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Spirito di adattamento: ora più che mai.

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Spirito di adattamento: ora più che mai.

24 aprile 2020


Come ci ha insegnato Charles Darwin, non sono le persone più forti della specie a sopravvivere, e neppure quelle più intelligenti: gli individui più resistenti e duraturi sono quelli più inclini al cambiamento.Nella vita non ci sono certezze, né percorsi garantiti. Solo un fattore rimane costante nel tempo e immutato per tutti: ovvero che tutto ciò che ci circonda, prima o poi, cambia.Il cambiamento coinvolge ogni fattore intorno noi e travolge ogni elemento, trascinandolo in un flusso che si muove: le persone cambiano, i sentimenti mutano, tutto cambia inesorabilmente, e noi stessi oggi non siamo più ciò che eravamo ieri e non siamo ancora ciò che saremo domani. Una condizione, quella del cambiamento, che appare quindi naturale, ma che in realtà spaventa la maggior parte di noi: di qualsiasi cosa si tratti, affrontare il cambiamento ci fa sentire spesso impreparati e nudi di fronte ad un futuro che non conosciamo.  La maggior parte di noi ha paura dei cambiamenti perché li interpreta come eventi sconosciuti e potenzialmente negativi e dolorosi. Un retaggio culturale che ci portiamo dietro sin dalle prime memorie, quando abbiamo affrontato il primo grande cambiamento venendo al mondo e vivendo il dramma della separazione dal corpo della madre. È questo il motivo che forse spinge la maggior parte delle persone a rimanere aggrappate ad una situazione che conoscono, nonostante questa sia negativa, piuttosto che lanciarsi incontro alle novità ed assecondare il cambiamento. Per affrontare il cambiamento in modo virtuoso, invece, è importante interpretare questo elemento come una condizione intrinseca della vita stessa come un’opportunità per crescere, imparare e migliorarsi. La maggior parte delle volte un cambiamento non avverte: arriva repentino, lasciandoci indifesi di fronte alle sue nuove evidenze.Fondamentale è accettare e seguire il flusso degli eventi, che non vuol dire rassegnazione o passività. L’accettazione richiede coraggio, determinazione ed onestà. Accettare i cambiamenti significa anche diventare consapevoli degli aspetti che ci mettono più in difficoltà, come quelli che non vogliamo affrontare ma che ameremmo tanto cambiare, se solo avessimo un pizzico di coraggio ed apertura in più. Come un rapporto d’amore ormai logoro o un lavoro che non ci rappresenta più. Significa agire, trovando nuovi stimoli e nuove soluzioni che permettano di adattarci alla novità e proseguire nella vita. Significa vivere, accettando che tutto cambia e si evolve. Significa acquisire consapevolezza che ogni cambiamento è giovamento e quindi da interpretare con valenza positiva.Ribaltiamo la prospettiva e guardiamo con entusiasmo e curiosità all’ignoto: i cambiamenti, infatti, sono piccoli o grandi sorprese e come tali possono essere interpretati, come nuove sfide ogni giorno. Affrontare i cambiamenti con un approccio divertito, significa quindi considerare ogni giornata una nuova avventura che porterà imprevisti e novità. Prendiamo esempio dai bambini: quando imparano a camminare, tentano giorno dopo giorno compiendo centinaia di tentativi e cadendo altrettante volte. questo però, non li trattiene dal provare ancora e dal cadere ancora finchè non riescono finalmente a muovere i primi passi. Nessuno ci ha giudicato quando non eravamo in grado di camminare, nemmeno noi stessi.Allo stesso modo dovremmo imparare efficacemente a perdonare le nostre cadute nel corso della vita, comprendendo che è il timore del giudizio a paralizzarci ed a distorcere la nostra interpretazione degli eventi, impedendoci di andare avanti e di cambiare in maniera armoniosa.Solo liberandoci completamente dalla paura di affrontare un possibile insuccesso possiamo continuare ad apprendere e migliorarci, passo dopo passo. Solo liberandoci dalla paura del giudizio altrui possiamo finalmente essere liberi di andare avanti nella vita, nelle nostre scelte realmente consone con i nostri valori. Spesso chi giudica inoltre, dice molto su se stesso ma non dice nulla sull'oggetto del suo giudizio. Ognuno di noi filtra il mondo attraverso una personale lente frutto di esperienze e convinzioni. Ed alla luce di questa lente tende a leggere e valutare i comportamenti altrui. Bando alla timidezza, la scarsa considerazione di sé e la bassa autostima, per avere successo nella vita e sul lavoro bisogna credere in sè stessi.Potere dunque dell’autostima, del credere nelle proprie potenzialità: quelle capacità e risorse che ognuno di noi possiede – anche se non lo si crede. Ed è proprio qui il segreto: sapere che ognuno ha delle qualità che possono essere messe in mostra. E il modo migliore per farlo è lasciare da parte la finta modestia e iniziare a credere in se stessi. Che poi nessuno ha detto che amarsi e valorizzarsi non implichi essere modesti. La persona modesta è innanzitutto quella che ama se stessa, che riconosce i propri valori ed i propri limiti, che non smette mai di imparare e che rispetta l'altro e l'opinione altrui. E' la persona resiliente, quella che va avanti a testa alta di fronte alle difficoltà riconoscendo la propria utilità nel mondo. E' la persona che impara ad amarsi e solo così impara ad amare gli altri, rispettandoli nelle diversità senza giudizi o critiche.   Irongabry

Gestione del tempo durante la quarantena: un'opportunità irripetibile.

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Gestione del tempo durante la quarantena: un'opportunità irripetibile.

