o una qualsiasi giacca impermeabile perché non permette alla pelle di traspirare. Potreste optare per una giacca tecnica adatta alla pioggia ma vi assicuro che dopo qualche km non la sopportereste per il caldo. Ricordate che il corpo produce calore durante la corsa. Anche se all'inizio si avverte freddo, poco dopo aver iniziato l'allenamento questa sensazione resta uno ricordo.È questione di abitudine. Ormai riesco a correre in maglietta e pantaloncini anche sotto una bella pioggia costante (n.b. Non temporale forte o nubifragio in quel caso per sicurezza sto al chiuso magari facendo una seduta di palestra). L'importante è cambiarsi immediatamente una volta terminato l'allenamento e nel caso di capelli bagnati tamponarlo ed avvolgerli in un asciugamano asciutto nell'attesa di asciugarli con il phon.Correre sotto la pioggia trasmette un senso di libertà pazzesco. Le goccioline man mano non si avvertono più diventano un tutt'uno con il nostro corpo. La pioggia mantiene la temperatura corporea costante ed evita che il corpo si surriscaldi. Recentemente ho corso una mezza maratona sotto l'acqua: bellissima gara, senza bisogno di spugnature e con bisogno di bere ridimensionato.E non è vero che la pioggia sia necessariamente sinonimo di malanno: ammalarsi dipende dagli sbalzi di temperatura non dalla pioggia in se. Con gli opportuni accorgimenti, evitando di rimanere per troppo tempo con gli abiti inzuppati o i capelli bagnati e non esponendosi a correnti d'aria, correre sotto la pioggia può anzi contribuire a rafforzare il sistema immunitario.Nota negativa: le scarpe inzuppate dalla pioggia diventano pesantissime e si corre il rischio di ritrovarsi con delle vescichette. Ma l'applicazione di pomate antisfregamento può scongiurare questi ultimi spiacevoli inconvenienti.alla prossima!Irongabry

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motivazione e sport: Enjoy your life!

18 novembre 2017


La motivazione, nello sport così come nella vita quotidiana è la chiave di tutto. Essere motivati, curiosi ed entusiasti nella propria quotidianità permette di vivere meglio e di ben orientarci verso la realizzazione di obiettivi prefissati.Hai presente quando, all’inizio dell’anno nuovo o al rientro dalle ferie estive, ti senti carico pieno di energie e ti proponi dei traguardi da raggiungere? Che sia imparare una nuova lingua o perfezionare una già conosciuta, suonare uno strumento, intraprendere un nuovo corso di studi, una dieta o uno sport, ti senti pronto a ripartire pieno di buoni propositi, complice il riposo o la semplice idea ben valida de ” anno nuovo vita nuova”.Questo iniziale entusiasmo deve essere adeguatamente sorretto dalla motivazione, dalla costanza nel tempo, altrimenti con il passare dei giorni tenderà ad affievolirsi sempre più, “perdendosi per strada”. E’ possibile che tra i vari obiettivi prefissati taluni vengano in effetti abbandonati, magari perché in corso di causa ti rendi conto che ” non fa per te”. Non preoccuparti, concentrati sulle cose e sulle attività che veramente ti aggradano e fanne tesoro.Essere motivati vuol dire avere un perché nel perseguire determinati scopi. E questo perché deve essere più forte di tutte le difficoltà che incontrerai per giungere alla loro realizzazione. Ma anche nell’abbandonare una determinata attività, dovrai comunque avere una motivo che ti spinga a farlo. In altre parole, la motivazione è il complesso di quelle dinamiche comportamentali e psichiche intrinseche ed estrinseche che inducono l’individuo al compimento di una determinata azione.La paura di fallire o di essere giudicato è sempre dietro l’angolo: tuttavia devi “iniziare a fare”, considerando il fallimento possibile ma non inevitabile ( che poi non esiste il fallimento, piuttosto feedback ovvero delle informazioni che otteniamo dall’esperienza che ci permettono di crescere e di ricominciare, continuare e migliorare, imparando dai propri errori).Bisogna mettersi in gioco, nello sport come nella vita tendendo conto che la paura di sbagliare alimenta un circolo vizioso per cui non si fa niente per paura di non saper fare niente e dal quale è difficile uscire.Poniti degli obiettivi sia a breve che a lungo termine. Un consiglio? Prendi carta e penna e SCRIVILI, che siano obiettivi da realizzare entro la settimana, il mese, l’anno, metti giù tutto per iscritto: ti aiuterà a focalizzarli meglio.Ogni volta che persegui un obiettivo, PREMIATI! Che sia una fetta di torta, un bel paio di scarpe, l’ultimo modello di gps da polso, una serata al cinema! Accostare il piacere di un premio al risultato può aiutarti ad essere più motivato nel perseguimento degli obiettivi successivi.PENSA POSITIVO! Visualizza i benefici che potresti conseguire una volta raggiunto l’obiettivo e presta attenzione alle sensazioni di benessere che provi immaginando di conseguirlo.  Recupera questo stato mentale ogni qual volta ti senti scarico e demotivato e magicamente ritroverai tutte le energie!!Provare non costa niente!! A qualsiasi età! NEVER GIVE UP!Irongabry

sport, corsa, benessere

Allenamento a suon di musica

20 ottobre 2017


Allenamento e musica...Binomio perfetto? dipende.Sul punto, le opinioni contrastanti non mancano. Ci sono soprattutto due differenti scuole di pensiero:Da una parte, c'è chi ritiene che correre ascoltando musica in qualche modo "inibisca" il gesto atletico. L'ascolto di un brano musicale infatti, può essere in grado di suscitare in noi emozioni particolari in grado di alterare la percezione della fatica: tuttavia, la conseguenza diretta sarebbe che tendendo a rilassarsi, il corpo non sarebbe in grado di spingere al massimo.  L'uso della musica in qualche modo ci distrarrebbe, non potendo il nostro cervello fare bene più cose contemporaneamente e quindi ascoltare un brano musicale distoglierebbe la nostra attenzione sulla postura, tecnica di corsa, fiato, battito cardiaco...il vantaggio sarebbe pertanto soltanto illusorio.Ciò che è vero, è che in generale la musica influisce sul nostro umore, ma questo non sarebbe sempre positivo nel caso di prestazione atletica. Al contrario, c'è chi ritiene che grazie alla musica si realizzerebbe un effetto simildopante: attraverso le sensazioni provocate dall'ascolto della musica ed alla percezione di minor fatica,  secondo questo orientamento, Il nostro corpo sarebbe in grado di incrementare la performance sportiva attraverso l'ascolto di determinati brani.La corsa ti forma, plasma il corpo e la mente, ti permette di acquisire maggiore consapevolezza delle tue possibilità e dei tuoi limiti.La percezione della fatica ad un certo punto dell'allenamento è fondamentale per ottenere questo risultato e l'uso della musica può in qualche modo falsare le sensazioni che si provano.Vero è che, nei momenti di difficolta, quando tutto sembra volerti dire di mollare, ascoltare un brano musicale con un certo ritmo può aiutare la nostra mente a ritrovare l'energia necessaria per ultimare l'allenamento. Spesso questo avviene negli allenamenti lunghissimi, soprattutto nel caso di principianti, per evitare che fatica e noia possano prendere il sopravvento.  Con il tempo, si impara ad ascoltare unicamente il proprio corpo.La scelta di certi brani musicali con un certo beat, può essere d'aiuto per impostare e mantenere un determinato ritmo di corsa, quasi come se la musica svolgesse la funzione di scandire i nostri passi come una sorta di metronomo. In effetti, in questo caso ascoltare dei brani può rivelarsi molto utile. Un brano musicale può a seconda della melodia e del ritmo eccitarci, stimolarci, ma anche deprimerci, renderci nostalgici, farci addirittura piangere. Un brano apparentemente grintoso, potrebbe rievocare in noi stati d'animo tutt'altro che piacevoli, ed essere pertanto, talvolta, controproducente. Fece scalpore il divieto introdotto nel 2007 dalla federazione americana di atletica sull'impiego di auricolari durante la Maratona di New York. Inizialmente interpretato come divieto introdotto per motivi di sicurezza, successivamente la federazione chiarì che tale divieto era stato introdotto per evitare di concedere vantaggi a coloro che correvano ascoltando musica. Quindi musica come doping?Personalmente, ho una particolare predilezione per la musica. Saranno i miei studi musicali, approfonditi su più fronti,  ma soprattutto una predisposizione naturale, ma sono molto molto sensibile alla musica, Devo dire che durante la corsa i brani cosiddetti di " uplifting groovie" sono assolutamente capaci di darmi una marcia in più, Soprattutto nei momenti di difficoltà ( o durante i lavori noiosi in pista) ma anche nella vita di tutti i giorni. Ascoltare certi brani possono essere in grado di farmi cambiare umore in pochi secondi. Se ho trascorso una brutta giornata, a volte mi basta ascoltare un brano e in pochi secondi sto da favola!!!! In genere cerco di allenarmi senza uso di auricolari, ma li porto con me. Preferisco utilizzarli solo nel caso in cui avverto un momento particolare di stanchezza o crisi,  E' sempre bene abituare bene la mente a reggere la fatica senza l'uso di musica.Se ascoltando una canzone per la prima volta sento che suscita in me una certa energia positiva, nel giro di poco tempo si trova già nella mia playlist per correre. Se poi mentre lo ascolto mi viene la pelle d'oca allora è  perfetto!!!! A volte basta un certo ritmo o un particolare giro di basso, per ritrovare la giusta motivazione con la musica!!! Nel caso in cui si decida di correre con gli auricolari, il consiglio è quello di mantenere un volume relativamente basso o di optare per modelli che non annullino completamente i suoni esterni. Soprattutto quando si frequentano strade trafficate o posti troppo isolati, la prudenza non è mai troppa. La musica può essere fonte di numerose distrazioni. Ascoltiamo il ritmo del nostro cuore e dei nostri passi. Irongabry

sport, corsa

Hai iniziato a correre? Non mollare con l'arrivo del freddo!!Stay motivated!

04 ottobre 2017


La stagione estiva è ormai un ricordo ( qui in Sicilia QUASI un ricordo) ed adesso con l'arrivo dei primi freddi, ci troveremo a fare i conti con i brividi, il gelo, la pioggia, il vento freddo....tutti elementi che faranno vacillare i nostri buoni propositi di corsa. La gente che con l'arrivo della primavera e l'estate popolava le nostre strade, chi camminando chi correndo, con l'arrivo dei primi freddi e dei primi temporali come per magia...scompare.Così. i ridenti lungomari pieni di gente volenterosa super sportiva e sudata disposta a correre con quaranta gradi, improvvisamente si svuotano lasciando il posto ad una tristezza infinita. E regna il silenzio.Ed ecco che a quel punto, esce fuori il runner vero, quello puro che con qualsiasi condizione meteorologica, stoicamente compie il suo allenamento secondo tabella senza sgarrare un colpo. Spesso indossando anche con basse temperature solo un pantaloncino e una canotta, e se piove pure meglio, Ed è così che durante la stagione invernale, mi ritrovo sola a correre. con il mio pantaloncino e la mia canotta ( e nell'incomprensione dei non addetti che a volte mi sottolineano il fatto che essendo a dicembre forse dovrei mettermi un maglione....PER CORRERE? non ne hanno idea di quanto ci si scaldi).In realtà, il problema fondamentale per cui d'inverno gran parte dei jogger scompaiono è la mancanza di motivazione.Mi è capitato di domandare a persone che vedevo correre durante la stagione estiva : " come mai non corri più?" ed avere per risposta:" sai, torno tardi da lavoro, fa freddo, poi devo pure preparare la cena, lavare i piatti, come si fa, non ho tempo".Questo è un tipico approccio negativo alla corsa ed allo sport in genere, ed è tipico delle persone a cui lo sport non piace proprio. Ma è solo una faccia della medaglia.Al contrario, lo sportivo non vedrà l'ora di tornare a casa dal lavoro, siano anche le 20 di sera come nel mio caso, per dismettere gli abiti da lavoro ed indossare quelli da corsa ed uscire a fare allenamento, con qualsiasi condizione metereologica sia essa pioggia freddo neve ( evito di uscire soltanto quando il temporale potrebbe assumere carattere pericoloso). Lo sportivo riesce a concertarsi sugli aspetti positivi e motivanti dell'allenamento, sulla sensazione di benessere che si prova, sulla capacità che la pratica sportiva ha di farci ritrovare le perdute energie ( la logica del runner è che se sono stanco...esco a fare una corsa).Tuttavia, può capitare di perdere la motivazione: siamo umani. In questi casi cosa si fa? Prendersi una pausa innanzitutto. Qualche giorno di riposo farà soltanto bene. Dopodiché cercare di focalizzare l'obiettivo da raggiungere, sia esso la perdita di peso, o la partecipazione ad una determinata gara che si sta preparando, o semplicemente rivolgendo la nostra mente alle sensazioni positive e di benessere che la corsa sa darci. D'altro canto, non esiste mai la condizione perfetta al 100% per correre, quindi meglio concentrarci sulle cose positive, non pensare più di tanto a quelle negative, ed uscire a correre.Un esercizio che mi piace fare quando sopraggiunge qualche momento di difficoltà è quello di riportarmi con la mente ad una situazione sportiva che abbia suscitato in me importanti sensazioni di benessere e positività. magari rievocare quella sensazione attraverso il compimento di gesti ( avete presente gli atleti alle olimpiadi prima di gareggiare che spesso fanno dei gesti che sembrano scaramantici in realtà non lo sono, servono appunto a rievocare un determinato STATO e ancorarsi ad esso) e quindi entrare in quello stato. Assumere la postura del vincente può essere un aiuto. Ovvero:testa alta, spalle rilassate, sguardo fiero in avanti. Gambe ben piantate a terra, gomiti larghi e pugni piantati sui fianchi. questa postura tenuta per almeno due minuti secondo la prof.ssa Amy Cuddy dell'Harvard Business School, sarebbe in grado di incrementare il livello di testosterone collegato al senso del dominio ed abbassare quello del cortisolo, legato allo stress. Prima di un allenamento, ma anche di un colloquio di lavoro, assumere questa postura potrà aiutarci a sentirci forti, invincibili!Avete presente la postura di Wonderwoman??? Ecco, proprio quella.Bisogna individuare i motivi veramente validi, positivi ed entusiasmanti che ci spingano all'azione, ritrovando la forza e la motivazione.Hai già fatto così tanto, non gettare tutto all'aria.STAY MOTIVATED! Irongabry