22 aprile 2020


Il tempo....una variabile fondamentale delle nostre giornate, l'unità di misura della nostra vita. Praticamente ogni cosa che facciamo è scandita dallo scorrere del tempo, dai bisogni primari, al lavoro, a tutto.  24 ore al giorno, tutta la vita.Ci lamentiamo che il tempo non basta mai, molte cose non vengono fatte per mancanza di tempo... eppure, abbiamo lo stesso numero di ore che sono state concesse a Leonardo, a Michelangelo e ad altri grandi della storia. La realtà è che di tempo ne perdiamo, ed anche tanto. E' un problema di organizzazione delle nostre giornate e, più che altro, di scelta delle attività alle quali dare priorità. Non si può fare tutto, si può fare molto e gestire il tempo è fondamentale.Il periodo che stiamo vivendo è sicuramente qualcosa di eccezionale. Tutto il mondo è fermo, le attività chiuse, la gente in casa: non si esce, non si lavora.Una situazione nuova, decisamente nuova.La limitazione della libertà personale è evidente e non piace a nessuno. Siamo impauriti, spaesati e queste emozioni si traducono nelle reazioni più disparate. Alcune comprensibili, altre un pò meno.In tutto questo, la variabile tempo ha assunto una dimensione molto ampia: adesso abbiamo il comando delle nostre giornate. E' una situazione che non abbiamo scelto, nella quale siamo stati catapultati da un giorno all'altro senza essere preparati. Possiamo solo accettare quanto sta succedendo e nel frattempo...darci da fare. Non potremo modificare il momento storico in cui ci troviamo, ma possiamo sicuramente decidere il modo in cui viverlo, nella nostra quotidianità e scegliere lo stato d'animo con cui gestire le nostre giornate. Diamo valore al tempo che ci viene concesso, anche in questo caso " il tempo è prezioso". Questo principio vale sempre. E' normale avere paura, sentirsi disorientati. I pensieri e le incertezze sul futuro si amplificano durante un periodo come questo in cui non si lavora, si vive ascoltando le notizie che provengono dai vari mass media e si rimurgina su situazioni e contesti vari, spesso alterati da visioni distorte frutto di pensieri distorti. Tutto ciò è assolutamente comprensibile. Ci mancano le cose elementari, quelle che prima davamo per scontate o alle quali neppure prestavamo attenzione nella frenesia della vita quotidiana.Ci manca abbracciare, stringere le persone a noi care. Manca l'odore della primavera ormai inoltrata, manca il tepore del sole sul viso durante una passeggiata in riva al mare con il rumore delle onde ed il profumo della salsedine. Manca la quotidianità che tanto odiavamo fatta dei ritmi frenetici ed a volte insostenibili a cui eravamo abituati. Manca vedere gli affetti più cari. Quello che abbiamo è...il tempo. Quel tempo che prima tanto rimpiangevamo per fare le cose che avremmo voluto fare.Non possiamo controllare la pandemia, ma possiamo controllare e gestire le nostre giornate. Giorno dopo giorno. Siamo gli eroi del quotidiano, e questo è il nostro attuale superpotere. Dunque, abbiamo 24 ore a disposizione. Possiamo immaginarle come un'enorme scatola da riempire. Respiriamo e centriamoci. Essere centrati su noi stessi permetterà di avere le idee chiare sul da farsi. E poi via: costruiamoci una nuova routine fatta di tanti piccoli traguardi. Sicuramente avremo cose rimandate da secoli che potremo finalmente riprendere: che siano lavori in casa, sperimentare in cucina, riprendere un vecchio progetto da tempo abbandonato, studiare, dedicarsi un po di più alla famiglia, imparare una lingua nuova, finire finalmente quel libro parcheggiato sul comodino da mesi, dormire un pò di più... insomma tutto quello al quale abbiamo sempre pensato, tutti quei " prima o poi lo farò" adesso possono finalmente vedere la luce. Perché questo è un periodo sicuramente impegnativo e sfidante, ma nasconde delle opportunità che abbiamo il dovere di sfruttare, per tutte le volte in cui non abbiamo fatto qualcosa che ci piaceva ed abbiamo dovuto rinunciarvi per mancanza di tempo. Se siamo abituati a stilare delle liste, procediamo con lo scrivere anche di getto ciò che ci piacerebbe fare. Imprimere le parole su carta aiuta ad avere maggiore focus sui nostri obiettivi. E' una cosa importante, perché tutto ciò che può aiutarci a distrarci nel corso di queste giornate e ad alleggerire il carico di pensieri, che inevitabilmente c'è, va fatto. Ne va della nostra salute mentale, anche quando tutto questo sarà finito. Non è prendere le cose con leggerezza, perché i pensieri li abbiamo tutti, è planare sulle cose dall'alto ( come diceva qualcuno) e mantenere una lucidità mentale che ci permetterà di affrontare tutto il resto. E' il nostro momento. Quello che verrà dopo la fine di questo periodo di pandemia non è dato saperlo, possiamo pre-occuparci del futuro incerto come è giusto che sia, con il giusto grado. Ma sfruttiamo il momento presente per fare il nostro meglio e preparaci meglio, a quello che verrà. Preserviamo le energie positive, ci serviranno. Coltiviamo pensieri buoni. Curiamoci nell'aspetto e nell'anima. Splendiamo per noi e per chi ci circonda. Sorridiamo.Noi siamo QUI ed ORA. Testa e cuore. Irongabry

Oltre i limiti del corpo e della mente: storie di runners.

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Oltre i limiti del corpo e della mente: storie di runners.