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La mia maratona di Berlino

27 settembre 2017


Eccomi qua. Maratona di Berlino: FATTA.Non sono riuscita nell'intento di restare sotto le 4 ore per dodici minuti, ma è stata ugualmente una figata pazzesca!!!MA ANDIAMO CON ORDINE.Giorno 24 settembre 2017 si è corsa la 44esima edizione della Bmw Berlin Marathon, facente parte, insieme a New York, Londra, Chicago, Tokyo e Boston delle famose Major six, ovvero il circuito delle maratone più importanti al mondo. Organizzazione perfetta, il circuito di 42195m si snoda attraverso la città di Berlino toccando tutti i siti di maggiore interesse turistico e culturale. Partenza ed arrivo nei pressi della Porta di Brandeburgo, in una cornice scenografica veramente spettacolare. Che poi dovete sapere che Berlino è una città molto particolare: come qualcuno ricorderà, fino al 1989 la città è stata infatti divisa tra Berlino Est e Berlino Ovest tramite il famoso Muro di Berlino. Ora, le differenze culturali e stili di vita fra le due parti, anche se ormai la Germania è riunificata, appaiono ancora evidenti. Come se la città avesse due anime, una comunista ed una capitalista.Per farvi un esempio, che per altro mi ha incuriosito molto, una differenza riguarda i semafori. Curiosando per le strade di Berlino salta subito all'occhio l' "Ampelmann" , l'omino del semaforo tedesco. Disegnato nel 1968 dallo psicologo tedesco  Karl Peglau con lo scopo di diminuire gli incidenti pedonali su commissione dei funzionari dell'ex DDR venne impiegato in tutta Berlino Est. Tuttavia, con la caduta del muro di Berlino, pian piano si decise di soppiantare questi semafori con quelli più tradizionali uniformandosi cosi al resto d'Europa. Sennonché con il passare degli anni la nostalgia per l'omino del semaforo si fece sempre più forte finché con un referendum popolare nel 1997 i Berlinesi scelsero di ripristinare i vecchi semafori che tutt'ora è facile vedere attraversando le strisce pedonali, soprattutto nella parte ex Berlino Est. ( tratta dal web)Altre differenze riguardano l''architettura degli edifici, ma non solo: anche a livello di stili di vita tra est ed ovest le differenze sono tutt'oggi visibili anche se attutite nel tempo. Berlino è una città particolare, sicuramente ricca di storia e viva dal punto di vista artistico-culturale, nelle sue numerose peculiarità. Da visitare. La mattina del 24 settembre la mia sveglia è suonata alle 5. Fuori era ancora buio, freddo e piovoso. Giornata perfetta per correre! ah c'era pure la nebbia. Dal punto di vista fisiologico non sto messa bene, sono in quel periodo li. Pazienza. Non ci penso e mi preparo per uscire. Il nostro albergo si trovava a circa 700m dalla porta di Brandeburgo luogo della partenza / arrivo quindi la prendiamo con calma.Una ricca colazione, delle foto con gli amici che abbiamo conosciuto sul posto e poi via verso il luogo di ritrovo. La nostra partenza è fissata alle 9.35. Arriviamo verso le 8.30. Siamo in tantissimi: maratoneti provenienti da tutto il mondo. E per fortuna ha smesso di piovere. Aspettiamo. Alle 9.35 puntuali la partenza! I top runners sono già partiti da circa venti minuti ( si parte ad ondate in base al tempo dichiarato). Porta di Brandeburgo alle spalle, attraversiamo la strada che taglia il Tiergarten e proseguiamo in direzione Colonna della Vittoria e via nel cuore della città! Postdamer platz, Castello di Charlottenburg, Alexanderplatz per citare alcuni siti attraversati durante la maratona.Il percorso è pressoché pianeggiante. Procediamo spediti a passo costante. Inizia a piovere e pioverà durante tutta la gara per fortuna in modo non particolarmente forte. Ogni tanto qualche rallentamento a causa di veri e propri muri di podisti meno veloci di noi che non era sempre possibile superare magari perché la strada non era particolarmente ampia o perché in curva ( MOLTE curve e MOLTE strade non particolarmente ampie in verità).  Ho notato meno tifo nelle strade rispetto a New York, ma forse anche a causa del tempo non proprio clemente.Passiamo la mezza maratona con i tempi che ci siamo prefissati ed in effetti le gambe stavano bene... e sono rimaste in ottima forma fino al 37esimo km. quando ad un certo punto, sono diventate progressivamente pesanti, sempre più pesanti. E lì è iniziata la vera sfida.Adesso toccava alla mente, alla forza di volontà portarmi al traguardo.Guardo l'orologio, non riuscirò a chiudere sotto le quattro ore probabilmente per una manciata di minuti, penso.Ma non demordo, non mi arrendo. Mi fermerò al traguardo con la medaglia al collo. Così, la mia mente comincia a lottare con le sensazioni che provengono dal mio corpo: gambe sempre più dure, soprattutto la destra. In prossimità del 40esimo il ginocchio mi stava abbandonando, ogni passo ho rischiato di arrivare a terra. Quindi mi sono concentrata sul passo, ripetendo a me stessa che dovevo conquistare quella medaglia. Ho focalizzato l'obiettivo, che in fondo era ormai li a portata di mano. Ed infatti in prossimità del 41esimo km, ho finalmente visto davanti a me la Porta di Brandeburgo.Mancava veramente poco. Con la pioggia a bagnarmi il viso, e qualche lacrima per il dolore muscolare, ho ritrovato nuova forza per affrontare quell'ultimo km e 195m. Ho attraversato la porta di Brandeburgo ed ho visto finalmente il traguardo a duecento metri. Ho corso con lo sguardo proteso in avanti ritrovando il sorriso e sono arrivata fin alla fine. E soltanto a quel punto mi sono fermata.Ho conquistato Berlino. E ricevuto la tanto sudata medaglia. Alla termine della gara il cardiofrequenzimentro segnava 43km 600m in 4.12.30. E sapete perché? Ogni maratona reca a terra lungo il percorso di gara una striscia blu che segna la distanza esatta da percorrere ( tagliando in modo corretto le varie curve). Tuttavia, per quanto uno ci provi, non è sempre possibile seguire in modo costante quella striscia a causa della gran moltitudine di persone che corre e che in alcuni punti deve essere necessariamente superata specie se molto lenta. quindi su una distanza complessiva di 42195m, può capitare di scostarsi dalla striscia blu e percorrere dei metri in più, che complessivamente a fine gara potrebbero essere anche più di un km. E così è successo anche stavolta.  I dolori mi hanno letteralmente mangiata per tutta la sera.Ma passata la fatica, resta la gloria.E resta soprattutto il ricordo di una esperienza di vita che sicuramente mi ha resa ancora più forte.Berlino archiviata. Adesso? vedremo...Irongabry

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Sport e malanni di stagione. Come comportarsi?

20 settembre 2017


Ormai l'estate sta volgendo al termine.  Le giornate si accorciano, gli impegni aumentano...la spensieratezza estiva mi sta abbandonando. AHIME'.Non vi nascondo che ho già nostalgia, anche se in fin dei conti, qui in Sicilia siamo fortunati e le giornate soleggiate e a volte tiepide ci accompagnano anche durante il periodo invernale. Ogni tanto, però, nevica pure. Fin in spiaggia.Dicevo, le temperature adesso progressivamente diminuiranno, e frequenti saranno gli sbalzi termici. L'arrivo dei primi freddi non deve farci trovare impreparati: occhio ai malanni di stagione! Può capitare di beccarsi un bel raffreddore! Per rinforzare il sistema immunitario, via libera a tutti gli alimenti che contengono vitamina C: broccoli, spinaci, carote, cavolfiori, pomodori, agrumi, kiwi per citarne alcuni) ed eventualmente assumere integratori naturali come la rosa canina, l'acerola o la pappa reale ( il vostro erborista di fiducia potrà consigliarvi al meglio), nonché assunzione di probiotici attraverso lo yogurt ( meglio se naturale).Ma se nonostante tutti gli sforzi, il raffreddore arriva, a quel punto la domanda inevitabile è: mi alleno o no?Beh, a seconda dei punti di vista potrà essere una buona o cattiva notizia, ma.. allenarsi con il raffreddore è possibile ed in alcuni casi perfino benefico e quindi da consigliare.E' risaputo che lo sport indubbiamente stimola le difese immunitarie e riduce il rischio di contrarre malattie. Chi pratica attività fisica moderata ha un sistema immunitario migliore che consente di evitare o quantomeno ridurre la sintomatologia tipica dei malanni di stagione, tutto questo unito ad una sana alimentazione, giusti tempi di recupero e ore di sonno sufficientemente adeguate ( 8-9 ore). L’attività fisica intensa potrebbe, di contro, ridurre le difese immunitarie: quindi occhio al tipo di allenamento che si fa e come si fa!Il rischio di sovrallenamento è sempre in agguato.In generale, nell’ambito sportivo si è. soliti applicare la “regola del collo”: i sintomi dal collo in giù ( malesseri gastrointestinali, nonchè tosse, bronchiti..) impongono un po’ più di riposo prima della ripresa dell’attività sportiva, mentre i sintomi al di sopra del collo (quindi sintomi da raffreddore per intenderci) non costituìrebbero rischio per l’allenamento. Ed in effetti, una corsa quando si è vittima di un bel raffreddore spesso e volentieri porta gran giovamento riducendo la sintomatologia migliorando la respirazione e accelerando il processo di guarigione. L’importante è cambiarsi immediatamente dopo l’allenamento per evitare sbalzi termici che potrebbero ulteriormente indebolire le difese immunitarie. Lo stesso dicasi per il nuoto, attività che personalmente elogio nel caso di raffreddore: infatti sebbene le prime vasche siano nuotate con difficoltà per via del naso chiuso, successivamente si prova gran beneficio realizzandosi un effetto altamente decongestionante delle alte vie respiratorie.Ovviamente, qual ora la patologia sia qualcosa di più impegnativo di un semplice raffreddore, appare opportuno valutare il singolo caso concreto e chiedere consiglio del proprio medico curante. Ad esempio, correre con la febbre non è consigliabile perché contrariamente a quanto si pensi ( una bella sudata e passa tutto) la febbre è indice che il nostro organismo sta combattendo un’ infezione quindi stressarlo e debilitarlo ulteriormente con l’allenamento è controproducente. Meglio ascoltare il proprio corpo che una tabella di allenamento. Una volta passati i sintomi, sarà possibile, dopo una breve convalescenza durante la quale si potrà riprendere con attività blande (ginnastica dolce o sessioni leggere in palestra, piscina o all’aperto) ritornare ai propri ritmi di allenamento nel giro di qualche settimana.Irongabry

sport, gare ed eventi

Berlino arrivo!

19 settembre 2017


Dopo New York adesso è il turno della maratona di Berlino, altra maratona facente parte del circuito delle  major six che comprende oltre alle due citate anche Boston, Tokyo, Chicago, Londra.Prepararla non è stato per niente facile a causa delle temperature roventi che hanno caratterizzato questa estate siciliana 2017. Correre i lunghissimi di 35-36Km a 40 gradi non è stato proprio il massimo.Ma ce l'ho fatta, ed adesso sotto con l'obiettivo e il tanto desiderato periodo di scarico, ovvero quel periodo in cui si riducono progressivamente i carichi di lavoro per arrivare in forma il giorno della gara.La maratona di Berlino è articolata su circuito cittadino prevalentemente pianeggiante, molto veloce ( differenza di New York dove il percorso è molto tecnico e tutt'altro che in pianura). Si articola all'interno della capitale tedesca e tocca i principali punti di interesse della città. La partenza e l'arrivo alla Porta di Brandeburgo rende fin dall'inizio l'atmosfera magica e carica di adrenalina ed entusiasmo.( foto tratta dal web)Il clima è quello tipico di queste maratone su circuito internazionale: grande festa nelle strade, grandi folle di pubblico incitante per tutti i 42195 m.. Chi c'è già stato parla di un' organizzazione perfetta, impeccabile, curata nei minimi dettagli.Tutt'altro che austera, questa città si rivela in queste occasione come un turbinio di gente proveniente da ogni parte del mondo pronta a correre a sorridere a divertirsi. Il popolo dei runners è così: super colorato tanto nell'abbigliamento quanto nell'animo. I sorrisi non mancano ( e neanche il carico di carboidrati). Quest'anno poi, si tenterà nuovamente di correre i 42.195m sotto le due ore realizzando così il record di tutti i tempi sulla maratona. Ce la faranno i tre favoriti Wilson Kipsang, Kenenisa Bekele e Eliud Kipchoge?Sicuramente Berlino ha il circuito ideale per tentare di infrangere il muro delle due ore. Io vorrei farcela in meno di 4, l'obiettivo è questo. La settimana prima della gara, quella in cui mi trovo ora, è poi veramente particolare: bisogna recuperare dalla stanchezza muscolare dovuta a tantissimi km percorsi, con gambe ormai allo stremo delle forze, e soprattutto ritrovare la freschezza mentale necessaria per affrontare bene la gara. Mille pensieri, ma un solo obiettivo: concludere quei 42195m attraverso la città di Berlino e portare a casa la medaglia  (sito Ufficiale http://https://www.bmw-berlin-marathon.com).Come andrà a finire? Staremo a vedere. Incrociamo le dita: vi racconterò.Intanto recupero.Irongabry"La maratona è una sorta di credo permanente: basta aver corso volta soltanto per sentirsi maratoneti a vita. Un po’ come per la psicanalisi. Sì, la considero una forma di arte marziale, una disciplina interiore. Lo è intrinsecamente. Per gli allenamenti che richiede, per il modo in cui ti porta a percepire l’ambiente, per lo sforzo che esige dal tuo corpo. Il maratoneta è un samurai con le scarpette al posto della spada: è estremamente severo verso se stesso, non si perdona mai, è costantemente in lotta contro i propri limiti… Sbaglia chi pensa alla maratona come a una scelta sportiva, è una disciplina massimamente estetica. È proprio una visione del mondo: non sono solo quei quarantadue chilometri da correre nel minor tempo possibile, è l’idea di resistere, di andare oltre…"(Mauro Covacich)

sport, corsa, benessere

Corro, dunque sono.

06 settembre 2017


Nella frenesia della vita quotidiana, fatta di continue decisioni, di alti e bassi, c'è un momento in cui tutto si fa chiaro, la mente si rilassa, i pensieri negativi magicamente si allontanano: questo momento si chiama corsa.Dopo una giornata infinita fra lavoro e casa, in preda alla stanchezza più totale, smessi i miei abiti da lavoro, infilo le scarpe da running e vado a correre. Anche con le più fredde temperature, anche se la mia mente preferirebbe immaginarmi sul divano al caldo di una coperta a sorseggiare una bella tazza di te caldo. Invece NO! Sfido la mente, vado a correre. Con qualsiasi condizione meteorologica, una corsa fa sempre bene. I primi km non sono sicuramente facili: stanchezza, pensieri negativi che affollano la mente, dolorini posturali ovunque, troppo freddo o troppo caldo....insomma ogni scusa per mollare e tornare a casa è sempre buona.Tuttavia, superata questa fase di crisi iniziale in cui bisogna stringere i denti ed andare avanti, non appena entreranno in circolo le endorfine, correre sarà tutta un'altra storia.Via la tristezza e la rabbia, i pensieri negativi si dissolveranno...o forse no, ma sicuramente una bella corsa regalerà un momento di relax mentale che magari ci aiuterà a focalizzare meglio le possibili soluzioni.La corsa non è la panacea per tutti i mali, correre non fa magie. Ma aiuta.Un corridore sa cosa vuol dire essere resiliente, conosce bene la fatica al limite del reggersi in piedi, andare avanti malgrado le difficoltà, cosa vuol dire avere un obiettivo e cercare ad ogni costo di raggiungerlo. Nella corsa come nella vita. La corsa rafforza la psiche attraverso le regole, imparando ad avere costanza e regolarità nel rispettare la tabella di allenamento, la tolleranza al dolore ed alla fatica, la capacità di riuscire a trovare nuova motivazione anche quando tutto non sembra andare secondo le nostre aspettative.Quindi correre non solo come approccio fisico, ma anche e soprattutto mentale che porti ad una piena e totale conoscenza di se, dei propri limiti e di come superarli, per affrontare il mondo con maggiore leggerezza mentale. Esiste una forte connessione fra attività fisica e benessere cognitivo. L'attività fisica permette la formazione di nuovi neuroni: bastano 30 minuti di corsa per stimolare la produzione si nuove cellule cerebrali ed avere una mente sempre giovane ed efficiente.Come si dice, " mens sana in corpore sano".Ovviamente, ciò non è sempre facile.Ci sono volte in cui mi sembra di spaccare il mondo, ed altre in cui mi chiedo ma chi me lo ha fatto fare??? Però alla fine...continuo a correre. Perché è questo il modo migliore di vivere. Sempre avanti, un passo dopo l'altro. Senza voltarsi indietro o si rischia di cadere o prendere un palo in faccia. Chi si ferma è perduto.La corsa è il mio momento di libertà. Irongabry"Alla fine non solo non sentivo più la stanchezza, non potevo neanche più formulare pensieri del tipo ‘chi sono?’ o ‘cosa ci faccio qui?’ Non mi rendevo conto, come invece avrei dovuto fare, che c’era in tutto ciò qualcosa di strano. L’azione di correre mi aveva portato in un territorio quasi metafisico. Prima di tutto esisteva la corsa, e in funzione della corsa esistevo io. Corro, dunque sono".(Haruki Murakami)

sport, corsa

Oggi corro qui: Camigliatello Silano- Parco Nazionale della Sila.

29 agosto 2017


Finalmente un pò di fresco. Dopo aver trascorso un'estate al limite della sopportazione, con allenamenti estenuanti e lunghissimi di 35 km effettuati con 40 gradi all'ombra, dopo la parentesi dei 12 gradi durante il mio soggiorno nel nord Europa, eccomi qui, in Sila, a respirare finalmente un pò di aria fresca.Vi dirò, adoro frequentare questa località durante il periodo estivo soprattutto per i suoi boschi, i suoi immensi spazi verdi e la sua aria pura che permettono di ricaricarmi alla grande. Bellissime sensazioni.Camigliatello Silano è situato in Calabria, in provincia di Cosenza: una località montana nel comune di Spezzano della Sila, sulla Sila Grande. E' situato a circa 1300m di altezza, all'interno del Parco Nazionale della Sila: un bellissimo bosco con numerosi sentieri percorribili che circondano questa stupenda cittadina. Famosa per i suoi piatti tipici a base di funghi, peperoncini e le immancabili patate servite in tutti i modi, è il luogo ideale per riposarsi e rigenerarsi.Quando sono qui, ne approfitto per praticare un pò di corsa in montagna con un' atmosfera unica, immersa in un paesaggio stupendo.Si può scegliere di avventurarsi per i numerosi sentieri presenti all'interno del bosco, varie e proprie distese alberate, sia per fare escursioni che per fare corse un pò più strong e potenzianti su strada sterrata. I diversi percorsi, offrono un livello di difficoltà differente, dal più semplice al più impegnativo. Lungo la strada si potranno facilmente vedere i tipici scoiattoli della zona di colore nero, nonché alberi quali faggi, abeti bianchi e soprattutto pini larici. Se si è fortunati, ci si potrà imbattere anche in qualche bel fungo porcino che spunta dal terreno.Diversamente, se si desidera correre sull'asfalto, si può optare per la corsa lungo la strada provinciale che da camigliatello prosegue verso Moccone e Fago del Soldato: essendo una strada trafficata, e non essendoci sempre passaggio riservato ai pedoni, consiglio di fare molta attenzione e di evitare uso di auricolari. la strada, partendo da Camigliatello, è prevalentemente in discesa ed il tratto è in tutto circa sette km fino a Fago del Soldato. Una volta giunti li, si potrà decidere di tornare indietro lungo la stessa strada ( ovviamente stavolta in salita, ma non eccessiva) oppure optare per fare un giro fino agli impianti di risalita di Camigliatello, con salite ben più impegnative fino ad arrivare alla zona impianti, e dopo una lunga discesa tornare fino al centro del paese ( dove si trova una bella fontana di acqua fresca e rigenerante). Volendo, si può proseguire oltre il paese in direzione del lago Cecita , ma facendo attenzione e comunque non oltre la strada che diventa a scorrimento veloce.Il clima estivo è piacevole, temperature sui 22 gradi di max e 14-10 di minima. Prevalentemente soleggiato durante l'estate, in ogni caso i temporali sono di breve durata. Durante la stagione invernale, il centro urbano è famoso soprattutto per gli impianti di sci dove è possibile praticare sia sci di fondo che sci alpino. Il paese di Camigliatello inoltre, ogni weekend d'estate si popola di turisti provenienti da ogni parte d'Italia e sono numerosi gli eventi organizzati annualmente che riempiono e colorano di allegria questo piccolo centro montano.Da visitare. Irongabry 

sport, corsa, gare ed eventi

Major six marathon: il mio sogno da maratoneta.