18 aprile 2020


Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare...E questo periodo che stiamo vivendo è sicuramente uno dei più impegnativi e sfidanti che il mondo intero abbia mai affrontato.Soprattutto il popolo degli sportivi, da sempre abituato ad inserire nella propria routine quotidiana sedute di allenamento all'aperto o nelle apposite strutture sportive, in questo momento sta gestendo una delle prove sicuramente più dure ed impegnative della propria vita, in cui ciò riesce davvero a fare la differenza è la forza mentale, unita ad una buona dose di resilienza. Mi piace molto utilizzare lo sport, in particolare la maratona, come metafora della vita. In effetti, le difficoltà non hanno paternità: siano esse propriamente di tipo sportivo o di qualsiasi altro genere, sono pur sempre delle difficoltà. Ciò che conta, e che fa la differenza, è il modo in cui vengono percepite dalla nostra mente e di conseguenza affrontate. Sicuramente, avere un approccio positivo ai problemi può aiutarci meglio a ragionare per trovare una possibile soluzione.È il modo in cui accogliamo le difficoltà a fare la differenza: i campioni dello sport hanno una marcia in più perché capaci di accogliere le difficoltà quasi come una benedizione, ringraziandola e chiedendo cosa possono imparare da questa difficoltà per divenire degli atleti e delle persone migliori. In tutto questo, avere la consapevolezza di aver dato il massimo che potevamo, di aver messo tutto il nostro impegno, di aver utilizzato ogni fibra muscolare ed ogni neurone ci aiuterà a vivere in modo soddisfacente e senza alcun rammarico ( vi rimando al mio articolo http://https://irongabry.it/2018/05/28/impariamo-dagli-atleti).E' la resilienza quale capacità di adattarsi al cambiamento, resistere allo stress, di superare gli ostacoli e rimanere motivati nel perseguire i propri obiettivi a caratterizzare l'approccio dello sportivo tanto allo sport quanto alla vita. La pratica sportiva insegna e potenzia la resilienza: fortemente motivato, il resiliente interpreta i vari cambiamenti come sfide ed opportunità piuttosto che come minaccia, combattendo e rialzandosi più forte di prima. Fondamentale per essere resilienti è coltivare la propria autostima: il resiliente conosce bene i propri valori ed i propri limiti, ha piena consapevolezza delle proprie capacità ( pensate ad uno sportivo durante una competizione che sa benissimo fino a dove può spingersi grazie alla perfetta conoscenza delle proprie abilità e segnali del corpo). Il resiliente non perde tempo a criticare o giudicare gli altri, perché sa benissimo che ognuno di noi è un unicum. Non prova invidia per gli altri, concentrandosi piuttosto sul proprio miglioramento, sia fisico che mentale. Di fronte ad un inevitabile cambiamento, il resiliente sa come ricominciare da capo.Cosi, oggi voglio presentarvi le esperienze di Igor, Mimmo e Desy, che insieme ad altri simpatici amici gestiscono con grande successo il gruppo Facebook  RUNNINGMYCURE, per appassionati podisti e sportivi che quotidianamente postano le foto dei loro allenamenti, che della forza mentale e della resilienza hanno fatto due armi vincenti per gestire al meglio questo periodo di forte costrizione della nostra libertà di movimento ( pur sempre a tutela di un interesse superiore quello della salute collettiva) realizzando delle imprese che hanno a dir poco il carattere dell'eccezionalità.Infatti, avendo a disposizione solo dei piccoli spazi casalinghi, questi tre ragazzi hanno concluso delle imprese sportive sulle medie e lunghe distanze ( mezza, maratona ed ultra maratona) veramente incredibili, che meritano di essere conosciute e celebrate.E lo facciamo cosi, con le parole degli stessi atleti, attraverso delle brevi interviste.Vi presento Igor, ex bodybuilder, che correndo all'interno di un piccolo fazzoletto di cemento ha affrontato e concluso delle sfide su distanze da mezzamaratona, maratona e ultra maratona.Ciao Igor, parlaci di te:"Mi chiamo Igor, corro da poco, circa 4 anni. Vengo da un lungo passato da bodybuilder, ho sempre odiato la corsa, ma un bel giorno, vedendo un collega correre mi è scattata la molla: se ci riesce lui ci riesco anch’io. Dopo 300 mt. Avevo Il cuore in gola e mi sono dovuto fermare.  Poco tempo dopo questo collega si toglie tragicamente la vita. Questa cosa mi ha segnato e ho deciso di correre io per lui. Ho allentato l’allenamento con i pesi e aumentato costantemente la distanza percorsa. La sfida ha iniziato a piacermi, obiettivi sempre nuovi e limiti da superare. E così arrivano le prime gare, le maratone e le ultra. I kg persi diventano quasi 20 e questo sport mi piace sempre di più. studio, mi alleno con costanza, mi appassiono e insieme a degli amici fondiamo un gruppo di running su fb: RunningMyCure.  Organizziamo raduni, si corre, ci si sfida divertendosi e si instaurano bei rapporti umani."E poi sono arrivate la quarantena e le restrizioni... come hai reagito?"Arriva il famigerato covid-19 e il mondo si ferma, noi runner diveniamo untori, ci troviamo ghettizzati, dobbiamo districarci tra decreti e pregiudizi. Abito in un luogo sito in una vasta zona disabitata. Potrei correre tranquillamente, ma decido di dare il mio contributo, di dare l’esempio.  Decido di sfidare me stesso correndo in uno spazio ristretto di cemento, utilizzando un ovale di 150mt. Un lavoro mentale bello tosto,  ma non mi spaventa. E dunque in circa 40 gg ho percorso circa 540k, migliaia  di giri, correndo 1 ultra 51k, 4 maratone, 4 mezze maratone.  Ho stabilito i miei pb e ho intenzione il 23 maggio di percorrere la mia 100k , visto che il Passatore al quale ero iscritto è stato annullato. Come me altri colleghi admin del gruppo si sono dati a corse indoor pazzesche e tutto questo ha contribuito a mantenere vivo lo spirito del gruppo,  ha motivato chi stava mollando, ha alimentato la passione per questo sport."Igor, che sensazioni hai provato? Come riesci a gestire la fatica, sia fisica che mentale?"All'inizio sembra facile ma con il passare dei giri diventa pesantissimo a livello psicologico.  Correre per oltre 4 ore diventa difficile restare concentrati.  Mi aiuto contando i giri, sommando dati del gps, facendo calcoli ma poi, devo per forza entrare in uno stato di trans, isolarmi dal mondo e correre senza pensare più a quanto manca. Devo dire che questa esperienza mi ha fatto crescere tantissimo come forza mentale. Ed è una cosa che sta dandomi parecchi vantaggi  anche fuori dalla corsa."Cosa rappresentano per te quella medaglia? "La medaglia me la sono regalata dopo la mia prima maratona realizzata nella piazzola di cemento. La testa si svuota, i pensieri sono liberi di fluire. Mi sono sempre ispirato ai supereroi ed ai loro valori, al loro senso di giustizia e del dovere, alla loro capacità di non mollare mai". Un consiglio per tutti i runners?"Il consiglio è quello di avere sempre pensieri positivi, di credere sempre in sé stessi. Perché se non ci credi tu non ci crederà nessuno".Ed ecco a voi Mimmo, che ha corso ben 3 mezze maratone e due maratone prima indoor e poi sul terrazzo di casa con tempi di tutto rispetto, ed afferma che " non finisce qui".Ciao Mimmo, parlaci di te.“Mi chiamo Domenico Vinci Ho 50 anni. Ho iniziato a correre più o meno all'età di 35-36 anni per scherzo solo perché era un fissato della linea All'inizio era praticamente una tartaruga dopo un paio d'anni ho iniziato a fare le prime gare con discreti risultati ma il mio vero Boom l'ho avuto intorno ai 40 anni facendo ottime 10. 