07 agosto 2017


Avete mai sentito parlare delle major six Marathon? Sono le sei maratone più importanti del mondo, con specifici standard qualitativi ed organizzativi: sto parlando della maratona di New York, di Chicago, Berlino, Boston, Tokyo e Londra. Per info http://www.worldmarathonmajors.com.Riuscire a partecipare alle sei maratone nel corso degli anni da diritto ad una prestigiosa medaglia, un diploma e l'inserimento del proprio nome nell'albo di chi è riuscito ad ultimare questa grande impresa.Non vi nascondo che questo è il mio più grande obiettivo.Le difficoltà sono numerose, dagli allenamenti al discorso che prendere parte a queste gare richiede notevole impegno economico....quindi i sacrifici ci sono, sotto ogni punto di vista.Ma vuoi mettere l'emozione?New York l'abbiamo archiviata. ne parlo spesso, è stata un'esperienza che ha permesso di "laurearmi" nel mondo dell'atletica: percorso molto tecnico, non pianeggiante, non particolarmente veloce. ma il calore del pubblico, il passaggio nei five boroughs, l'atmosfera che si respira è così bella che New York la rifarei centinaia di volte ( la rifarò...).La prossima sara Berlino il 24 settembre 2017: percorso pianeggiante e velocissimo, consentirà di realizzare il personal best? lo scopriremo...intanto mi alleno. Purtroppo questa estate si sta rivelando essere particolarmente calda e ciò rende difficoltoso qualsivoglia allenamento. Domenica scorsa per fare il lunghissimo di 35km sono uscita di casa alle 4 del mattino per trovare un pochino di fresco ed evitare di trasformarmi in una torcia umana. Allenamento portato a casa anche se con tempi molto alti, 35 gradi all'ombra si fanno sentire. I sacrifici ci sono, sicuramente la corsa mi ha ben insegnato cosa vuol dire essere tenace, determinata e resiliente. Nel preparare una maratona, dei lunghissimi non si può fare a meno. Quindi portiamo pazienza, maciniamo km prima o poi arriverà un pò di fresco.New York, Berlino....Londra!!!Chi ha fatto Londra, la descrive come una gara bellissima , con un pubblico molto coinvolgente, paragonabile a New York. i Londinesi sono molto rispettosi dei runners, al punto che nel post gara, alla vista di un maratoneta con la medaglia al collo, cedono volentieri il loro posto sulla metro oppure offrono al bar...che se ne dica della freddezza tipica degli inglesi, in queste occasioni sono fantastici!Tokyo? beh, potrebbe essere l'obiettivo a medio termine...2018???E' la gara più distante, meglio farla il prima possibile ed archiviarla. Molti sostengono che il percorso sia super veloce grazie ad una particolare mescola delle strade giapponesi...Non so se sia vero, sicuramente correre a Tokyo sarà come correre nel futuro!Chicago è una bella gara prevalentemente pianeggiante. pubblico calorosissimo, si corre con a fianco il lago Michigan in un percorso che attraversa i più begli scorci della città americana.Infine Boston, la più antica maratona, la più ambita, la più difficile da correre per numero di iscrizioni ogni anno.Boston è una città molto tranquilla e più simil europea, totalmente opposta alla frenesia ed il caos di New York. molto verde, il percorso si articola per le vie cittadine, e si respira cultura, tradizione. per un giorno la città diventa multicolore, i colori dei runners. ma pur sempre ordinata.Che dire....intanto pensiamo a Berlino. il resto step by step.Irongabry

sport

morning runner

04 agosto 2017


Non sono mai stata una morning runner convinta, devo essere sincera.Però ultimamente, complice il caldo torrido da ormai quasi un mese a questa parte, ed il fatto che la sera i lungomari sono impraticabili per il grand traffico, sto rivalutando la pratica della corsa al mattino presto.Normalmente le mie giornate iniziano molto molto presto ( tipo le 5,30 del mattino) per avere più tempo durante il giorno, per il lavoro che mi impegna gran parte della giornata, ma anche per la cura della casa e per fare le cose che più mi piacciono. Però, correre al mattino presto...non è mai stato fra le mie attività preferite. In effetti, non è per niente facile buttarsi giu dal letto ed uscire, specie nelle fredde mattine invernali, ma siamo runners, e non dobbiamo pensare troppo.Che poi, correre al mattino ha dei benefici. Una bella corsa immersa nel silenzio, magari con una bella alba sul mare, accompagnata soltanto dal cinguettio degli uccellini, magari con un pò di musica nelle orecchie....non male eh?Questo va bene se devi fare una corsa che risvegli i muscoli intorpiditi dal sonno. Un lavoro lento rigenerante che ti prepari ad affrontare la giornata con una marcia in più grazie all'endorfine liberate. Ma fare lavori di qualità....quello no. Una sessione di ripetute appena giù dal letto, non è fattibile, quanto meno per me.Dicevo, con il caldo torrido sto rivalutando l'importanza della corsa al mattino presto.In effetti, essendo in preparazione maratona, poter iniziare a correre alle 5 quando fuori è ancora buio e trovare un pochino di refrigerio, dovendo fare un allenamento lunghissimo tipo 35 km ha i suoi vantaggi. La velocità non è eccessiva, i battiti sono nel giusto range, in più mi godo il silenzio e l'alba....e quando ho finito il mio allenamento, ho ancora tutta la giornata davanti per fare un sacco di cose. Se però devo fare lavori di qualità, allora corsa serale forever ( magari in pista).Quindi morning runner si, ma con moderazione...Irongabry

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runner in gamba!

27 giugno 2017


Dopo un allenamento, soprattutto di una certa intensità, non vi nascondo che anche salire o scendere le scale diventa difficoltoso ( a volte un vero e proprio incubo): e gambe sembrano macigni, come se avessi perennemente le cavigliere da un kg attaccate. Questa sensazione di gambe pesanti mi accompagna per qualche giorno per poi passare e rendere le mie gambe più forti di prima.Riesco, data ormai l'esperienza, a capire quando i dolori muscolari siano " di ordinaria amministrazione" dopo un duro allenamento, oppure se ci sia un principio di infortunio.Questo è molto importante, dal momento che in presenza di dolori muscolari post allenamento " ordinari" ,si può comunque proseguire con quanto previsto nella tabella. In presenza di dolori diversi dal solito ( e un runner nella maggior parte dei casi lo capisce) è bene prendersi qualche giorno di riposo.  Il recupero muscolare a volte è la miglior medicina. Quando il dolore sopraggiunge in modo progressivo durante un allenamento di resistenza, ad esempio un lungo, potrebbe trattarsi di affaticamento muscolare. Una condizione fisiologica comune, che tuttavia è necessaria per poter ottenere un risultato " allenante". Nel post allenamento, soprattutto quando faccio qualcosa di diverso, ad esempio ultimamente mi è capitato dopo un allenamento di 30 km che prevedeva delle discese molto lunghe, la sensazione di rigidità muscolare e gambe doloranti è stata molto intensa. Per qualche giorno ho avuto forti difficolta ad alzarmi e sedermi, scendevo le scale al contrario...soprattutto i quadricipiti, che sono proprio i muscoli maggiormente sollecitati durante la corsa in discesa, mi davano tanto dolore! Di solito non assumo mai antinfiammatori, perché i dolori muscolari, i cosiddetti DOMS ( Delayed Onset Muscle Soreness), sono necessari all'allenamento. Infatti, il dolore è dovuto al fatto che le fibre muscolari, sollecitate dall'allenamento, si trasformano, adattano ai nuovi stimoli attraverso un processo infiammatorio del tutto necessario. Assumere un farmaco in grado di bloccare questo processo, sarebbe pertanto controproducente. Se si può resistere ai dolori, meglio farlo. Preciso che questi dolori vengono spesso scambiati per dolori da acido lattico : in realtà l'acido l'attico viene smaltito entro poche ore dall'allenamento; I DOMS hanno quindi una diversa origine.Il segreto in presenza di questi dolori è di non fermarsi ma cercare di recuperare il giorno successivo con un allenamento molto blando in grado di sciogliere i muscoli favorendo l'irrorazione sanguigna ai tessuti e lo smaltimento delle scorie accumulate, esercizi di recupero, foam roller e stretching. Personalmente prediligo il recupero attivo, alternando la corsa alla bicicletta ed al nuoto in piscina ( eh si un giorno di questi mi darò al triathlon).Se però il dolore dovesse presentarsi come particolarmente fastidioso o non regredire nei due tre giorni successivi all'allenamento impegnativo svolto, è bene prendersi qualche periodo di riposo maggiore e se del caso, valutare una visita medica per accertare che non si tratti di nulla di grave.NO PAIN NO GAIN!e per ora i miei muscoli gridano pietà....ed ancora è niente.IronGabry

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la super maratona dell'Etna: da 0 a 3000 m. s.l.m.

21 giugno 2017


Lo scorso 10 giugno 2017 si è svolta la 11esima edizione della "super maratona dell'Etna", gara internazionale molto avvincente con partenza dalla spiaggia di Marina di Cottone- Fiumefreddo di Sicilia (ME) ed arrivo a 3000 m sull'Etna in prossimità dell'osservatorio vulcanologico. Una gara molto tecnica lunga ben 43 km totalmente in salita, anche con forti pendenze del 20-24%. Un panorama fantastico e variabile man mano che si procede in quota. La partenza proprio dalla spiaggia e la vista del vulcano Etna in lontananza è sotto certi aspetti inquietante. L'Etna sembra cosi lontana...e di fatti lo è, ben 43 km in salita più in là.E' proprio strano sentire la sabbia del mare ed il rumore delle onde e avere la consapevolezza che il traguardo si trova invece in prossimità dei 3000m con un paesaggio lunare fatto di lava e pochissima vegetazione e banchi di neve.Il primo tratto è prevalentemente articolato nei centri abitati: si va da Fiumefreddo a Linguaglossa. Le prime salite non mancano sin da subito e, complice un sole rovente, la fatica si fa ben sentire fin dai primi km. D'altro canto, le zone di ombra sono veramente poche....ma sarà così per tutta la gara.I ristori sono praticamente ogni due 2km, non si patisce per niente la sete o la fame.Giunti a Linguaglossa, per gli staffettisti arriva il cambio, chi fa la gara individuale procede oltre. Sono passati 14 km dal via e già il paesaggio comincia a cambiare.Linguaglossa-Piano provenzana: 18km e dislivello di 1000m si arriva a quota 2000m. ANDIAMO!La strada da cittadina diventa montana e man mano le salite si fanno sempre più ardue. la forza mentale richiesta è notevole. non c'è molta ombra, si soffre parecchio, qualcuno si ferma. Bisogna dosare bene le forze, non è una gara semplice da gestire. Non lo è per niente. L'Etna è sempre li, maestosa ma ancora lontana.Siamo in tanti, procediamo chi camminando, chi correndo. Le forti pendenze e il clima rovente non permettono di cimentarsi in performances di velocità dell'altro mondo. Si procede, con determinazione e grinta.A due km dal cambio a piano provenzana, ecco cambiare di nuovo il paesaggio: pendenze sempre più insostenibili, e panorama  lunare fatto di lava che si apre innanzi ai miei occhi. L'Etna è un vulcano attivo, e infatti guardando in alto, vedo il cratere che sbuffa. Ah sua maestà l'Etna!!Da piano provenzana inizia l'ultimo tratto di circa 10km. Altro cambio per la staffetta. Il percorso cambia ancora: se fino a quel momento il tutto si era svolto su asfalto, adesso diventa sterrato, diventa corsa sul vulcano, sulla roccia lavica. Le pendenze sono improponibili, cosi come improponibile è l'altimetria: 1000m di dislivello in dieci km da 2000m a 3000m. l'ossigeno manca e la fatica si fa sentire. E'  impossibile correre, si procede camminando.Il traguardo si scorge al 43 km con arrivo in un paesaggio desertico dove date le temperature decisamente inferiori rispetto alla partenza sul livello del mare, Si scorge bene ancora qualche banco di neve. Il vento è decisamente freddo. L' esperienza di questa gara è particolare, ha del mistico: sembra quasi di avvicinarsi alle porte del cielo. La vista dal Vulcano è meravigliosa e si riesce a scorgere il mare, proprio quel mare dal quale qualche ora prima si è partiti volgendo lo sguardo a sua maestà l'Etna.Diventerà il mio appuntamento fisso, ne vale la pena.per info: http://www.verticaletna.itIrongabry

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Il miglior amico degli sportivi: il FoamRoller.

15 giugno 2017


Da quando l'ho scoperto non riesco più a farne a meno.Questo cilindro di poliuterano con profilo liscio e puntellato è un toccasana per le mie gambe stanche ed affaticate dopo km su km fra gare ed allenamenti.Vi assicuro che dopo il suo utilizzo, le gambe ritrovano nuova energia, i muscoli sono più elastici il recupero muscolare è prontamente favorito. Soprattutto adesso, in preparazione maratona.Mike Ross Fisiologo del Gottlied Center for Fitness della Loyola University afferma: " Basta pensare ai muscoli come ad un fascio di fili: se c'è un nodo, allungarli significa stringerlo ulteriormente, mentre quello che serve è invece distenderlo. ed è proprio quello che permettono di fare i forma roller, distendendo la muscolatura e riducendo il rischio di infortuni".Prima di utilizzarlo, è bene eseguire un breve riscaldamento muscolare. Mai usare il forma roller a freddo su muscoli già duramente provati, potrebbe aversi l'effetto opposto a quello sperato. Una volta eseguito il riscaldamento, far scivolare il forma roller in tutte le direzionI lungo i fasci muscolari, ma risparmiate le articolazioni ( non passate, ad esempio, il foam roller sull'articolazione del ginocchio).Nel momento in cui avvertite dolore o sentite la presenza di contratture muscolari, è proprio in quel punto che dovrete insistere di più, passando più volte il foam roller con movimenti lenti ed esercitando una certa pressione, per favorire l'elasticità del muscolo e la rottura della contrattura muscolare. Fa malissimo, soprattutto durante i primi utilizzi quando i muscoli sono super contratti. Nel tempo, invece, ne avrete gran beneficio recuperando l'elasticità muscolare. i dolori saranno via via meno intensi. Avrete la sensazione di "gambe nuove". Solo allora potrete eseguire anche degli esercizi di stretching mirati.L'uso del foam roller deve essere quotidiano, Consiglio di utilizzarlo sempre dopo l'allenamento e non in prossimità di una gara. Con una spesa irrisoria e comodamente da casa, è possibile risolvere piccoli problemi muscolari, recuperando elasticità e tonicità muscolare.Il suo utilizzo è importante anche per contrastare la cellulite, favorendo l'irrorazione sanguigna ai tessuti.Il foam roller è indicato sia per gli sportivi, sia per chiunque voglia mantenere elasticità e tonicita muscolare!Irongabry

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il sovrallenamento

08 giugno 2017


Brutta cosa il sovrallenamento. proprio brutta.Sperimentato personalmente nel 2014 dopo aver gareggiato in un anno per 10 mezze maratone e 15 gare di provinciale senza che i miei muscoli fossero pronti. Più tutti gli allenamenti di corsa, di bici e nuoto....un massacro, che all'inizio non ho ben compreso, complice l'entusiasmo e le endorfine, ma che dopo un paio di mesi di allenamenti condotti cosi, mi ha presentato il conto: OVERTRAINING. Una condizione terribile, in cui non riuscivo ad allenarmi: gambe perennemente dolenti e stanche, entusiasmo ai minimi storici, raffreddore che passava e tornava, ritenzione idrica. Dopo appena tre km di corsa blanda ero costretta a fermarmi in preda allo sconforto più totale. Cosa caspita mi stava succedendo?Accertamenti vari, hanno permesso di individuare il problema: la causa della mia condizione di malessere era stata determinata dal troppo allenamento! il 2014 è l'anno in cui ho cominciato a gareggiare agonisticamente...ero giovane ed inesperta. Il sovrallenamento è una sindrome, un insieme di sintomi che si manifestano nel momento in cui esageriamo con l'allenamento. Il nome stesso lo dice. Andare oltre i limiti durante gli allenamenti serve per crescere, ma ci vuole anche il giusto recupero e riposo. Concetto che a molti fa storcere il naso. Anche a me....prima. Carichi di lavoro elevati devono sempre essere accompagnati dal recupero, attivo o passivo che sia, ma pur sempre recupero. Se non sei pronto..non puoi cimentarti con 2 mezze maratone a distanza di 15 gg. Lascia fare all'allenamento ed al recupero, nel tempo ci riuscirai...il sovrallenamento non va confuso con il semplice affaticamento muscolare. Per quest'ultimo bastano pochi giorni e si recupera, mentre il sovrallenamento è una condizione che persiste per almeno due settimane senza segnali di ripresa.Abbinando la giusta alimentazione e con i giusti tempi di recupero, ho pian piano ripreso ad allenarmi. Ora per fortuna è un lontano ricordo, nel 2016 ho corso la mia prima maratona a new York ed altri progetti sono in cantiere, ma il recupero per me è fondamentale. E proprio durante il recupero che ciò che si è fatto durante l'allenamento si consolida, le fibre muscolari danneggiate si riparano ed adeguano al nuovo sforzo. Il sonno è fondamentale: sarebbe bene riposare non meno di otto ore a notte.Quando possibile.Il riposo è amico dell'allenamento!Irongabry

sport, corsa, benessere

Oggi corro qui: LAMPEDUSA.

06 giugno 2017


Qualche giorno di relax ci voleva proprio.Viaggiare è una delle mie più grandi passioni. Ogni viaggio mi arricchisce, mi permette di aprire la mente e gli occhi, superando i pregiudizi e le chiusure mentali, mantenendo viva la curiosità ed il senso della scoperta, attraverso scambi con altre culture, tradizioni, modi di vivere. Dico sempre, meglio un bel viaggio di una borsa firmata. Noi siamo le nostre esperienze, i nostri ricordi, non i beni che possediamo. Quelli servono, ma non ci plasmano. I viaggi si.Da brava sportiva, neanche durante queste trasferte rinuncio alla corsa. D'altro canto, correre è uno sport semplice, bastano un buon paio di scarpe da running, una maglietta ed un pantaloncino... direi che nel bagaglio a mano lo spazio si trova.Così, questo weekend ho corso a LAMPEDUSA: isola situata nell'estremo sud italiano ( è più vicina all'Africa che all'Italia) quest'isoletta mi ha incantata per la sua semplicità e bellezza incontaminata. a parte il piccolo centro abitato infatti, il resto dell'isola che si estende per circa 20 km quadrati è fatto di ampi spazi disabitati ed incontaminati, caratterizzati da macchia mediterranea e totale assenza di alberi. Correndo ho avuto modo di visitare praticamente tutta l'isola!Procendendo verso ovest, lungo la strada asfaltata che parte dal centro abitato per circa 8km in direzione capo Ponente, ho corso in uno scenario praticamente desertico. Mi sono sentita veramente libera, i pensieri si sono magicamente dissolti alla vista di quella natura così incontaminata. Il percorso è prevalentemente su strada, con possibilità di sterrato lungo i vari sentieri che conducono alle varie cale fra cui Cala Pulcino ( con un sentiero visibile e ben tracciato di circa 1600m che si conclude sul mare) e soprattutto all'isola dei Conigli, dove la sosta ed il bagno rigenerante è d'obbligo ( acque azzurrissime e trasparenti). Il percorso si conclude, dopo un breve tratto di sterrato, a Capo Ponente, dove è possibile ammirare tramonti mozzafiato.Procedendo verso est, percorrendo la strada asfaltata poco fuori il centro abitato ( e con qualche albero in più) si arriva a capo Grecale, con traguardo al Faro di Lampedusa e paesaggio a picco sul mare. C'è poi la strada preferita da molti runners, che è quella che corre parallelamente alla pista dell'aeroporto e che conduce alla stupenda cala Francese con le sue spiagge bianche e acqua trasparente. Il percorso è su strada asfaltata con pendenze e falsi piani. Si conclude ancora una volta a picco sul mare, dopo aver percorso un breve tratto di sterrato in mezzo alla macchia mediterranea.La particolarità di quest'ultimo percorso è che spesso si assiste in diretta ed a distanza ravvicinata al decollo ed atterraggio degli aerei...una figata pazzesca!Porterò il ricordo di questa isola, della semplicità e cordialità dei suoi abitanti nel mio cuore per sempre.Oggi ho corso qui. Domani? Chissà.Irongabry.

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l'uso del cardiofrequenzimetro.

24 maggio 2017


Eh si, il cardiofrequenzimetro. Lo strumento indispensabile per ogni runner.Una volta utilizzato, non potrai più farne a meno. Ogni passo ogni km è perfettamente valutato in termini di frequenza cardiaca, oscillazione verticale, tempo al suolo, velocità, distanza percorsa, mappa, contapassi, rilevatore del sonno. Un vero e proprio computer gps da polso che permette di organizzare l'allenamento e le gare nei minimi dettagli. Manca solo che facciano il caffè.Ci sono i cardiofrequenzimetri specifici per il running, quelli per il nuoto, la bici...insomma per tutti i gusti, tutte le tasche e tutti gli sport.Essendo una sportiva su più fronti, ho personalmente optato per un bel multisport ( un bell'acquisto, ponderato per il prezzo ma soddisfacente) che mi permette di avere metriche di praticamente qualsiasi sport voglia praticare, dalla corsa al nuoto alla scalata alla boxe...perfino al golf...se volessi. L'importante è ricordarsi di arrestare il cardio al traguardo o immediatamente alla fine dell'allenamento😄Il rilevatore di battiti cardiaci non è inserito nell'orologio. Preferisco la fascia cardio, super organizzata anche lei visto che mi fornisce anche parametri sulla modalità di corsa Vo2max, soglia del lattato, test da stress, ma pur sempre esterna all'orologio. Ritengo sia più attendibile e precisa. Ma perche è così importante tenere sotto controllo la frequenza cardiaca?Il cuore è il nostro motore: una persona non sportiva avrà pulsazioni a riposo tra i 60-80 battiti al minuto. Questo parametro è diverso per uno sportivo, le cui pulsazioni negli atleti di un certo livello potrebbero arrivare anche sotto i 40 ( ad esempio il grande Coppi). Personalmente mi ritrovo con 47 pulsazioni al riposo. Direi che va bene. Questo succede perché un cuore allenato ha una maggiore efficienza contrattile e permette al sistema cardiovascolare di fornire prestazioni migliori durante l'attività fisica. un vero e proprio rimodernamento del cuore a vantaggio della prestazione sportiva. Conoscere i propri parametri cardiaci a riposo e sotto sforzo permetterà di gestire meglio allenamenti e gare, fermo restando che la frequenza cardiaca viene influenzata da diversi fattori fra cui un ruolo principale riveste lo stress. Quindi se durante un allenamento rileviamo parametri cardiaci elevati per un tipo di allenamento che siamo soliti fare ad una certa velocità con determinata frequenza cardiaca, forse è il caso di modificare l'allenamento per quella giornata...Ci sono poi le varie zone di frequenza da considerare, ad ognuna delle quali corrisponderà uno specifico lavoro ( aerobico, anaerobico, lipidico) e specifici allenamenti ( lento, progressivo, medio, corto veloce, ripetute). Il cardiofrequenzimentro è utile?Assolutamente si, tanto al principiante che voglia conoscere il proprio corpo quanto al professionista che voglia spingersi sempre oltre.IronGabry

sport, benessere

Essere resilienti: impariamo dagli sportivi!

22 maggio 2017


La resilienza è la capacità di adattarsi al cambiamento, resistere allo stress, di superare gli ostacoli e rimanere motivati nel perseguire i propri obiettivi. Il termine "resilienza" ha la sua origine in ambito prettamente tecnico, nel settore della metallurgia, e consiste nella capacità di un metallo di resistere alle forze che gli vengono applicate.In ambito personale, essere resilienti vuol dire andare avanti malgrado le difficoltà e le situazioni negative che possono presentarsi nella nostra quotidianità, con la convinzione che siano solo delle situazioni di passaggio, delle nuvolette passeggere che presto si dissolveranno.In questo, lo sport insegna molto: uno sportivo non si da mai per vinto di fronte alle difficoltà del momento, siano esse una salita impegnativa, la sensazione di stanchezza che avanza, condizioni meteo avverse, dolori muscolari, una sconfitta. In tutto questo, la maratona può ben definirsi come la metafora della vita: in quei 42195m trovi di tutto, emozioni diverse che si susseguono, stanchezza che sopraggiunge, dolori muscolari, duemila pensieri.. e tu sei lì e vai avanti per conseguire il tuo obiettivo,il tuo traguardo, nonostante tutto. La resilienza è, pertanto, una qualità fondamentale per il raggiungimento dei propri traguardi, tanto nello sport quanto nella vita di tutti i giorni. Essere resilienti significa mantenere fiducia ed ottimismo, affrontando in modo positivo difficolta ed ostacoli per perseguire i propri obiettivi, avere capacità di autoripararsi dopo un danno, guardando alla realtà in modo diverso e trovando vie d'uscita anche dove sembra non ve ne siano.La pratica sportiva insegna e potenzia la resilienza: fortemente motivato, il resiliente interpreta i vari cambiamenti come sfide ed opportunità piuttosto che come minaccia, combattendo e rialzandosi più forte di prima.Fondamentale per essere resilienti è coltivare la propria autostima: il resiliente conosce bene i propri valori ed i propri limiti, ha piena consapevolezza delle proprie capacità ( pensate ad uno sportivo durante una competizione che sa benissimo fino a dove può spingersi grazie alla perfetta conoscenza delle proprie abilità e segnali del corpo). Il resiliente non perde tempo a criticare o giudicare gli altri, perché sa benissimo che ognuno di noi è un unicum. Non prova invidia per gli altri, concentrandosi piuttosto sul proprio miglioramento, sia fisico che mentale. Di fronte ad un inevitabile cambiamento, il resiliente sa come ricominciare da capo.Andrà meglio la prossima volta.Nello sport, come nella vita: " più dura è la lotta, più grande è il trionfo".Irongabry 

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Correre in salita: serve serve...eccome se serve!

19 maggio 2017


Oh le gioie ed i dolori ( soprattutto) della corsa in salita! In realtà...è un mezzo di allenamento che prediligo nella preparazione delle gare, soprattutto di resistenza. Ultimamente quindi, mi sto concentrando su questa tipologia di allenamento, che spesso combino con il lungo domenicale ( viene fuori un bell'allenamento tosto), anche in vista dei futuri impegni di corsa fra maratone e gare di resistenza in montagna. Le sensazioni sono buone, nel post allenamento dolori muscolari e gambe che sembrano dei macigni, ma via via che recupero, sento una potenza maggiore che mi consente di spingere di più anche in pianura.. Qualche giorno di recupero ci vuole. E poi...volete mettere i panorami mozzafiato e l'aria pura che si respira. Tutta un'altra storia.Così, da tre domeniche a questa parte, mi sto allenando soprattutto con lunghi e lunghissimi sulle montagne cercando di raggiungere anche buon quote.  Archiviata la stupenda Scalata di Ndinnammare, il prossimo obiettivo è la super maratona dell'Etna del 10.06,2017. Un percorso incredibile di 43 km e oltre  che parte dal livello del mare ( quota zero) per arrivare quasi fin su la sommità dell'Etna ( quota tremila). Inutile dire che sarà solo ed esclusivamente salita salita salita.... se volete dare un'occhiata http://www.verticaletna.itNon vedo l'ora. Sarà una bella sfida! Vi racconterò la mia esperienza. Quando si decide di affrontare un allenamento o una gara di questo tipo, il consiglio principale è quello di dosare BENE le energie: lo sforzo deve essere ben distribuito, evitando quindi le partenze a razzo, in quanto la fatica si farebbe sentire immediatamente, facendoci desistere poco dopo. Correre in salita, infatti, è più complicato: bisogna sollevare il corpo ed allo stesso tempo spingerlo in avanti. L'impegno richiesto ai nostri muscoli è quindi decisamente maggiore rispetto ad una corsa in pianura, con la conseguenza che il dispendio energetico sarà indubbiamente notevole. Dobbiamo dosare le forse sin da subito!Anche la postura sarà modificata rispetto a quella assunta durante la corsa in piano: busto maggiormente inclinato in avanti, braccia che daranno molta più spinta, corsa prevalentemente di avampiede con passo accorciato e frequenza maggiore.Correre in salita permette un incremento della forza, e con il tempo, ci consente di ottenere progressi e risultati difficilmente conseguibili correndo solo ed esclusivamente in pianura.I dolori post allenamento non mancheranno, a causa di un differente modo di lavorare delle fasce muscolari. Ma come si dice, no pain no gain, è una volta passati i dolori, sarà tutta discesa. " le salite hanno strade strette e conducono lá dove la vita è beata è un po' incredula" ( G.F.)Irongabry

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E tu, dove corri?

17 maggio 2017


Beh...si può correre praticamente ovunque.In genere, dove puoi camminare, puoi anche correre: è una questione di spirito di adattamento. Non farti inutili pensieri, lascia perdere i condizionamenti: un bel prato, una strada asfaltata, un percorso sterrato, una pista di atletica, i marciapiedi della tua città...qualsiasi posto va bene. Volendo, anche un tapis roulant.Naturalmente, ogni tipo di terreno scelto per praticare la corsa o la camminata, presenterà caratteristiche tecniche ben precise a livello di impatto, sollecitazione delle articolazioni, risposta dinamica del gesto atletico. Sono tutte variabili da considerare e valutare per poter ottimizzare l'allenamento senza incorrere in dolorini vari o peggio ancora, in infortuni veri e propri.Soprattutto se hai iniziato da poco a dedicarti alla corsa, che nel tempo se sarai costante ti darà tante soddisfazioni, il consiglio che ti do è di iniziare a correre su terreni morbidi, come ad esempio un bel prato. In questo modo, le tue articolazioni ed i tuoi muscoli saranno sollecitati dolcemente e potrai abituarti al gesto atletico senza troppo stress, in modo graduale ed efficace. I dolorini non mancheranno, ma saranno dolori " produttivi" di adattamento.Lo stesso non può dirsi per quanto riguarda la corsa sulla spiaggia. In questo caso, il terreno si presenta troppo variabile e sconnesso,il piede non appoggia mai nel modo giusto,l'effetto è eccessivamente ammortizzante e non va bene. Se sei alle prime armi, rischi di farti male. Se l'idea di correre sulla spiaggia è fra i tuoi sogni, lascia passare qualche mese di allenamento, in maniera tale da far acquisire ai tuoi muscoli e tendini un altro certa "robustezza", preferendo sempre la battigia che offra un terreno più compatto.Vuoi correre in pista? Buona idea. Fai tuttavia attenzione a non eccedere con i km percorsi. La pista di atletica è sicuramente uno scenario molto stimolante in cui correre, però è adatta ad allenamenti per lo più tecnici. Non è adatta per macinare km su km essendo comunque molto elastica che sollecita notevolmente tendini ed articolazioni. Organizza in pista degli allenamenti non eccessivamente lunghi o magari più specifici ( ne parleremo).Sicuramente, la maggior parte delle persone che pratica la corsa si allena nelle strade del proprio centro abitato. Scenari quotidiani fatti di dettagli mai visti prima, di incontri, di scenari mozzafiato. Le case, gli alberi, anche un'insegna potrà diventare un punto di riferimento per il chilometraggio ed osare sempre di più. Un consiglio: quando corri in strada, mantieni alto il tuo livello di attenzione!!Evita strade troppo trafficate o troppo isolate e corri sul lato sinistro della strada in base al tuo senso di marcia per vedere eventuali macchine che vengono dal senso opposto ed evitarle.Correre sul cemento? Decisamente no. Troppo traumatico. Tanti danni e nessun beneficio. Non correte affatto se dovete correre sul cemento, fate altro.Infine, consiglio di evitare in genere terreni sconnessi, pietraie, fango o fondi ghiacciati. Sono da capire, da interpretare e nel frattempo rischiamo di farci male. E noi dobbiamo volerci bene!E tu? Dove corri?Irongabry 

sport, corsa, gare ed eventi

11esima edizione della Scalata Ndinnammare: un viaggio in salita lungo 19,5km

15 maggio 2017


Giorno 14 maggio si è svolta la 11esima edizione della Scalata Ndinnammare Trofeo Sportado Memorial Michele Scarantino con pendenza media del 6% max del 21% organizzata dalla Podistica Messina. Bella gente e tanto divertimento, con ritrovo e partenza dalla pista di atletica ex GIL  campo di Santamaria di Messina ed arrivo al Santuario di Ndinnammare a 1100m.di altitudine. Un percorso in salita su strada asfaltata fra la vegetazione montana, ombra ed aria pura lungo 19,5km.La giornata si è rivelata buona dal punto di vista meteorologico: le aspettative erano di una giornata con forte scirocco, quindi tanto umidita e nebbia. Invece...un bel sole ha fatto capolino, con cielo terso ed aria pura. Meglio così. Non fa particolarmente caldo.Partenza alle ore 9 puntuale. Inizia la mia gara.I primi km vanno via tranquilli, anche se la salita inizia fin da subito. Le gambe sono ancora fresche, ma bisogna andarci cauti, dosare bene le forze e preservarle per quando le salite ora gestibili diverranno dei veri e propri muri.Questa scalata mi piace molto, aspettavo questo evento con trepidazione! È un buon test, in vista degli impegni futuri.Man mano che inizia la salita, mi giro intorno con lo sguardo, anche per cercare di gestire la mente ed osservo il paesaggio: piano piano le case lasciano il posto alla vegetazione, agli arbusti, ad un panorama via via meno cittadino e sempre più montano. Gli alberi con la loro ombra danno ristoro, ed un leggero venticello di maestrale accarezza ogni tanto il mio volto quasi a volermi dare conforto. E passano così i primi dieci km: le pendenze sono gestibili dosando bene le energie ed il fiato,  qualche strappo in salita più pesante, ma anche tratti in falso piano dove è possibile rifiatare e recuperare. Il vantaggio è la gradevolezza del percorso ed il fatto che grand parte del tracciato, eccezione fatta per i primi 4 km circa, è all'ombra degli alberi.Passato "Don Minicu" ( i cui panini resteranno nella storia) ha inizio il tratto più duro. A circa 8 km dal traguardo, infatti, lo scenario cambia e le salite diventano dei veri e propri muri con massimi del 21%.Caspita! Le gambe ed i muscoli mi bruciano parecchio, malgrado i numerosi allenamenti in salita di questi mesi. Corro con lo sguardo rivolto verso il basso cercando di non farmi condizionare mentalmente dalla vista della salita così ripida e vado avanti.Un po' tutti in questo tratto alterniamo cammino a corsa. Una bella sfida, per il corpo e per la mente! Forse non ho ancora smaltito bene i 27km di salita corsi la settimana scorsa. Do un'occhiata al cardiofrequenzimentro: le pulsazioni sono ok, vado avanti, la fatica non esiste mi ripeto."Mi sono allenata bene in questi mesi" mi incoraggio. Mi guardo intorno, cercando di distrarmi dalla fatica lasciandomi coccolare dalla natura che mi circonda con la consapevolezza che il traguardo è lì a portata di mano. Mancano poco meno di 3km. Stringo i denti e vado avanti. Trovo la forza, la fatica scompare. Un breve tratto di falso piano mi permette di rifiatare. Mancano solo 1500m.E finalmente:  Ecco il traguardo!N.b. Gli ultimi trenta metri sono in discesa, che dopo 19,5 km di salita spaccano letteralmente le gambe.2ore e 17 minuti. Migliorato il record dell'anno precedente di cinque minuti. Sono soddisfatta. Poteva andare meglio, lo so, vedremo l'anno prossimo.Il panorama che si vede dal Santuario è a dir poco spettacolare: lo stretto di Messina da un lato e le isole Eolie dall'altro. Pazzesco! Adesso mi aspetta un degno ristoro.  Tutto sommato, le gambe stanno bene, l'allenamento ha dato i suoi frutti." lo stadio è per gli spettatori. Noi runners abbiamo la natura, ed è molto meglio" J. Vaaitanen.Irongabry 