36 37 minuti e mezze maratone attorno 1:21 1:22 e anche qualche maratona con discreti risultati dico  discreti perché ho sempre avuto un ginocchio traballante che alle grosse distanze non risponde"Come hai deciso di affrontare questo periodo molto particolare? Descrivici le tue sensazioni. "Dopo questa piccola parafrasi passiamo a questo triste periodo. che ci ha limitati nel correre. i primi giorni di quarantena sono stati terribili in quanto non avendo gli spazi per poter correre stavo andando in momento di sconforto come tanti altri Runner's. per mantenermi in movimento ho iniziato a fare la cyclette è proprio mentre facevo la cyclette ho iniziato a sbirciare un poco nelle applicazioni del Garmin e ho notato una funzione che si chiamava corsa indoor. il primo pensiero è stato quello Vabbè ma questa è una modalità che va solo con il tappeto poi ho detto perché non provare anche a correre e vedere se funziona all'interno di un appartamento. Avvio l'orologio e ho il piacevole riscontro di vedere che questi mi segnava il passo e ho iniziato a fare i miei primi 5 km indoor. I primi giorni le articolazioni erano pieni di dolori girando Tra cucina e salone in una lunghezza lineare di 20 metri. il passo è un passo lento fatto con tanta precauzione per cercare di non infortunarmi per i continui cambi di direzione. Sotto lo sguardo attonito della famiglia ho iniziato a correre tutti i giorni."Aumentando i km percorsi...prima indoor, e poi sul terrazzino di casa.."Si, A mano a mano preso confidenza con l'ambiente ho iniziato a provare a fare dei chilometri un poco più svelti. Fino a quando sono riuscito a fare i primi 21 km alternati anche a qualche 10 km un poco più veloce. Vedendo che si poteva correre anche più veloce perché ormai le articolazioni si erano abituate. Ho azzardato la seconda mezza maratona con un riscontro cronometrico buono per la circostanza all'incirca 1:42.Poi leggendo di vari articoli su persone che avevano fatto la maratona sul terrazzo. Un giorno senza averlo programmato inizia a correre piano piano cercando di invogli armi ad andare avanti. Pensando solo al tempo facendo finta che sia una preparazione per la maratona. E mi sono trovato a chiudere una maratona in 4 ore 17. Sono stato contentissimo. Una mattina la mia signora mi ha detto scusami ma perché non corri fuori al Terrazzino che è più largo. Voi mi direte Appunto perché non l'hai fatto. Semplice. Perché avevo vergogna di farmi vedere correre in circolo dagli inquilini del mio palazzo. però poi preso coraggio ho iniziato a a correre sul terrazzo. le gambe abituate all'interno  dell'appartamento. Andavano una favola nel correre fuori.  Erano molto più sciolte. Così ho incominciato azzardare primi 10 km veloci di conseguenza ne è uscita fuori il personal best indoor di 1: 32 sulla mezza. dopo qualche giorno meditando un po' ho detto Ma se riesco a raggiungere queste velocità qui fuori perché non azzardare ora una maratona indoor ad un livello superiore. Così la mattina parto già ad una velocità più spedita ma un po' controllata e chiudo  in3 ore 11. Sono riuscito a chiudere la mia maratona indoor abbattendo anche il mio personale sulla distanza su strada. Non sarà reale Ma sarà sempre una corsa in 30 metri lineari. Non mi sono fermato qui dato che io sono un amante della mezza maratona ho incominciato a fare allenamenti Sulla distanza è proprio in uno di questi allenamenti. Notando che le mie gambe giravano bene mi sono trovato a fare una prestazione che non avrei mai potuto pensare di fare 1:23:35 facendo riscontrare anche un ottimo tempo sui 10 km finali 38:35. Io sono un tipo molto pignolo. Ho misurato il terrazzo e fatto una misurazione a lap che mi ha dato un riscontro vicino la realtà. Voi mi direte Tu sei in casa hai fatto questi tempi quando uscirai per strada cosa farai. Io intanto mi godo il momento."Che consiglio ti senti di dare agli sportivi che leggeranno questo articolo e che si trovano ad affrontare questo periodo?" Il consiglio che voglio dare è che tutto è possibile, l'importante è volerlo. I limiti stanno nella nostra testa. Bisogna trovare solo la forza di affrontarli. La corsa è uno stile di vita. Correre é vita  gioia infinita. I love running. I love Runners.”Ed adesso vi presento Desi, ha iniziato a correre tre anni fa. Ama le lunghe distanze, è un ultratrail. Una tipa tosta che ha fatto della corsa e dello sport una ragione di vita.Ciao Desy, parlaci un pò di te:"Ho iniziato a correre 3 anni fa e sono rinata, ho scoperto un lato di me che mi ha permesso di sfogare tutte le energie, anche quelle negative, ed incanalarle in qualcosa di bello, positivo. Ho scoperto cosa significhi abbattere i propri limiti fisici e mentali. Non avrei mai pensato di poter correre in 11m lineari ma del resto, in vita mia non avrei mai pensato di diventare una ultratrail runner, è proprio questo che intendo con abbattere i propri muri. Mi mancano le mie montagne, in questa situazione di quarantena ma la corsa mi ha insegnato ad andare avanti, in qualsiasi condizione, è per questo che nonostante tutto, nonostante anche i giudizi non sempre positivi che ci possano arrivare dall'esterno, consiglio a tutti di fare ciò che ci fa star bene e proteggerlo ad ogni costo, perché nella vita divertirsi è importante e nulla ha più valore nostro benessere psicofisico"Come stai affrontando questo periodo?"Penso che questo periodo di reclusione forzata mi abbia aiutato a riflettere molto su questa passione e sulle mie corse, consolidando ciò che già sapevo, cioè che questo è uno sport democratico: ti restituisce esattamente ciò che dai. Non mi pesa allenarmi in quei pochi metri, a livello mentale forse sono avvantaggiata perché quando corro la mia fantasia vola e mi aiuta a non pensare alla fatica. Sul piano fisico, avendo sempre allenato con esercizi completamentari alla corsa i vari gruppi muscolari, non sto soffrendo particolarmente correndo in uno spazio ristretto su cemento. Ho scelto di concentrarmi sulle lunghe distanze soprattutto in un momento difficile come questo perché so che sono quelle che mi stimolano sempre di più mentalmente, è come se arrivassi ad un certo punto dell'allenamento ad avere fame di km, è una sensazione che ogni ultramaratoneta di sicuro avrà provato nella propria vita". Hai corso 55 km in otto ore in un garage. Un'impresa eccezionale! Cosa rappresenta per te la foto e quel pettorale?" Si,  ho corso per otto ore consecutive, per beneficienza. La mia società ha organizzato un evento a staffetta per la Croce Rossa. L'ho fatta da mezzanotte alle otto di mattina il giorno di pasquetta. Questa foto ed il pettorale sono il ricordo di tutto questo."Come ti sei motivata per gestire tutto questo tempo di corsa in uno spazio cosi ristretto?" Mi sono motivata proprio perché era una gara e c'era lo stimolo adrenalinico di portarla a termine. E' stato emozionante perché il pettorale mi ha ricordato cosa significa partecipare ad una competizione, cosa che ad oggi, nel nuovo mondo in cui viviamo, non sappiamo quando sarà nuovamente possibile fare".Un consiglio per tutti gli sportivi che leggeranno??"Un consiglio che mi sento di dare a tutti gli sportivi è questo: seguite l'istinto e non fatevi mai condizionare dagli altri, nella peggiore delle ipotesi, il fallimento vi darà spunto per fare meglio la volta successiva".Grandi ragazzi!!! La vostra vitalità, la vostra forza ed il vostro sorriso sono una grande fonte di ispirazione e coraggio per affrontare con una marcia in più questo periodo cosi unico! Perché nelle difficoltà della vita è sempre nascosta l'opportunità: per crescere, per reinventarsi, per andare avanti a testa alta, verso il sole! Go ahead!! Alla prossima!IrongabrySport & business mental coach. 

Impariamo a gestire lo stress!!

sport, corsa, benessere, nuoto

Impariamo a gestire lo stress!!

05 febbraio 2019


L’impatto che lo stress esercita nelle nostre vite è enorme. In un contesto sportivo, la presenza di stress e di esaurimento psicofisico può raggiungere livelli tali da pregiudicare la performance sportiva e, nei casi più gravi, perfino ostacolarla. Ad esempio, la pressione per una gara importante, la necessità di mantenere elevati livelli di performance o di migliorarli, di conseguire un certo risultato perché questo è ciò che gli altri si aspettano da noi, può determinare il manifestarsi di tutti i classici sintomi dello stress.Questi sintomi sono variabili e possono includere:- mal di testa;- dolori muscolo tensivi al collo o alla schiena;- stanchezza senza nessun motivo apparente;- difficoltà di recupero fra un allenamento ed un altro;- perdita di appetito;- disturbi gastrointestinali;- depressione;- perdita di interesse verso le attività o le persone;- estrema irritabilità;- ipereccitabilità muscolare con tremori o contrazioni notturne;- calo della libido;- ansia, esplosioni di rabbia, sensazione di essere sottopressione tutto il tempo; Naturalmente, gli studi dimostrano come un po' di stress sia essenziale per eseguire una buona performance. Ma quanto stress?L’effettiva quantità di stress richiesta per avere una situazione di peak performance è altamente individuale. Cosi come il livello oltre il quale si ha esaurimento psicofisico.E’ soggettivo: ci sono persone, tanto nello sport quanto nella vita quotidiana, in grado di resistere ad enormi situazioni stressanti, ed altre che invece vanno al tappeto al minimo segnale di stress o pressione. Nel suo libro Sports Slump Busting, A.S. Goldberg offre il seguente questionario per stabilire il grado di esaurimento:Rispondete vero o falso alle seguenti affermazioni:- Sono stanco per tutto il tempo;- non mi piace esercitarmi più come una volta;- Quando mi alleno, desidero frequentemente essere da un’altra parte;- temo la competizione;- E’ passato molto tempo dall’ultima volta in cui mi sono davvero divertito nel competere;- Mi chiedo continuamente per quale motivo continuo a rimanere nello sport;- Trovo difficile rimanere concentrato sui miei obiettivi;- Sembra che io mi infortuni più di quanto non sia mai successo;- I miei infortuni sembrano non risolversi mai;- Il mio atteggiamento sembra essere peggiorato negli ultimi mesi;- Mi rincresce dover sacrificare una parte così grande del mio tempo per lo sport;- Non riesco a gestire il disagio del duro allenamento come ho fatto l’anno scorso;- Talvolta mi lascia indifferente anche il fatto che non importi niente;- ho un atteggiamento più negativo del solito, riguardo all’allenamento e a me stesso;- Ho problemi a concentrarmi sull’allenamento;- Ultimamente mi mortifico molto;- Il mio allenatore mi irrita per davvero; - Trovo più che mai delle difficoltà ad andre d’accordo con i miei compagni di squadra;- Sento di rimanere nello sport solo a causa della pressione che gli altri esercitano su di me;- Non sembro essere capace come una volta di riprendermi dalle sconfitte;Assegnatevi un punto per ogni volta che avete risposto VERO e poi tirate la somma: se avete ottenuto da uno a tre punti su 20 allora probabilmente non avete alcun bisogno di preoccuparvi. Punteggi fra il 4 ed il 7 indicano un iniziale stress e forse sarebbe opportuno iniziare a pensare ad un periodo di pausa. Punteggi fra l’8 ed il 14 indicano uno stress importante ed oltre i 15 un esaurimento psicofisico tale da richiedere un colloquio con il vostro allenatore a tu per tu per analizzare il problema e trovare la soluzione.Sottovalutare una situazione di stress potrebbe evolversi in una vera e propria crisi. In tal caso, è controproducente forzare la mano ed intensificare gli allenamenti fisici convinti che prima o poi passerà così come staccare la spina senza adeguato supporto. C’è il pericolo, in questi casi, che lo stress aumenti e con esso l’esaurimento psicofisico. Importante, nella gestione e risoluzione dei momenti di esaurimento o di crisi psicofisica, farsi aiutare da persone competenti nel settore a fare un quadro più chiaro della situazione stressante, rispondendo a tutta una serie di domande specifiche in grado di sviscerare meglio il problema.L’obiettivo sarà quello di acquisire una maggiore chiarezza di ciò che non va e fissare le basi per sviluppare una maggiore consapevolezza in sè stessi, nello stato del proprio corpo e della mente, individuando schemi di pensiero e convinzioni limitanti. Riconoscere i fattori scatenanti lo stress, esaminando l’ambiente e lo stile di vita. Imparare a prestare attenzione a ciò che funziona, concentrandovi su obiettivi futuri piuttosto che sugli errori passati riconoscendo le abilità ed i limiti.Per conservare e migliorare la nostra performance, è importante essere in grado di staccare e ricaricare le nostre batterie. E per fortuna esistono delle tecniche in grado di aiutarci a neutralizzare lo stress. E di questo parlerò nel prossimo articolo. Irongabry 