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L’alibi (im)perfetto

01 febbraio 2017


Quotidianamente mi imbatto in conversazioni con persone che apprezzano la corsa, vorrebbero anche provarci, però….c’è sempre un però!Eh si, ricordate quel famoso detto ” FRA IL DIRE ED IL FARE C’È’ DI MEZZO IL MARE”?Ecco.La scusa più gettonata per non iniziare a correre è sicuramente la questione del tempo da dedicare alla corsa: in un mio precedente articolo al quale ti rimando, ho affrontato abbondamentemente l’argomento. Qui, voglio solo ricordarti che alla fine ognuno di noi ha a disposizione lo stesso numero di ore che sono state concesse a grandi personaggi come Einstein, Michelangelo… e sappiamo bene cosa hanno realizzato.E poi dai, la corsa ti potrà impegnare, giusto così per iniziare, dai 30 min ai 60 min due o tre volte a settimana. Fattibile….Quindi, sfatiamo questo alibi che non si trovi il tempo per correre: se vuoi puoi organizzarti, hai 24 ore al giorno a disposizione! NO EXCUSE! Magari potresti guadagnare del tempo da dedicare alla corsa prendendo la sana abitudine di alzarti presto al mattino….invece di oziare nel letto. D’altro canto, la corsa al mattino presto ha i suoi vantaggi: seppur non sarai sicuramente al top della forma, per via dei muscoli ancora addormentati dal riposo notturno, vuoi mettere la pace e la tranquillità che avrai e l’aria pura che respirerai? In più, veder l’alba é uno spettacolo unico che rigenera i sensi e ti prepara ad affrontare la giornata con nuova vitalità.Altra scusa nella top list delle scuse per non correr é il fattore meteorologico. “Fa troppo caldo” oppure ” fa troppo freddo” per correre, ” oggi volevo correre un pò ma ha iniziato a piovigginare”, ”  no no non corro é nuvoloso” e bla bla bla… ALLORA: posto che correre sotto la pioggia è ( per esperienza personale) una sensazione unica e liberatoria, se non esiste la condizione perfetta per correre, la si crea! Perciò,  non crearti troppi troppi mentali inutili, indossa le scarpe da corsa ed esci. Sole, vento, pioggia, caldo, freddo, neve sono delle variabili delle quali non deve fregarti proprio nulla!Altra scusa è quella del ” VORREI PROVARE A CORRERE, MA MI VERGOGNO DI FARMI VEDERE CHISSÀ COSA PENSERÀ LA GENTE”. Ma esattamente, cosa dovrebbe pensare “la gente”? E anche se fosse, è un problema loro non tuo. Ma poi “la gente” chi? “La gente” che non corre e non sa cosa si perde. Lascia stare, non ci pensare, vai a correre avrai solo da guadagnarci in benessere. Magari per qualcuno sarai un buon esempio. Chissà. La corsa è una cosa seria. È la miglior medicina.Solo tu, il tuo corpo e la tua mente. Irongabry

sport, corsa, benessere

YOU CAN DO IT!

30 gennaio 2017


Lo sport fa bene. Questo è un dato di fatto. Lo predico da sempre, lo pratico da sempre. Mi da gioia e tante soddisfazioni. Anche dopo una dura giornata di lavoro, cerco sempre di dedicare del tempo alla pratica della corsa ( il mio amore, ma anche nuoto e bici) per ritrovare nuove energie e scaricare lo stress quotidiano.Mi godo il panorama, il profumo del mare, il sole sulla pelle. Il miglior antidepressivo direi!! Una piacevole carica di endorfine che, se non risolverá magicamente le sfide quotidiane, quanto meno ci aiuterá ad affrontarle meglio ed a vincerle!Quante volte correre ( o camminare) a settimana?Diciamo che, se finalmente ti sei convinto che è meglio alzarsi dal divano e riprendere in mano il tuo stile di vita e migliorare il tuo benessere psicofisico, é sufficiente camminare ( o corricchiare, dipende dal tuo grado di allenamento) anche solo per 30 minuti al giorno, giusto per iniziare. L’ideale sarebbe farlo tutti i giorni ed in effetti, se ben ci pensi, non è così difficile da realizzare: usa le scale invece dell’ascensore, parcheggia la macchina più distante del solito dal luogo in cui dovrai andare, cammina piuttosto che prendere i mezzi di trasporto. Ti assicuro che, sebbene all’inizio potrebbe apparirti un’attivitá stancante, difficile o addirittura una perdita di tempo, piano piano imparerai ad apprezzare il fascino di una bella camminata, che ti permetterà di esplorare luoghi quotidiani in un’ottica nuova, con la scoperta di dettagli ai quali mai avresti pensato di fare caso. Con il passare dei giorni, potresti anche osare di più: aumenta gradualmente il tempo e la distanza percorsa, goditi le piacevoli sensazioni, respira, sorridi. Ogni progresso sarà un nuovo traguardo raggiunto! E ti sentirai una persona nuova, con tanta gioia di vivere! Se camminare quotidianamente non è nei tuoi progetti, potresti provare a farlo per due o tre volte a settimana, senza stress ma con costanza. La sensazione di benessere che proverai sarà tale che man mano non riuscirai più a farne a meno, e ti verrà naturale aumentare le uscite di cammino. Magari fatti accompagnare da qualcuno, almeno all’inizio. Troverai la motivazione o sará lei a trovare te! Sei pronto? Andiamo!Stay tuned!Irongabry

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Alzati e cammina!

29 gennaio 2017


Beh…il titolo rende l’idea.Il problema è che l’odierna societá spesso e volentieri ci impone di trascorrere tante ore seduti dietro una scrivania.. a questo si aggiunge il fatto che appena tornati a casa dopo una dura giornata di lavoro, non riusciamo a resistere al fascino del DIVANO: no no no, così non va!ALZATI E CAMMINA!Schiodati dal letto o dalla scrivania, c’è un mondo fuori che ti aspetta!!Il tempo per andare a correre si trova. Quante persone incontro che mi dicono: “a tu corri beata te che hai tempo”. Ecco, questa è una frase che non sopporto: “non ho tempo per…”. Che sia corsa o altro, il dire “non ho tempo per…” è quanto di più demotivante possa esistere. Dunque, facciamo due conti: un giorno dura 24 ore. Di queste 24 ore, circa otto le impieghiamo dormendo ( o così dovrebbe essere). Ne restano 16. In queste 16 ore, la corsa nello specifico puo impegnare dai 30 ai 60 minuti( o anche più dipende il tuo livello) per tre, quattro volte a settimana. Ma anche due tutto sommato se non hai pretese competitive, giusto per iniziare a fare qualcosa e volerti bene. E non si trova il tempo? La mia esperienza personale, per il tipo di lavoro che faccio, mi porta veramente ad impiegare gran parte delle mie 16 ore di cui parlavamo prima dividendomi fra lavoro ( che assorbe gran parte della giornata) famiglia e sport. Anche alla sera tardi trovo sempre un’oretta per allenarmi, magari avendo già preparato la cena o accontentandosi al rientro di quello che passa il convento. Non è facile, ma se una cosa si ama, come io amo lo sport, il tempo si trova. Sempre. Anche con il temporale. Fuori a correre! Ed è così anche nella vita. Trovate il tempo per fare le cose che vi piacciono. Impiegate quelle famose 16 ore ( orientative) per lavorare, sbrigare le faccende di casa, accudire figli, amare il proprio partner, fare sport, coltivare un hobby. Il tempo non torna indietro. La verità? Ne perdiamo tanto di tempo, ed inutilmente. E andiamo in tilt!. Relax, respira, organizza la giornata!! Il quotidiano non è tutto rose e fiori, gli imprevisti non mancano, ma per quel poco che ci è concesso, vogliamoci bene!Gabri F. 

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La mia colazione di stamane

21 dicembre 2016


Una colazione…diversa dalle solite! La colazione per eccellenza, soprattutto per noi italiani, è essenzialmente basata su cornetto e cappuccino, o comunque su cibi dolci.Premesso che non sono mai stata sostenitrice della colazione “all’italiana” anzi sono una delle, probabilmente poche persone, a cui non piacciono i dolci e non piacciono né cornetti ne cappuccino ( eresiaaaaa), voglio presentarvi la mia colazione di stamane. È un’idea per una colazione salata, per mangiare diverso dal solito ed assimilare tutti i nutrienti di cui abbiamo bisogno per iniziare bene la giornata.Di solito, apro il mio pasto mattutino con un frutto ( preferisco mangiarlo per primo perché si assimila meglio evitando gonfiori intestinali): stamane ho così mangiato una banana che per chi fa sport é un vero toccasana in quanto contiene sali minerali, zuccheri, vitamine per partire alla grande con il giusto sprint! Magnesio e potassio sono utilissimi per prevenire problemi muscolari e favorire il rilassamento sia fisico che mentale.Quindi è stato il turno di un bel vasetto di yogurt bianco naturale: zero zuccheri ( tanto già li ho assimilati con la banana) e tante proteine. Inoltre, lo yogurt contiene fermenti lattici vivi, utili per garantire il benessere intestinale e favorire la digestione. Le vitamine contenute nello yogurt sono utili per fortificare la salute di ossa, pelle e capelli.A questo punto dopo banana e yogurt ho mangiato….del salmone! Avete capito bene, del buon salmone che, considerando il periodo natalizio, sicuramente non mancherà sulle nostre tavole. Circa 150 gr. Di salmone per un ottimo apporto proteico e di grassi buoni ( il salmone contiene grassi omega3) utile per la salute di muscoli, cuore ed arterie. Magari all’inizio può sembrarvi non consono alla colazione, ma vi assicuro che è soltanto questione di abituare il palato. Fa benissimo.Quindi 3 fette biscottate bio integrali per chiudere il pasto per avere una giusta dose di carboidrati e fibre. I carboidrati preferisco sempre mangiarli a fine pasto per mantenere costante la glicemia.Per finire una bella tazza di tè verde, le cui innumerevoli proprietà sono state già descritte in un mio precedente articolo al quale vi rimando:)Il vantaggio della colazione salata? Permette di assimilare i nutrienti e le proteine di cui abbiamo bisogno evitanti picchi e successivi cali glicemici che ci porterebbero ad avvertire stanchezza e senso di fame già a metá mattinata che ci porterebbero ad assumere caffè succhi di frutta o altri dolci. La colazione salata ci permette di arrivare fino a l’ora di pranzo con ottimi livelli di energia e garantisce un potere saziante a lungo termine grazie al fatto che la glicemia, evitando zuccheri e troppi carboidrati, si mantiene costante.Buona colazione a tutti!Gabri F. 

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La mia maratona di New York

17 dicembre 2016


Ancora oggi non ci credo: il 6 novembre scorso ho corso la maratona di New York! La mia prima maratona. Un sogno finalmente diventato realtà, con tanti sacrifici, difficoltá anche per via degli allenamenti lunghi con 40 gradi all’ombra durante il periodo estivo però senza mai perdere di vista l’obiettivo che era chiaro e ben focalizzato nella mia mente. Eh già, perché la volontá, la forza mentale è fondamentale tanto quanto la forza fisica e anzi, proprio nei momenti in cui le gambe gridano basta fermati, è unicamente la mente, il vostro obiettivo focalizzato che è lì ad aspettarvi, a farvi andare avanti stringendo i denti fino alla fine. Per poi esultare, una volta tagliato il traguardo, in un misto di incredulitá ed euforia, fissando quella tanto sudata medaglia con le lacrime agli occhi e pensare CE L’HO FATTA! Sveglia alle 4. Colazione senza eccessi e via. Si parte direzione Staten Island. Siamo in tantissimi!!! Tutto è super organizzato e quasi non mi rendo conto della moltitudine di persone intorno a me. La zona partenza ha un servizio di sicurezza allucinante, mi sento tranquilla e rilassata. Wow, sto per correre la maratona di New York!Correre una maratona è così. Potrebbe paragonarsi alle vicissitudini della vita: in quei 42195 m. si susseguono pensieri, sensazioni, stati d’animo. All’inizio sei soprattutto euforico: alla partenza, dopo l’inno americano ed il colpo di cannone,avevo l’adrenalina a mille. Lo sguardo fiero in avanti verso la salita del ponte di Verrazzano a realizzare la bellezza dello spettacolo innanzi ai miei occhi, complice una giornata a dir poco stupenda, anche se ventosa.  Passato il primo ponte, dove sei solo coni tuoi pensieri, ecco finalmente inizia il tifo del pubblico nelle strade! Quello che mi era sempre stato raccontato, finalmente lo sto vivendo: la quantità di persone nelle strade è impressionante, la folla ci accoglie con un boato pazzesco: ovunque è musica, incitamento, allegria. Gente di ogni nazionalitá ai margini delle strade di New York pronta a darti il suo supporto. Lasciatemelo dire: UNA FIGATA PAZZESCA!! Io e mio marito abbiamo deciso di fare la maratona insieme fianco a fianco. I primi 21 km passano rapidamente e senza difficoltà, l’allenamento sulla mezza maratona è ormai consolidato, ne abbiamo corse parecchie, quindi andiamo avanti senza pensieri. Decidiamo di rifornirci di gel ogni 8 km e di bere ad ogni rifornimento.La strategia funziona.Il calore del pubblico ci fa compagnia, cerchiamo gli sguardi, le voci di connazionali che in italiano ci spronano ad andare avanti ( avevamo la canotta con scritto Italia). Attorno al 25esimo km mio marito avverte forti problemi intestinali, probabilmente dovuti ai sali minerali in connubio con lo sforzo fisico. Lo aspetto, recupera bene. Quindi passato questo momento di difficoltá, proseguiamo dritti verso la meta. Senza accorgercene arriviamo ai tanto temuti 30 km. Ma…il MURO NON ESISTE PER NOI! Certo, la fatica comincia a farsi sentire, però andiamo avanti ancora bene. La gente è sempre lì ad incitarci: un pubblico a dir poco spettacolare!35 km: cavolo, la fatica aumenta. Francesco sta soffrendo di più, forse si sarà disidratato a seguito del problemino avuto prima. Si stringono i denti e si va avanti. Le gambe cominciamo a farsi pesanti così cerchiamo di concentrarci sul pubblico e in generale su quello che ci circonda per distrarci dalle sensazioni negative che il nostro corpo vorrebbe mandarci.Ormai manca poco! Davanti a noi, una sig.ra piccoletta con una piccola gobba procede spedita nella sua gara. Scopriremo al termine che ha 85 anni.Poco più in là, un giovane con attaccato alla maglietta un cartello” I run for my mum”. Siamo quasi 70000mila, ed è affascinate soffermarsi sul fatto che ognuno di noi sia lì con la sua storia, con la sua motivazione. Non tutti sono atleti, c’è molta gente comune che corre ed affronta la maratona, ognuno di loro ha il suo perché. Così, arriviamo al 40esimo km: che fatica!!! Le gambe sembrano macigni, ma si corre ugualmente. Costeggiamo Central Park e soffriamo sul serio nel non riuscire a scorgere ancora il traguardo. MA DOV’È FINITO???? Il corpo vorrebbe fermarsi, ma la mente ci sorregge, ci spinge in avanti verso i 2 km e195m. che mancano ancora per realizzare il sogno. Le urla e gli incitamenti del pubblico diventano fondamentali per proseguire quando le energie stanno ormai per abbandonarti. ” GO GOOO!”” You can do it!!! ” FORZA ITALIA DAIII”. Così, ad un certo punto alzo lo sguardo e lo vedo: il traguardo è lì davanti a me! Mi viene da piangere e ridere allo stesso tempo. Quasi rallento per gustarmi l’arrivo: una sensazione stupenda ( ed ancora ora emozionante, credetemi)! Abbraccio Francescoe gli gridò CE L’ABBIAMO FATTA!!!! Guardò la medaglia al mio collo ancora incredula, la fissò più volte ed un sorriso ogni volta si illumina sul mio viso( anche adesso).Quello che posso dire oggi, a distanza di un mese e mezzo è che questa esperienza, seppur agli occhi di molti potrebbe sembrare banale, per me ha avuto un significato profondo. Mi sento profondamente arricchita,  sicuramente cambiata rispetto alla persona che ero prima della partenza. Grazie New York, resti sempre la città più bella del mondo. E i tuoi abitanti sono meravigliosi. L’Italia ha tanto da imparare. L’incitamento il calore della gente il rispetto per il runner senza distinzione di sesso è qualcosa di unico. L’amore per lo sport e per la corsa in particolare ma soprattutto il fatto che il runner sia valorizzato all’ennesima potenza insomma l’atmosfera di entusiasmo e libertà che si respira è unica! Avanti con i prossimi obiettivi!Gabri F.