A mente aperta!

sport, benessere

A mente aperta!

26 giugno 2018


Ogni giorno, mi capita di imbattermi in persone con schemi di pensiero molto rigidi e chiusi.Persone che rifiutano i cambiamenti, le novità, che vivono le loro giornate all'interno di un loop ripetitivo ed abitudinario. Gente che non vogliono nemmeno ascoltare le opinioni altrui, convinti che tutto ciò che vada al di la della loro portata o delle loro convinzioni conduca inevitabilmente al fallimento. Come mettere un lucchetto al proprio cervello.Una mente aperta è in realtà un'arma potentissima. E per svilupparla ciò che serve è la curiosità.Richard Bandler, il padre della PNL nella sua opera Usare il cervello per cambiare afferma: " Nella nostra mente c'è tanto di più di quello che immaginiamo. Nel mondo che ci circonda c'è tanto di più rispetto a ciò che riusciamo a essere curiosi. E' solo questo crescente senso di curiosità a permetterci di catturare quell'entusiasmo che rende utile, divertente ed emozionante tanto il compito più banale quanto quello più affascinante. Senza questa curiosità, la vita è soltanto uno stare in coda. Ogni cosa che faccio e che continuo a fare la faccio al fine di imparare, perché sono curioso. E' un'opportunità rara per tutti noi, un'opportunità senza precedenti. Questo vale per qualsiasi esperienza della nostra vita" .La curiosità è la chiave di tutto. E' motivante, ed è un potente motore che ci spinge ad andare avanti nella nostra quotidianità con entusiasmo ed energia. Soddisfare una curiosità genera un piacere mentale che chiede di essere rinnovato continuando a cercare ciò che è nuovo, sorprendente, abbastanza complesso ma comprensibile.Nel 2005 una ricerca dell’Università di Alberta segnala che le persone che sono curiose da giovani hanno maggiori probabilità di continuare ad essere curiose (e mentalmente attive) quando invecchiano in quanto curiosità, flessibilità mentale ed ottimismo hanno un impatto positivo potente sulla salute a lungo termine del cervello e sulla neuroplasticità.Parlando della mia piccola esperienza personale, sono da sempre molto curiosa. Curiosa di apprendere nuove conoscenze, nuove abilità, cercando di arricchirmi sempre per aprirmi al mondo, alle esperienze, alla vita. Mi confronto con la gente migliore di me per migliorarmi ulteriormente, evitando tutto quello che possa farmi cadere nella mediocrità, nel pettegolezzo, nell’invidia, insomma in tutto quello che quotidianamente circonda la nostra esistenza, le nostre giornate e che contribuisce a rendere la vita più dura di quanto non lo sia già. In realtà, la vita è una figata pazzesca! Bisogna solo viverla dal verso giusto, affrontando le decisioni importanti in modo sereno con la piena consapevolezza delle nostre possibilità e dei nostri valori. Come sviluppare la curiosità?È semplice, piacevole e vitale. Bisogna innanzitutto tenere una mente aperta, accettando  la possibilità che qualcosa che scoprite possa cambiare le vostre opinioni.  Non date niente per scontato, il mondo è bello perché è vario. Non chiudetevi a priori di fronte a nuove esperienze definendole curiose senza averle testate. Curate sempre il lato divertente di ogni apprendimento, ricordando sempre che apprendere una nuova abilità comporta innumerevoli tentativi. Non desistete innanzi alle prime difficoltà. Soprattutto, continuate a farvi domande. Continuate a chiedervi il perché delle cose. Leggete cose diverse tra loro, e non limitatevi a una singola fonte. Mettete in discussione ciò che vi circonda, non limitatevi all'ordinario, puntate allo straordinario!!!!Impariamo dai bambini: "da piccoli la nostra vita ci appare come una strada piena di biforcazioni, più ne scegliamo più quelle biforcazioni diminuiscono, finché non ci troviamo su una strada senza uscita, una strada che magari non volevamo scegliere. Per quanto sia dura, per quanto possa sembrarci irrazionale è importante mantenere una mentalità aperta e continuare a pensare che non siamo finiti, che possiamo fare mille cose, che la nostra strada non è senza uscita. Qualcuno vi dirà che siete pazzi, ma voi sapete che state semplicemente dando ascolto per una volta a qualcuno che crede in voi: la persona che eravate a 5 anni".Ovviamente, la curiosità deve essere produttiva, condurci al miglioramento della nostra vita. Esiste, infatti, anche un tipo di curiosità negativa e destabilizzante, morbosa: quella che vi convince a fermarvi e curiosare se c’è un incidente stradale. È connessa con il sollievo per non essere coinvolti. O è quella che vi porta ad ascoltare i pettegolezzi: il piacere provocato dalla sfortuna altrui.Evitiamo questo tipo di curiosità per rivolgere la nostra attenzione solo verso ciò che realmente contribuisce a renderci migliori e felici.Divertiamoci come ragazzini!!!" La cosa importante è non smettere mai di domandare. La curiosità ha il suo motivo di esistere. Non si può fare altro che restare stupiti quando si contemplano i misteri dell'eternità, della vita, della struttura meravigliosa della realtà. E' sufficiente se si cerca di comprendere soltanto un poco di questo mistero tutti i giorni. Non perdere mai una sacra curiosità" Albert Einstein.Irongabry