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Bontá a tavola: La quinoa

17 dicembre 2016


Sembra un cereale…ma non lo é! La quinoa è una pianta appartenente alla famiglia delle chenopodiacee, imparentata con gli spinaci ed è un alimento ricco di proprietà, ottimo per l’alimentazione degli sportivi. L’aspetto ricorda quello della pastina ma non ha nulla a che vedere con quest’ultima: la quinoa è infatti un alimento privo di glutine e pertanto adatto all’alimentazione dei celiaci. Contiene una buona percentuale di sali minerali, ferro e vitamine ed un alto contenuto proteico tanto da rappresentare una valida alternativa alle proteine di origine animale. Altamente digeribile, è consigliato a sportivi, anziani, bambini e  donne in gravidanza ( ritengo che al di là di queste specifiche categorie di soggetti, tutti dovremmo inserire la quinoa nella nostra alimentazione).La quinoa è un alimento energizzante: 100gr. Di prodotto forniscono circa 350 calorie.Come si cucina?Il suo uso in cucina è particolarmente versatile: si può consumare a mò di zuppa, oppure realizzare delle polpettine, delle insalate fredde. Essendo ricoperta da una sostanza molto amara, la saponina, che ha una funzione protettiva evitando che la pianta sia attaccata dagli uccelli, vi consiglio VIVAMENTE e parlo per esperienza personale, di lavarla abbondantemente in acqua fredda prima del suo utilizzo ( ad esempio potreste versare la quinoa direttamente in un colino e lavarla sotto il getto d’acqua passandola fra le mani). Inoltre, considerate che tende ad aumentare decisamente di volume durante la cottura quindi non abbondate con le dosi ( nel mio caso poco meno di un bicchiere di plastica di quinoa mi permette di ottenere un bel piattone di prodotto cotto). Personalmente mi piace molto la quinoa preparata con le verdurine per la cui preparazione uso: Circa 65-70 gr. Di quinoa;Verdure a piacere ( pomodori, zucchine,  carote, melanzane ecc ecc);Metto a bollire la quinoa dopo averla sciacquata per bene sotto l’acqua fredda in un pentolino e la lascio cucinare per circa venti minuti. Poi la scolo e la metto a raffreddare. A parte preparo le verdurine, che siano lesse o grigliate. Alla fine metto tutto insieme et voilá  l’insalata di quinoa è pronta. In genere evito di abbinare alimento di origine animale essendo la quinoa un alimento già molto proteico di suo. Si può tranquillamente gustare fredda e conservare in frigo anche per il giorno successivo.Buon appetito!Gabri F.

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Correre con il caldo? Niente paura!

12 aprile 2016


In queste giornate in cui comincia a far capolino un bel sole ( tutt’altro che timido, almeno qui in Sicilia), un pensiero mi assilla: fa di nuovo caldo…troppo caldo NOO!Dovete sapere che correre con le tipiche temperature primaverili ed estive siciliane non è proprio il massimo, anzi in certe giornate diventa un vero e proprio incubo allenarsi anche durante ore serali ma non si possono abbandonare gli allenamenti, soprattutto dopo duri sacrifici durante i mesi invernali che verrebbero ad essere inevitabilmente compromessi.. E allora?Beh per fortuna esistono degli accorgimenti che è possibile adottare per rendere più agevole l’allenamento anche con il caldo.Anzitutto, consideriamo che il corpo umano durante il passaggio dall’inverno alla primavera con i primi tepori, deve progressivamente abituarsi alla nuova temperatura attraverso meccanismi di termoregolamentazione corporea. È quindi possibile che si abbia in questa fase un piccolo calo delle prestazioni nel momento in cui si affronta il caldo durante la corsa. Nel tempo, man mano che la temperatura esterna si stabilizza e il corpo si abitua, la situazione dovrebbe migliorare.È sempre bene mantenere il corpo idratato, bevendo regolarmente acqua sia durante l’allenamento, magari portando con se delle bottigliette o approfittando delle fontanelle di acqua potabile lungo la strada ( se ce ne sono) , sia durante la vita quotidiana a prescindere dall’attivitá svolta: il sudore fa perdere molti liquidi ed è bene reintegrarli al più presto per mantenere costante la temperatura corporea. Ricordate sempre che quando arriva lo stimolo della sete l’organismo é giá disidratato.Usare indumenti tecnici in grado di far traspirare la pelle magari di colore chiaro, un cappellino con visiera ed applicare sulle zone esposte una buona crema solare può altresì essere utile per preservare il corpo da colpi di calore o scottature. Ancora una volta la solita raccomandazione di evitare indumenti di cotone che non sono traspiranti e quindi in grado di disperdere il calore corporeo all’esterno e mantenere il corpo asciutto.È molto importante la scelta del l’orario in cui correre: preferibilmente le prime ore del mattino o la sera all’imbrunire. Personalmente, quando posso preferisco correre la sera in quanto mi permette di scaricare lo stress accumulato durante la giornata, ma soprattutto non ho il problema del sole che picchia da morire sulla mia povera testa in particolare durante l’allenamento lungo…Vedo tante persone correre con 20 gradi e oltre con abbigliamento pesante o k-way: niente di più sbagliato. Sia chiaro, sudare non è sinonimo di dimagrimento o per meglio dire, il calo ponderale è dovuto alla momentanea perdita di liquidi che tuttavia devono essere al più presto reintegrati. Il grasso corporeo resta lì: Non fa bene, si rischia un colpo di calore o un collasso. Piuttosto, se avete bisogno di perdere qualche kg, abbinate esercizio fisico ad una corretta alimentazione dietro consiglio di uno specialista: i risultati  non mancheranno.Inserite nella vostra dieta tanta frutta e verdura che contengono i sali minerali e le vitamine utili per affrontare le perdite di liquidi e sali durante la corsa e ricordatevi sempre di eseguire gli opportuni accertamenti medici del caso prima di intraprendere una qualsiasi attività fisica.Non esitate a fermarmi appena avvertite qualcosa di strano come capogiri, nausea, vista annebbiata: il corpo manda campanelli d’allarme che è bene ascoltare! Bisogna correre soprattutto con la testa, oltrepassare i limiti non deve essere sinonimo di pericolo per la nostra salute!!Alla prossima e buone corse!!Gabry F.

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Il fitwalking: l’arte del camminare

18 marzo 2016


Quotidianamente mi capita di vedere tanta gente che, anzichè correre, preferisce tenersi in forma camminando. Camminare fa bene, nessun dubbio, ma per riuscire ad ottenere certi risultati ed essere in forma bisogna farlo in un certo modo.In altre parole, camminare fa bene, ma siamo sicuri di camminare bene?La tecnica del fitwalking nasce nel 2001 ad opera dei fratelli Damilano, olimpionici della marcia: è l’ideale per chi cerca il raggiungimento della forma e del benessere psicofisico senza stress eccessivo e senza sovraccaricare i muscoli. Il fitwalking consente, pertanto, il mantenimento di un buon tono muscolare ed è utile nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Contribuisce a rafforzare l’autostima liberando stress e tensioni.Pensate per un attimo alle sensazioni che provate durante una bella passeggiata all’aria aperta magari con un timido sole primaverile. Bello eh?Il fitwalking è qualcosa in più del semplice camminare. Per trasformarVi da semplici camminatori a fitwalker è necessario acquisire una precisa tecnica, facile da apprendere:l’appoggio dei piedi è fondamentale: bisogna imparare ad appoggiare la pianta per bene a contatto con il suolo, partendo dal tallone ed effettuando la rullata per dare la spinta in avanti: appoggio a pianta piena e spinta vigorosa fino alla punta delle dita;la velocità è superiore a quella di una semplice passeggiata: bisogna tenere un buon ritmo in maniera tale da far salire un po’ i battiti cardiaci e mettere in moto il metabolismo;il movimento delle gambe durante l’appoggio e la rullata dovrà pertanto essere energico, dobbiamo sentire i muscoli lavorare!!Per muoversi con la giusta velocità e fluidità il movimento del bacino deve essere ampio e armonico. Il tronco invece deve essere in asse con le gambe e dunque né troppo in avanti né indietro. Questo movimento permette di tonificare i muscoli letali del tronco ed il girovita con vantaggi anche di tipo estetico;le spalle devono assecondare il movimento delle braccia e devono restare morbide, verso il basso. Evitate di chiudervi in avanti e cercate di mantenere il busto eretto con sguardo fiero in avanti ben saldi sulle gambe. Testa ben dritta con massima naturalezza, la colonna vertebrale deve essere ben distesa. Sentitevi fieri di voi stessi e di ciò che state facendo, sentitevi i padroni del mondo in quel momento, vedrete come la postura sarà perfetta!!!Le braccia devono essere piegate ad angolo retto e avanzare con vigore avanti e indietro fino a disegnare un ampio arco. Realizzate un movimento oscillatorio formidabile impulso durante il passo. Quando la gamba destra avanza oscilla il braccio sinistro e viceversa. Il gomito deve indietreggiare fino al livello della spalla, mentre le mani, leggermente socchiuse, devono raggiungere un ipotetico punto centrale tra l’ombelico e lo sterno.Scegliete delle buone scarpe, ne esistono di specifiche per la pratica del fitwalking: il tacco è dotato di maggiore smussatura che permette un migliore impatto con il tallone agevolando la fase di rullata.l’abbigliamento dovrà essere adeguato alle condizioni climatiche evitando di coprirsi troppo. Come tutte le attività, anche il fitwalking comporta un aumento della temperatura corporea quindi vestirsi troppo potrebbe dar luogo a spiacevoli inconvenienti. Meglio patire un po di freddo all’inizio dell’allenamento, tanto passa in fretta. L’abbigliamento tecnico da corsa ad esempio, va benissimo anche per il fitwalking. Una persona del peso di 70 kg che percorre 7 km in fitwalking brucia circa 420 cal.Ormai la pratica del fitwalking è così diffusa al punto che esiste associazioni dedicate a questa disciplina e competizioni agguerritissime alle quali è possibile partecipare divertendosi!! Date un’occhiata sul web, ce n’è per tutti i gusti!!Alla prossimaIrongabry

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Let’s go running!

17 marzo 2016


Avete deciso di iniziare a correre? BENE! la volontà prima di tutto! In pratica... Non improvvisatevi runners. Sia chiaro, correre è un'attività senz'altro benefica per il nostro organismo ( come già visto in un mio precedente post) ma è opportuno farlo con i giusti accorgimenti per evitare infortuni e conseguente perdita di motivazione.Prima di intraprendere una qualsiasi attivitá fisica, sarebbe opportuno sottoporsi a visita medica, in modo tale da poter avere un quadro generale della propria salute fisica e poter valutare con gli eventuali necessari accorgimenti, lo sport da praticare nel modo più efficiente e benefico possibile. Nel caso vogliate praticare uno sport a livello agonistico è necessario ottenere il rilascio del certificato medico agonistico previi accertamenti del caso da parte di medico specializzato ( medico dello sport).Una volta ottenuta l'idoneità alla pratica sportiva, sarà finalmente possibile cimentarsi in sicurezza nella pratica del proprio sport preferito!MA COME?È importante procedere a piccoli passi. E soprattutto, bisogna avere pazienza senza farsi prendere dallo sconforto. I risultati non si vedono dopo una singola corsa, e probabilmente non si vedranno nemmeno dopo un mese. Ma bisogna avere costanza e tenacia, essere cocciuti e perseverare, le fatiche saranno ripagate nel tempo. Non ci si improvvisa runners. Lo sport in generale è bello anche per questo: ti insegna ad avere pazienza, ad amare il senso di sacrificio, ad avere costanza accentando gli alti e i bassi, nello sport come nella vita. Ti permette di prendere coscienza Del tuo corpo, di avere maggiore consapevolezza di te stesso e delle tue potenzialità. Quindi massima motivazione sempre e comunque, anzi i momenti di sconforto sono proprio quelli in cui bisogna osare di più!!!lasciate perdere il divano...la vita è fuori!Dal momento in cui decidi di iniziare a correre, sei un runner. Attenzione a non strafare soprattutto durante i primi mesi di allenamento: l'inesperienza, il senso di euforia proprio della corsa grazie all'endorfine liberate, potrebbero portarti ad allenarti tutti i giorni. Non va bene. Allenati due, tre volte a settimana dando i giusti tempi di recupero ai muscoli che ancora ehm sono in fase di rodaggio! Assapora il divertimento non guardare i tempi. Almeno all'inizio.Alterna cammino a corsa se non riesci a tenere un certo ritmo in un primo momento. Affidati alle sensazioni. Piano piano aumenta i minuti di corsa cercando di forzare un po'. Pazienza e costanza. Non farti spaventare dalle distanze e soprattutto sogna il tuo risultato, poniti degli obiettivi. Vedrai, il tempo impiegato nell'allenamento ti darà ragione e soddisfazioni. Senza avere fretta.Come già detto in un mio precedente post al quale Ti rimando, occhio alla scelta delle scarpe. Una buona scarpa da corsa permette di scongiurare il rischio di dolori ed infortuni nel tempo. Scegli secondo le tue specifiche caratteristiche, consigliato dal personale specializzato presente nei vari negozi di running.Nulla sembra facile all'inizio. Puoi farcela! Tira fuori il carattere e la grinta!Let's go running!Irongabry

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Un toccasana per gli sportivi ( e non): il latte d'oro

16 marzo 2016


Il latte d'oro, detto anche Golden milk, è una bevanda ricchissima di proprietà benefiche ed antiossidanti. Deve il suo nome ( e il suo colore) alla curcuma che ne rappresenta uno degli ingredienti fondamentali, nota per le sue virtù terapeutiche antinfiammatorie ed anti tumorali.Nasce in India, dove i praticanti di yoga ne fanno un uso quotidiano  poiché migliora l’elasticità delle articolazioni e permette di mantenere più a lungo le posizioni. Quali sono le proprietà del latte d'oro??proprietà antinfiammatorie: questa bevanda potrebbe rivelassi efficace nel  prevenire e combattere problemi come artrite e ulcere gastriche. La medicina Ayurvedica considera il Golden Milk come una vera e propria aspirina naturale che può aiutare in caso di mal di testa, gonfiore e dolori di varia origine;proprietà elasticizzanti e lubrificanti:sempre secondo la medicina Ayurvedica, il latte d'oro è in grado di lenire disturbi muscolari ed alle articolazioni lubrificando le giunture e la colonna vertebrale. È questa la proprietá maggiormente conosciuta del latte d'oro, utile a tutti non soltanto a chi pratica sport o yoga;proprietà  depurative: assumere regolarmente il latte d'oro permette di purificare gli organi interni in particolare il fegato migliorando la funzionalità epatica. Per tale ragione, il Golden milk migliora le funzioni digestive favorendo la produzione della bile e contribuendo altresì al benessere dell'intestino;Sempre a detta degli esperti, il latte d’oro sarebbe in grado di tenere sotto controllo i livelli di colesterolo e prevenire l’ostruzione delle arterie. Sembrerebbe inoltre essere efficace nel regolarizzare il metabolismo e contribuire alla perdita di peso;il latte d'oro ha proprietà antibatteriche, antivirali contribuendo così a rinforzare il sistema immunitario;Può essere consumata anche prima di andare a dormire perché favorisce il sonno;Dona sollievo alle donne che soffrono di dolori mestruali perché agisce come antispasmodico naturale.Come si prepara?Allooora: per prima cosa bisogna preparare la pasta di curcuma che potrà essere conservata in un barattolo ed utilizzata all'occorrenza per preparare il Golden milk.Ingredienti per la pasta di curcuma:50gr. Di curcuma120ml. Di acqua naturaleBisogna scaldare l'acqua e versare pian piano la curcuma mescolando sempre, a fuoco basso, con quando non si sarà formata una sorta di pastella. Quindi lasciare raffreddare e conservare in barattolo chiuso ermeticamente ( si mantiene per circa 40 gg).Secondo la medicina Ayurvedica, per preparare la dose di latte d’oro per una persona versare 1 tazza di latte di riso (o di avena) in un pentolino, aggiungere mezzo cucchiaino di pasta di curcuma e scaldare fino a quando si vedrà fumare la bevanda. Quindi versare in tazza e aggiungere 1 cucchiaino di miele, 1 cucchiaino di olio di mandorle dolci per uso alimentare e la spolverata di cannella in polvere. Mescolare bene. I maestri yogi ne consigliano l’uso per 40 giorni consecutivi.Personalmente, anche se non è proprio il latte d'oro, certe volte la sera prima di coricarmi bevo una bella tazzona di latte scremato con una bella spolverata di curcuma. Non sarà Golden milk secondo la ricetta tradizionale, ma il gusto è davvero ottimo e comunque data la presenza della curcuma e le proteine del latte, le proprietà benefiche sono comunque presenti.Non dovrebbe mai mancare nell'alimentazione dello sportivo!Alla prossimaIrongabry

sport, corsa

Scende la pioggia ma che fa...