consigli utili per una corretta postura di corsa

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consigli utili per una corretta postura di corsa

14 giugno 2018


Correre è naturale. Ma correre è una cosa, correre bene è un'altra cosa. Una corsa eseguita con la corretta postura permette di economizzare il gesto atletico ottenendo vantaggi in termini di dispendio energetico, velocità, stanchezza muscolare, acciacchi o veri e propri spiacevoli infortuni. Ecco una serie di consigli pratici su come eseguire bene la corsa:- Innanzitutto, è bene prestare attenzione alla parte superiore del corpo. Il busto deve essere ben armonizzato con il resto del corpo: testa alta. tronco leggermente inclinato in avanti e spalle ben rilassate. Movimento delle braccia rilassato e cadenzato in armonia con quello delle gambe, gomiti a 90° ben attaccati al corpo evitando movimenti obliqui o oscillatori. Il tronco deve restare ben fermo, quindi provate a fissare un punto innanzi a voi mentre correte in modo tale da evitare movimenti a pendolo che farebbero rallentare la corsa. In particolare, il bacino deve essere ben allineato con la schiena, collo e testa, ricordando sempre che più spostamenti verticali ci sono, più la corsa sarà dispendiosa dal punto di vista energetico: la corsa consiste nell'andare in avanti, non verso l'alto. - E' fondamentale curare l'appoggio e la falcata: quest'ultima non deve essere eccessiva. La cadenza ottimale è di 3 passi al secondo quindi 180 al minuto. Inutile provare a fare il salto triplo sperando che una falcata molto ampia ci faccia guadagnare velocità: la sensazione potrebbe essere corretta, ma consumeremo un sacco di energie oltre a comportare una maggiore sollecitazione del tallone nell'impatto con il suolo. Meglio dei passi più corti con un miglior carico distribuito su anca e ginocchio cercando di atterrare con il medio piede in modo che il ginocchio sia in linea con l'appoggio a terra. L'appoggio di tallone è il più facile da eseguire ma anche quello che comporta sollecitazioni ossee e muscolari maggiori. Con appositi esercizi che daranno maggiore consapevolezza e controllo del gesto atletico, è meglio progressivamente abituarsi a spostare l'appoggio nella parte mediale del piede che fungerà da naturale ammortizzatore, rendendo più fluida e veloce la rullata e scongiurando l'eventualità di infortuni. Il momento dell’appoggio del piede è importante e delicato, poiché da esso dipende buona parte dell’efficacia della corsa. Tecnicamente, il piede deve appoggiare 30/35 cm avanti rispetto alla proiezione a terra del bacino che, tradotto, significa cercare di avere il piede più possibile “sotto” rispetto al bacino, al momento dell’appoggio. La sensazione da richiamare è quella del sentirsi “alti” quando si corre, al contrario di quanto accade appoggiando il piede molto avanti rispetto al bacino, con il conseguente, inevitabile, abbassamento del baricentro. La sensazione sara quella di sentire per un attimo il piede schiacciato a terra, prima che esso si stacchi dal suolo in modo naturale sfruttando l'elasticità muscolare. Successivamente, appena il piede si staccherà da terra, bisogna portarlo in avanti. Per avere un'idea, pensiamo a come si pedala, con il piede che ha finito di spingere e viene sollevato e portato in avanti: la stessa cosa succede anche nella cosa, naturalmente con un movimento più ampio e non condizionato. E' un movimento che si definisce " circolare" per distinguerlo da quello " pendolare" proprio di molti amatori. Osservate i bambini correre: lo fanno nel modo più naturale possibile. C'è sempre da imparare da loro. Irongabry

Se puoi dare il massimo, puoi andare oltre. Ed essere la migliore versione di te stesso.

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Se puoi dare il massimo, puoi andare oltre. Ed essere la migliore versione di te stesso.