04 marzo 2016


Toh piove! Dilemma: vado a correre o resto a casa?? È statisticamente provato: l'evento atmosferico più bloccante per il runner ( non solo principiante) è lei: LA PIOGGIA! Come se correndo sotto l'acqua dovessimo scioglierci da un momento all'altro. In effetti, fin da piccoli siamo stati abituati a rifugiarci dalla pioggia: perfino durante i temporali estivi quante raccomandazioni venivano date del tipo " attento, piove" " guarda che sta piovendo dove vai rischi di bagnarti" oppure ai primi accenni di pioggerella via a ripararci sotto qualche balcone o correre il più veloce possibile con il rischio di scivolare per "salvarci" dalla pioggia. Ora,a parte il discorso di messa in piega che la pioggia danneggia irrimediabilmente, a parte il discorso di una normale giornata lavorativa dove in effetti il rischio di rimanere bagnati per tutto il giorno non è...ehm...molto comodo, a parte violenti nubifragi dove in effetti è meglio stare comodi al chiuso, per il resto e soprattutto per gli allenamenti la pioggia non deve rappresentare un ostacolo. Certo, bisogna abituarsi, anche mentalmente a correre sotto l'acqua.E poi...quale abbigliamento scegliere? Per esperienza personale, mi ricordo la mia prima gara dove per il freddo e la pioggerella mi sono presentata al via con 4 felpe e un k-way oltre al cappellino.Temperatura 4 gradi. Beh all'inizio niente male, tutti battevano i denti io stavo bene..all'inizio. Una volta partiti, dopo pochi km mi sono letteralmente surriscaldata. Non sopportavo più nemmeno il cappello. Se si aggiunge che abbiamo pure sbagliato strada... Ma questa è un'altra storia.Tutto questo per dire che anche in presenza di condizioni meteo avverse, non bisogna appesantirsi nell'abbigliamento. Correre sotto la pioggia non richiede di indossare un k- way o una qualsiasi giacca impermeabile perché non permette alla pelle di traspirare. Potreste optare per una giacca tecnica adatta alla pioggia ma vi assicuro che dopo qualche km non la sopportereste per il caldo. Ricordate che il corpo produce calore durante la corsa. Anche se all'inizio si avverte freddo, poco dopo aver iniziato l'allenamento questa sensazione resta uno ricordo.È questione di abitudine. Ormai riesco a correre in maglietta e pantaloncini anche sotto una bella pioggia costante (n.b. Non temporale forte o nubifragio in quel caso per sicurezza sto al chiuso magari facendo una seduta di palestra). L'importante è cambiarsi immediatamente una volta terminato l'allenamento e nel caso di capelli bagnati tamponarlo ed avvolgerli in un asciugamano asciutto nell'attesa di asciugarli con il phon.Correre sotto la pioggia trasmette un senso di libertà pazzesco. Le goccioline man mano non si avvertono più diventano un tutt'uno con il nostro corpo. La pioggia mantiene la temperatura corporea costante ed evita che il corpo si surriscaldi. Recentemente ho corso una mezza maratona sotto l'acqua: bellissima gara, senza bisogno di spugnature e con bisogno di bere ridimensionato.E non è vero che la pioggia sia necessariamente sinonimo di malanno: ammalarsi dipende dagli sbalzi di temperatura non dalla pioggia in se. Con gli opportuni accorgimenti, evitando di rimanere per troppo tempo con gli abiti inzuppati o i capelli bagnati e non esponendosi a correnti d'aria, correre sotto la pioggia può anzi contribuire a rafforzare il sistema immunitario.Nota negativa: le scarpe inzuppate dalla pioggia diventano pesantissime e si corre il rischio di ritrovarsi con delle vescichette. Ma l'applicazione di pomate antisfregamento può scongiurare questi ultimi spiacevoli inconvenienti.alla prossima!Irongabry

sport, corsa

L’appoggio del piede

03 marzo 2016


Comprendere come funzionino i meccanismi di appoggio del piede si rivela essere di fondamentale importanza sia per la scelta delle scarpe più adatte per correre, sia per correggere eventuali difetti ottimizzando così il gesto atletico, scongiurando il rischio di infortuni.PRONAZIONE E SUPINAZIONENell’ambito medico, la pronazione indica la fisiologica rotazione del piede verso l’interno, mentre con supinazione si indica una certa rigidità articolare per cui il podista non riesce a eseguire la pronazione fisiologica del piede e ruota verso l’esterno.Analizziamo le diverse fasi di appoggio: contatto, appoggio o fase intermedia e spinta.Durante la fase di contatto che ha la durata di circa il 25% dell’intero ciclo  il piede atterra al suolo con differenti angolature utilizzando la parte esterna del calcagno. Nella fase di appoggio che dura circa il 40%, il peso di corpo viene poi totalmente sorretto dal piede, e le forze di compressione meglio disperse, con una fisiologica rotazione del piede verso l’interno detta pronazione. Infine, durante la fase di spinta che dura circa il 35% dell’intero ciclo, il piede ruota verso l’esterno e va in supinazione e funziona come una leva rigida che trasmette la forza esplosiva al terreno e consente all’atleta di avanzare.Di pronazione e supinazione nella corsa si è cominciato a parlare agli inizi degli anni ottanta con la concezione che tali termini facessero riferimento a difetti di appoggio del podista che dovevano essere corretti attraverso plantari appositi. Tale approccio sicuramente condivisibile, determinava però l’alterazione degli equilibri di ogni singolo runner che, corretto l’appoggio, finiva con l’infortunarsi. La realtà, provata sulla mia pelle fra le altre cose, è che correggere l’appoggio ha senso nella misura in cui si accerti l’esistenza di un problema specifico. Diversamente, si dovrebbe continuare a correre ognuno con il proprio appoggio come si è sempre fatto, al fine di preservare la naturalità del gesto e l’equilibrio bio meccanico proprio di ciascuno di noi. Personalmente, sotto consiglio sbagliato all’inizio della mia carriera, ho acquistato un paio di scarpe che avrebbero dovuto correggere il mio appoggio. Risultato? Una fastidiosa sindrome della bandeletta ileotibiale che poi è diventata anche fascite plantare. Morale della favola: ho cambiato scarpe. Non avevo nessun problema con il mio appoggio naturale eppure avevo provato a correggerlo, sbagliando. Piano piano la situazione è tornata alla normalità.Il problema potrebbe sorgere nel momento in cui la pronazione o la supinazione risultino eccessive e diano luogo a patologie muscolari o tendinee. In questo caso, previo consiglio medico, si potrà optare per la scelta di calzature da corsa specifiche o plantari in grado di correggere il difetto. Senza dimenticare mai lo stretchingESISTE L’APPOGGIO IDEALE?Si consideri che ogni deformazione dell’appoggio del piede ha delle ripercussioni sulla nostra schiena, in particolare sulla curvatura lombare. Dalla pianta del piede partono, infatti, impulsi propriocettivi che arrivano fin su a livello della cervicale lungo tutta la colonna vertebrale e le sue curvature che,una volta elaborati,  sono fondamentali per mantenere l’equilibrio durante la corsa.In particolare, il tipo di appoggio del piede al suolo varia in rapporto della velocità: più si va lenti, più l’impatto sarà di tallone ( ovviamente le eccezioni non mancano); più si aumenta la velocità, più la tendenza sarà di appoggiare con l’avampiede o la punta ( avete presente i velocisti e le scarpette chiodate? I chiodi sono esclusivamente sull’avampiede). Il tallone non è un buon ammortizzatore, e in ogni caso, la durata di appoggio al suolo è leggermente più lunga ( circa 3 centesimi di secondo). Viceversa impattare di avampiede potrà avere un buon effetto ammortizzante grazie al sistema complesso di ossicini muscoli e legamenti anche se si avrà un maggiore carico statico mancando di fatto la rullata del piede.Il problema è quindi quello di capire se in effetti possa esistere un appoggio ideale. Nel corso degli anni si sono dibattuti gli argomenti più disparati al riguardo: ad esempio la filosofia del barefoot, della corsa a piedi nudi, del correre naturale che rivoluziona il modo di intendere tradizionalmente la tecnica di corsa e l’idea di appoggio del piede.Ovvio che, a seconda del tipo di appoggio potranno essere sollecitate alcune piuttosto che altre parti del nostro corpo: ad esempio correre di tallone sollecita maggiormente ginocchia rispetto a chi corre di avampiede, ma quest’ultimo tipo di appoggio sollecita maggiormente le caviglie.Quindi come comportarsi?Sicuramente la scelta di un ottimo paio di scarpe di categoria adatta alle nostre esigenze di corsa potrà aiutarci in questo senso. Inoltre, l’appoggio del piede deve essere sempre rapportato alle caratteristiche del terreno dove si corre. Sarà più ammortizzante una corsa sull’erba che una sull’asfalto, in grado di ammortizzare solo il 5% dell’energia negativa propria della corsa (correre su un manto erboso circa il 50%). Una buona scarpa o soletta può incrementare l’effetto ammortizzante ( ad esempio correre a piedi nudi sull’erba equivale a correre con un buon paio di scarpe da corsa ammortizzanti sulla strada).Quindi, in base a tutte queste variabili che entrano in gioco, si è propensi a ritenere che l’appoggio ideale non esiste. Esiste l’appoggio fisiologico proprio di ciascun podista in relazione al suo delicato equilibrio bio dinamico. Ogni correzione potrà rivelarsi utile solo in presenza di specifiche patologie fermo restando che, ogni forma di correzione andrà necessariamente ad incidere sulla prestazione e nel tempo, potrebbe portare alla sollecitazione ed affaticamento di alcune parti del corpo piuttosto di altre.Torneremo sull’argomento.Buonanotte!Gabry F.

sport, nuoto

Nuotareeee oh ohhh.

02 marzo 2016


Ebbene sì. Oltre alla corsa, una mia grande passione è il nuoto. Lo pratico ormai da parecchi anni e devo dire che nuotare due volte a settimana mi permette di rendere meglio anche nella corsa (Ne parleremo più in là). D’altro canto, il nuoto è una delle discipline più antiche praticate dall’uomo ed è sicuramente in grado di regalare a chi lo pratica innumerevoli benefici che agiscono sul corpo e sulla mente.Sport completo e salutare per antonomasia, può essere praticato da tutti, ed è  annoverabile fra i non pericolosi proprio perchè si  svolge in acqua, con zero impatto sulle articolazioni e per tal motivo adatto anche alle donne in gravidanza.Nuotare consente uno sviluppo armonico della muscolatura con piccole incidenze su pettorali, bicipiti, addominali e glutei a seconda dello stile scelto. I vantaggi del nuoto riguardano soprattutto il fatto che essendo il corpo sostenuto dall’acqua non si stressano le giunture ed ossa. I movimenti possono essere gestiti in base alle nostre capacità in quanto la resistenza è data dalla velocità ( più si andrà veloci più resistenza incontreremo nel compiere il gesto atletico).Il nuoto ha numerosi benefici:Favorisce lo sviluppo della massa magra ( muscolo). È uno sport aerobico che, a differenza di altri quali ad esempio la corsa, non comporta aumento della temperatura corporea e sudorazione;utile per combattere la cellulite migliorando la circolazione sanguigna. Inoltre nuotare determina un costante massaggio alle gambe che aiuta a sgonfiare edemi e ridurre inestetismi, contribuendo a rimodellare il corpo in modo dolce ed armonioso;come qualsiasi altro sport, anche il nuoto migliora la forma psicofisica liberando dallo stress e favorendo la produzione di endorfine. Inoltre, richiede una grande capacità di concentrazione e coordinamento.Inoltre, il nuoto determina un allargamento della gabbia toracica incrementando la capacità polmonare ( utilissimo per chi corre) insegnando a ritmare inspirazione ed espirazione. Riduce il rischio di infarto, colesterolo cattivo e pressione arteriosa agendo direttamente sull’apparato cardio circolatorio.È una disciplina adatta anche ai neonati dai tre mesi in su in quanto dotati di ottima capacità di galleggiamento.È adatta alle donne gravide al fine di mantenere buona tonicità ed elasticità muscolare e controllare il peso.È adatta agli anziani per il minor impatto sulle articolazioni.Si consiglia di praticarlo almeno due volte a settimana previa visita medica al fine di valutare la presenta di specifiche controindicazioni.Alla prossima!Gabry F.

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Come scegliere le scarpe da running 2 parte

02 marzo 2016


La classificazione delle scarpe da running si rivela essere molto utile in quanto facilita, sicuramente,  l'individuazione e la scelta della calzatura sportiva adatta ad ogni atleta, rispondendo alle specifiche esigenze di ognuno di noi.Bisogna valutare attentamente le varie categorie ma prima di tutto, come detto nel mio precedente post, bisogna affidarsi alle sensazioni personali che percepiamo nel momento in cui si indossano per la prima volta le scarpe da corsa che vorremmo acquistare (al riguardo, Ti rimando alla prima parte di questo articolo).Fatta questa breve premessa, le scarpe da running si suddividono in 8 categorie principali ognuna con specifiche caratteristiche tecniche. Vediamole nel dettaglio:1. Categoria A0:Dette anche minimaliste, sono scarpe da corsa "ridotte all'osso". Fanno parte di una vera e propria filosofia della corsa e di scarpe che si propone di rilanciare l'idea del correre naturale senza ammortizzazioni, a contatto diretto con il terreno come se si corresse a piedi nudi. La scarpa funge in questo caso unicamente da protezione del piede. Esempio sono le Vibram Fivefinger( le famose scarpe con le dita). Trattasi di scarpe in cui tutti i materiali superflui vengono eliminati, ma non per questo sono meno efficaci. La suola è composta da un solo strato permettendo al piede ed alle dita di muoversi con la massima libertá. Sono scarpe ovviamente ultraleggere e si consiglia un approccio graduale con questo tipo di calzatura, bisogna prenderci confidenza. La sensazione, calzandole è quella di avere una seconda pelle e dopo pochi passi, ci si rende conto come la postura sia modificata e come l'appoggio del piede cambi rispetto a quando si indossa un qualsiasi altro paio di scarpe da corsa non minimalista. Da provare, ma con cautela mancando di ammortizzazione, stabilità e avendo un differenziale tallone pianta molto basso.Consigliata per chi fa  ripetute brevi e veloci sotto i 3.30 al km. 2. Categoria A1:Dette anche "super leggere" hanno peso inferiore ai 250gr. In genere sono utilizzate soprattutto in gara non offrendo particolare ammortizzazione ( non indispensabile durante una competizione). Non offrono particolare stabilità e controllo della postura durante il gesto atletico e bisogna fare i conti con il fatto che l'impatto della corsa con il terreno verrà a ripercuotersi sulle articolazioni. Personalmente, le trovo molto comode durante una gara soprattutto entro i 10 km in quanto essendo molto molto leggere ed essendo molto leggera io, la falcata e la velocità di corsa risultano più fluide ( evitando la sensazione di avere delle zavorrine ai piedi). Possono essere utilizzate anche in pista al posto delle chiodate.Non sono adatte a runners pesanti ( over  70kg), pronatori e lenti ( impatto con il terreno notevole). Sconsigliate ai principianti.3. Categoria A2:Fanno parte di questa categoria scarpe il cui peso è normalmente compreso fra i 250gr e i 300gr.  Trattasi di scarpe leggere dotate di discreta ammortizzazione. Un buon compromesso per chi cerca leggerezza in una scarpa da corsa ma non vuole rinunciare alla protezione e supporto del piede.È una tipologia di scarpa ottima per atleti leggeri durante gli allenamenti o durante le gare per preservare maggiormente piedi ed articolazioni. Adatte a percorsi di velocitá e gare su brevi distanze, si sconsigliano ai principianti ed atleti che pesino più di 70 kg.4. Categoria A3:Scarpa ammortizzata il cui peso può variare tra i 300gr. e i 400gr.. Ciò che è immediatamente visibile mettendo a confronto una scarpa A1 e una A3 è la presenza in quest'ultima di un differenziale pianta tallone molto evidente: questo al fine di proteggere il tallone ed il tendine di Achille dagli impatti al suolo. Chiaramente una scarpa A3 avrà un potere ammortizzante per effetto del quale , con l'assorbimento della energia cinetica sviluppata, si ridurrà la prestazione in velocità. Sono scarpe ottime per chi si affaccia per la prima volta nel mondo del running essendo una scarpa comoda ed adatta ad un ampio pubblico compresi i lenti ed i runners sopra gli 80 kg. Sono scarpe adatte anche a chi si allena su medie o lunghe distanze, garantendo ammortizzazione e protezione per parecchi km. Non è una scarpa particolarmente performante, ma per gli allenamenti è consigliabile. 5. Categoria A4:Sono dette anche "stabili". Sono modelli molto confortevoli dotati di massima ammortizzazione a scapito della velocità.Valgono le stesse considerazioni tecniche fatte per le A3 anche se quest'ultime sono da preferirsi, salvo la presenza di specifici problemi e necessità anche di appoggio del runner che possa giustificarne la scelta ( utilizzare scarpe stabili in assenza di specifici problemi può creare problemi a soggetti dalla caviglia normodotata).In ogni caso, scarpa consigliata per atleti over 75kg con ritmi di corsa blandi.6. Categoria A5:Scarpe da trail running, la loro funzione è essenzialmente quella di proteggere il piede. Sono calzature usate per praticare fuoristrada, gare su sterrato o corse di skyrunning essendo dotate di suola con scalanature particolari per garantire la presa al suolo ed evitare spiacevoli inconvenienti a caviglie ed articolazioni in generale. Alcuni modelli sono altresì dotati di un buon livello di impermeabilizzazione sì da garantirne l'uso veramente in qualsiasi situazione di terreno sia esso roccia, fango, acqua, erba ecc ecc. Non consigliate per la pratica della corsa campestre in quando potrebbero risultare pesanti: meglio un paio di chiodate specifiche con chiodi 9-12mm.7. Categoria A8:In questa categoria rientrano le scarpe specialistiche, le cosiddette "chiodate". Personalmente le adoro, soprattutto durante le ripetute brevi in pista in quando garantiscono assoluta velocità e sono super leggere ( sembra quasi di volareeee). Ne esistono di diversi tipi a seconda della specialità di atletica leggera di riferimento. La caratteristica fondamentale è il fatto che tale scarpa non presenta ammortizzazione, ha una forma generalmente incurvata, il piatto della scarpa è più o meno rigido a seconda della specialità ed è munito di tacchetti o chiodi di dimensioni forma e numero variabile (sempre in rapporto alla specialità di atletica leggera). La funzione dei chiodi è proprio quella di rendere massimo il grip sulla pista che è già ammortizzata ed elastica di suo. Vi assicuro correre con le chiodate è una sensazione pazzesca di velocità, però occhio ai tendini, soprattutto tendine d'Achille e fascia plantare. Da usare con parsimonia specie se poco allenati o non proprio più giovincelli.Peso: tra i 100gr e i 200gr.8. Scarpe per il tempo libero:Sono le classiche scarpe da ginnastica. Tuttavia, NON sono adatte alla corsa!Sono scarpe da utilizzare nel tempo libero, in palestra, per stare comodi nella quotidianità o per compiere attività ove non si corra. Ottime per fare belle camminate ma ripeto non per correre in quanto si rischiano infiammazioni alle articolazioni.Nei negozi di articoli sportivi specializzati il personale saprà sicuramente consigliarvi in base alle vostre specifiche esigenze!  La corsa è si uno sport low cost, ma le scarpe sono tutto!!!! Quindi occhio!La prossima volta parleremo dei tipi di appoggio, altro argomento fondamentale per poter correre bene.Gabry F.

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Come scegliere le scarpe da running 1 parte

29 febbraio 2016


La corsa, come già accennato in un mio precedente post, è uno sport low cost: basta un buon paio di scarpe da running e tanta buona volontà. Ma….che scarpe scegliere? Bella domanda! il fatto è che la scelta della scarpa adatta avviene non sulla base dei propri gusti, del colore, non si sceglie la scarpa che piace ( anzi questo è proprio l’ultimo dei motivi per cui scegliere una scarpa piuttosto che un’altra). L’aspetto esteriore conta relativamente poco e ciò che bisogna considerare è la funzionalità della scarpa da corsa in rapporto alle specifiche caratteristiche di ognuno di noi.Questo perchè una scarpa poco adatta alle nostre esigenze di corsa potrebbe non supportare o proteggere adeguatamente gambe e piedi durante il gesto atletico: la scarpa da corsa deve diventare un tutt’uno con i nostri piedi, ci devi stare bene sentire il piede comodo, supportato ma non costretto. Ognuno di noi è un unicum e lo saranno anche i suoi piedi. Ogni piede è diverso dall’altro: c’è chi ha la pianta larga, chi quella stretta, le dita possono essere tozze o più affusolate. Nel momento in cui decidi di intraprendere questo fantastico sport il consiglio é quello di provare le scarpe: non nel senso di metterle ai piedi e farci qualche passetto, bensì nel senso di analizzare le varie sensazioni che la scarpa ti trasmette: ci sto comodo? Le dita sono distese? sento il piede fasciato ma non costretto? Un conto è camminare, un conto è correre. Per questo alcuni negozi specializzati oltre personale qualificato metto a disposizione dei tapis roulant per provare a correre con le scarpe che desideri acquistare. Altrimenti affidati alle sensazioni che la scarpa ti trasmette.Devi avere un’idea abbastanza chiara e precisa di ciò che stai acquistando.Bisogna valutare poi il grado di allenamento: corri occasionalmente o sei un podista accanito e convinto ( come me)? Nel primo caso potrai optare per una scarpa che ti protegga occasionalmente dall’impatto con il terreno durante la corsa, ad esempio una scarpa ben ammortizzata. Ciò perché la corsa ( ahimè) provoca dei traumi alle articolazioni sottoponendo il fisico ad un carico straordinario: quindi una buona scarpa ammortizzata è in grado di moderare, appunto, l’impatto delle articolazioni e della schiena al suolo. Nel secondo caso, essendo più allenato potrai optare per scarpe più leggere ovvero alternare allenamenti con scarpe più ammortizzate ( quando decidi di macinare molti km) ad allenamenti con scarpe più leggere ( per gustarti soprattutto la velocità).Consideriamo poi che ognuno di noi ha il suo stile di corsa: corri di tallone, di avampiede o di punta? Nel caso di appoggio prevalentemente di tallone, è meglio scegliere una scarpa con maggiore ammortizzazione: considera che durante la corsa il peso scaricato sui piedi può raggiungere 3/4 volte il tuo peso. Quindi vale anche il discorso che più sei leggero, meno ammortizzate potranno essere le tue scarpe. Ovviamente la scelta sarà inoltre influenzata dal tipo di percorso che hai scelto di intraprendere: vuoi correre lunghe distanze? Ci vuole una scarpa comoda, ammortizzata, magari mezzo punto in più del nostro numero di scarpe esatto ed adeguatamente traspiranti; vuoi dedicarti alla velocità? Potrai scegliere una scarpa con minor ammortizzazione ma sempre secondo le specifiche caratteristiche dei nostri piedi. L’errore più grande che si possa commettere è quello di iniziare a correre utilizzando il primo paio di scarpe sportive che troviamo nell’armadio: il rischio di fastidiose tendiniti, dolori articolari e piccole infiammazioni è sempre dietro l’angolo. Importante è inoltre la scelta delle calze che preservano i nostri piedi da vesciche, micosi e piaghe. Meglio sceglierne un paio tecnico con punta e tallone rinforzati. Lasciamo stare le calze in cotone essendo una fibra che trattiene calore ed umiditá. Oggi esistono per fortuna fibre tecniche sintetiche altamente traspiranti in grado di mantenere il piede asciutto e fresco e scongiurare il pericolo di ritrovarsi con enormi vesciche a fine allenamento. Nel prossimo articolo parleremo della classificazione delle calzature per corsa e della differenza di appoggio. Alla prossima! Gabry F. 

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Mens sana in corpore sano 2 parte

27 febbraio 2016


Ma chi te lo fa fare a correre....a fare sport...Quante volte mi sento ripetere questa frase. In realtá, purtroppo mi rendo conto come manchi nella nostra cultura un'adeguata considerazione dell'attività fisica quale mezzo per mantenere il nostro organismo in piena efficienza psicofisica, per garantire proprio quel delicato equilibrio fra mente e corpo che nel nostro vivere quotidiano viene continuamente alterato.Qualunque tipo di attività fisica ( sia essa corsa, nuoto, uno sport di squadra ma anche una bella camminata di almeno 40 minuti) fa bene a chi la pratica. L'organismo ne trae beneficio dal punto di vista cardiovascolare, del controllo del peso corporeo, nel mantenimento di una buona e robusta struttura muscolare. Una regolare attività fisica ( almeno 40 minuti al dì) permette inoltre di scaricare tensioni e gestire meglio lo stress contribuendo a migliorare il tono dell'umore. Naturalmente tutto ciò nei limiti delle proprie capacità fisiche e tenendo conto di eventuali specifiche controindicazioni nel singolo caso concreto( è sempre bene sottoporsi a visita medica prima di intraprendere una qualsiasi tipologia di attività fisica per valutare il proprio stato di salute di partenza).Esistono attività per tutti i gusti e tutti i portafogli, ma la più semplice, la più economica e libera da imposizioni di orari e strutture è Lei: la corsa.Probabilmente sarò di parte ( anche se in realtà sono sostenitrice  del multi sport... Ci torneremo) ma la corsa riserva dei piacevoli e benefici effetti sul corpo umano:Correre fa bene all'apparato cardiocircolatorio: combatte l'ipertensione, migliora l'efficienza cardiaca e, cosa importantissima, aiuta a tenere sotto controllo il colesterolo;Correre aiuta a tenere sotto controllo il livello degli zuccheri nel sangue. L' attività podistica infatti fa sì che i muscoli vadano a prelevare e bruciare una maggiore quantità di glucosio nel sangue: trattasi di un fattore estremamente importante sia per i diabetici che per i soggetti con problemi di iperglicemia;Correre aiuta a tenere sotto controllo il peso corporeo: questo è l'effetto sicuramente più conosciuto del praticare un!attività fisica. Gestire attraverso la corsa il peso e tenere sotto controllo il grasso corporeo non garantisce dei risultati unicamente dal punto di vista estetico. Sappiate che grasso corporeo in eccesso è sinonimo di arteriosclerosi, possibili disturbi cardiaci e circolatori ed al fegato. La corsa favorisce la lipolisi con guadagno in termini di salute bellezza e giovinezza nel tempo;Correre aiuta a riposare meglio e libera dallo stress, aumentando la produzione di serotonina che influenza il ritmo sonno-veglia. La corsa stimola inoltre, come già accennato in un mio precedente post, la produzione di endorfine che provocano un'innalzamento della soglia del dolore e di conseguenza riducono gli effetti negativi della tensione nervosa migliorando il tono dell'umore. Un incremento della resistenza fisica e psichica e la forza di volontà utilizzata durante l'allenamento generano sicuramente un rafforzamento dell'autostima e della fiducia in se stessi;Concludo con una frase di Jeremy Wariner: "mi hanno chiesto: perché corri?. Io ho risposto: perché tu sei fermo?".a buon intenditor...Gabry F.

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Mens sana in corpore sano 1 parte

24 febbraio 2016


“Mens sana in corpore sano”  così recitava Giovenale nella satira X. Nel significato moderno attribuito a tale locuzione latina,  l’intento è quello di sottolineare l’importanza dell’attività fisica quale mezzo per garantire e rafforzare la piena efficienza e la stretta interconnessione fra corpo e mente, in virtù dell’unità psicofisica che regola il delicato equilibrio del nostro organismo.Numerosi studi dimostrano infatti come soggetti fisicamente attivi sviluppino alti livelli di autostima e bassi livelli di stress e riescano a meglio gestire situazioni stressanti con maggiore rendimento nelle varie attività quotidiane.E poi fare attività fisica consente di liberare endorfine, sostanze prodotte naturalmente dal nostro organismo durante situazioni particolari, fra le quali l’attività sportiva, che consentono di avvertire meno lo stress e la fatica. Più se ne produce meglio è!! E restano in circolo per diverso tempo una volta terminata l’attività! Il risultato? Si è più sereni, più leggeri…più felici nonostante le difficoltà della vita. Avete mai visto un runner triste al termine di un allenamento? Stanco si, ma triste….direi proprio di no.L’importante è porsi degli obiettivi ed avere costanza e pazienza.. I risultati non mancheranno. Sicuramente il nostro fisico e la nostra mente ringrazieranno nel tempo. Al giorno d’oggi si é così tanto presi dagli impegni quotidiani al punto da considerare lo sport un qualcosa da fare ogni tanto, quando si ha tempo, attribuendogli un ruolo secondario e semplicemente ludico. In realtà fare attività fisica dovrebbe diventare una costante nelle nostre giornate: ben presto ci si renderebbe conto che praticare anche solo 40min di attività al giorno ( sia essa palestra, corsa, nuoto o una bella camminata) potrebbe aiutarci a sentirci migliori, ad avere più fiducia in noi stessi oltre gli innumerevoli vantaggi dal punto di vista fisico.Inoltre, si diventa più forti migliorando il sistema immunitario che diventa più resistente ai vari agenti patogeni.E se ci pensate, cosa sono 40 minuti al giorno nell’arco delle 24h??Assolutamente fattibile!!!E allora? Ancora qui?Gabry

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Run run run!!! GO GO GO!!!

23 febbraio 2016


La corsa..sempre pensato che sia un toccasana per la salute!Ed in effetti, anche se per i ” non addetti” il running potrebbe sembrare un’attività stancante e stressante per il nostro organismo, in realtà è un vero e proprio elisir di giovinezza e benessere!!E poi… È uno Sport assolutamente  low cost:  un buon paio di scarpe da corsa ( torneremo sull’argomento)  e tanta tanta buona volontà è quello che ci vuole. L’abbigliamento sarà facilmente reperibile nei nostri cassetti, avendo cura di evitare di indossare capi di cotone e preferendo a quest’ultimi quelli in tessuto tecnico in grado di asciugare rapidamente lasciando traspirare la pelle durante il gesto atletico. Una raccomandazione importante è quella di evitare di accumulare strati su strati di vestiti per paura di sentire freddo specie durante gli allenamenti invernali: il nostro organismo produce calore durante la corsa, pertanto dopo un paio di minuti, la sensazione di freddo sarà un lontano ricordo.  Provare per credere ( ve lo dice una che anche con zero gradi corre in maniche corte).Per lo stesso motivo, consiglio di evitare di correre con felpe e giubottini ( magari anche con il cappuccio alzato) quando la temperatura è gradevole con l’intento di sudare per dimagrire. Non si dimagrisce affatto si perdono solo liquidi ( che dovranno essere reintegrati al più presto) e si rischia un colpo di calore…Ugualmente piacevole è correre sotto la pioggia.. Si potrebbe in questo caso utilizzare una giacca anti pioggia, ma personalmente, a meno che non ci sia forte vento, evito di utilizzare questo capo di abbigliamento poiché tende a farmi sudare parecchio e rallentare l’allenamento. Alla fine la pioggia è amica, evita che il nostro organismo si surriscaldi e poi…vogliamo parlare del profondo senso di libertá che si prova nel correre mentre piove???La raccomandazione in tutti i casi é quella di cambiarsi o coprirsi immediatamente solo al termine dell’allenamento per evitare al corpo forti e compromettenti sbalzi di temperatura.L’uomo è progettato per correre!Alla prossima…Gabry

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Avete anche voi dei posti del ❤️? Dei luoghi dove andare a rifugiarsi per ritrovare pace e serenità? Io si, e anche diversi. Ad esempio, ritrovarmi in riva al mare magari con un bel sole e perdermi a vista nell’orizzonte infinito, nel punto dove cielo e mare si incontrano in un abbraccio senza fine, mi da tanta calma ed energia. Il sole con i suoi raggi e la brezza del mare mi accarezzano il viso... e mi sento bene☺️ #irongabryIl respiro che rasserena e ricarica. #breathe #respira #rilassamento #irongabry#loveyourself #irongabry“Ti viene data solo una piccola scintilla di follia. Non devi perderla”R. WilliamsPrima di prendere una qualsiasi decisione, è sempre opportuno porsi la domanda “come sto”? Facciamoci caso, nella quotidianità capita di chiedere alle persone che incontriamo “come stai” ma difficilmente ci preoccupiamo di analizzarci e chiederci come stiamo. 
In realtà, la consapevolezza del nostro stato d’animo in un preciso momento, conoscere e comprendere tale stato, è il primo passo per poterlo cambiare e potenziare. 
Lavoriamo per diventare consapevoli di come usiamo il nostro cervello per provare i vari stati d’animo e ripuliamo noi stessi per fare le cose al meglio ed assumere le decisioni con la massima lucidità e ponderazione. ❤️#irongabry81 #avantitutta #ilimitisonofattiperesseresuperati #maratoneta #statodanimo #comestai #comesto #tisonovicinosempre #pnl #coaching #sorridisempreMi viene in mente questo ricordo: supermaratona dell’Etna da 0a 3000m. anno 2017, siamo in prossimità dell’arrivo a Piano Provenzana. La Stanchezza si vede sul mio volto, provato da una strada in salita senza fine. Muscoli tirati, non mollo un cazzo, vado avanti malgrado il caldo ed i dolori alle gambe. L’altitudine si fa sentire, a volte gira un po’ la testa. Ma vado avanti, ho il mio fottuto obiettivo davanti agli occhi. Cazzo voglio farcela!Credo in me, vinco la
Mente che vorrebbe farmi fermare e non l’ascolto: Fottiti, io arriverò al traguardo, ripeto fra me e me. Ed alla fine raggiungo l’obiettivo, finalmente è mio, dimostrando ancora una volta a me stessa che i limiti sono fatti per essere superati. Mi piace ricordare questa esperienza, per ritrovare la grinta di quel momento, la determinazione,  il voler resistere con le unghie e con i denti davanti alle difficoltà. Non c’è salita, fatica, dolore che possa fermarmi. L’obiettivo è lì che mi aspetta. Nello sport come nella vita. Arrendersi? mai!Sono un uragano. #irongabry81 #avantitutta #unamarciainpiu #sportstiledivita #chinonsiformasiferma #ilimitisonofattiperesseresuperati #corsa #runninggirl #running #maratonetaEd anche il 2 giugno.. voi al
Mare, io in aula! #irongabry81 #chinonsiformasiferma #pnl #coaching #comunicazione #sportcoaching #mentalcoaching #unicomunicazione #maratoneta #ilimitisonofattiperesseresuperati #avantisempre #nonmolliamomai #sportstiledivita #sport #runninggirl #running #nuoto #corsa #avantitutta #unamarciainpiu“Tutto è possibile. L’impossibile richiede soltanto più tempo”.
Fissa il tuo obiettivo, e se non lo raggiungi, ritenta. Provaci sempre finché non vedrai il traguardo. #irongabry81 #maratoneta #irongirl #motivation #nonmolliamomai #avantisempre #testaalta #ilimitisonofattiperesseresuperati #corsa #runninggirl #running #nuoto #sportstiledivita #tagsforlikes #correre