11 giugno 2018


"I campioni non si costruiscono in palestra. Si costruiscono dall’interno, partendo da qualcosa che hanno nel profondo: un desiderio, un sogno, una visione. Devono avere resistenza fino all’ultimo minuto, devono essere un po’ più veloci, devono avere l’abilità e la volontà. Ma la volontà deve essere più forte dell’abilità".(Muhammad Ali) Cosa distingue un campione da una qualsiasi altra persona? Basta guardare i grandi campioni dello sport nella storia, per rendersi subito conto di come queste persone siano circondate da una luce diversa: sono carismatiche, caparbie, determinate a volte testarde. Sono persone eccellenti con una  visione, un obiettivo. Sono resilienti, trasformano le difficoltà in opportunità, con lo sguardo dritto in avanti, per dare il 100%, a volte anche il 101% verso la vittoria ed il superamento dei propri limiti, mentali e fisici. Eh si, perché se dare il massimo significa raggiungere i propri limiti ( ho fatto il massimo delle mie possibilità) andare oltre significa superarsi ulteriormente. Ogni campione è in costante competizione con gli altri ma ancor prima con se stesso. Ogni gara è una sfida con il corpo e con la mente. Hai presente gli atleti allo starter della partenza di una gara? Hai presente lo sguardo dritto proteso in avanti, concentrato, grintoso? Riesci a percepire l'adrenalina?  In quel momento nella mente dello sportivo si visualizza il suo obiettivo, il traguardo, si àncora il giusto stato d’animo per dare il massimo… e l’oltre. L'atleta lo sente con ogni fibra muscolare, lo vede con ogni parte del suo corpo e della mente, lo assapora nella sensazioni che lo circondano.  Non è detto che alla fine della gara arrivi primo rispetto agli altri, ma se avrà dato il massimo e sarà andato oltre le sue possibilità, oltre i suoi limiti, avrà comunque vinto contro se stesso. E questo farà la differenza. Ognuno di noi può avere l’attitudine del campione. Nella vita quotidiana proviamo essere la migliore versione di noi stessi, migliorandoci ogni giorno, costantemente. Le difficoltà, che sono normali e fanno parte della vita, sono dei feedback che permettono di avere più consapevolezza dei nostri limiti e delle nostre capacità e devono essere la molla per spingerci in avanti, verso l’oltre. D’altro canto, si dice quello che non ci distrugge ci fortifica. In effetti, non è solo come agisci, ma soprattutto come reagisci a fare la differenza. “Sette volte cadi e otto ti rialzi” dice un noto proverbio giapponese. Ed è proprio cosi. Pensa ai bambini, a quando apprendono cose nuove. Se non provassero e riprovassero dando non solo il massimo delle loro abilità ma quell’oltre, non imparerebbero a stare in piedi, a camminare, a parlare. Se si arrendessero di fronte alle difficoltà, non saremmo qui ora. Cadono e si rialzano, senza condizionamenti, soli con il loro obiettivo. Provano e riprovano. Ogni giorno è una scoperta. Impariamo dai bambini. E dai campioni. “Quando sei il migliore la tentazione di lasciarti andare e di mollare è forte. In fondo cosa devi dimostrare? Sei il migliore. Ma io ho sempre mantenuto la capacità di esserlo perché, quando sono diventato il migliore avevo solo un avversario: me stesso. Quindi giocavo con un solo obiettivo in mente: battere me stesso, migliorarmi sempre, costantemente”.Garry Kasparov Irongabry 

La zona di confort: come superarla e vivere felici.

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La zona di confort: come superarla e vivere felici.

30 maggio 2018


Ah, la zona di confort. Quel piccolo angolo in cui ci sentiamo al sicuro, tranquilli, nelle nostre abitudini, nelle nostra quotidianità.Se dovessi immaginare l'idea di zona di confort, la vedo come una bolla all'interno della quale ci troviamo seduti tranquilli ed...apatici. Beh si, perché restare nella zona di confort non permette di stimolarci a nuove esperienze, nuove relazioni, insomma non ci fa vivere. Tutto ciò in realtà non ha nulla di confortante ed a lungo andare si traduce in un atteggiamento di sopravvivenza alla vita nella più totale apatia. Ognuno di noi, spesso senza rendersene conto, costruisce intorno a se delle zone di confort. Al lavoro, nelle relazioni, nella vita quotidiana. Ci accontentiamo di situazioni superficiali o ormai abitudinarie che non forniscono alcun stimolo, e ci culliamo di queste situazioni che comunque non ci fanno del bene, piuttosto che cercare il cambiamento e la crescita. A chi non fa paura l'ignoto? Aprirsi a qualcosa che ancora non conosciamo? Ma è proprio cullandosi all'interno di ciò che è conosciuto e statico che ci spegniamo, giorno dopo giorno. La zona di confort, in altre parole, rappresenta proprio quei confini entro cui ci troviamo sufficientemente bene in particolari contesti della vita come: famiglia, salute, relazioni o lavoro. Un luogo comodissimo e sicuro che ci siamo creati basandoci sulle nostre esperienze e convinzioni ed in cui abbiamo raccolto tutte le nostre sicurezze ed abitudini. In questa zona non siamo esposti a rischi, siamo protetti da situazioni che possono causarci dolore o disagio ma soprattutto siamo sicuri di avere il pieno controllo di tutto perché in questo spazio accade esattamente solo ciò che ci aspettiamo.Ma siamo sicuri che la zona di confort sia il massimo a cui aspiriamo?Siamo veramente felici all'interno di questa piccola oasi dove tutto è abitudine, sicurezza, senza rischi o aspettative?Una zona all'interno della quale ogni giorno è uguale a tutti gli altri e non esiste alcun obiettivo?La risposta è NO. Impariamo ad apprezzare l'ignoto, il brivido di ciò che non conosciamo. Ricordi l'ultima volta in cui ti sei sentito vivo? Eccitato di fronte ad una nuova esperienza, all'idea di non sapere cosa sarebbe successo. Come un bel giro sulle montagne russe in cui all'inizio ti manca il fiato, ma poi ridi e sei euforico in preda ad una bella scarica di endorfine?Per rendere l'idea. Vivere è questo. Sentire le farfalle nello stomaco, sentirti vivo più che mai, con il cuore che accelera e il sorriso sulle tue labbra. Emozioni forti e senso di avventura che nella zona di confort non hanno alcuno spazio.  La zona di confort rappresenta un limite alla felicità. Non ci permette di crescere e di realizzarci, limitando il nostro potenziale. Anche se nel nostro piccolo ed accogliente mondo di sicurezze ci troviamo bene e siamo apparentemente sereni, la sensazione è pur sempre limitata dalle barriere che abbiamo eretto. Fuori dai confini c’è un felicità ancora più grande che vale la pena scoprire.Un piccolo esercizio può esserci di aiuto per meglio comprendere le nostre zone di confort: prendiamo carta e penna e disegnamo un cerchio all'interno del quale mettiamo tutte le nostre abitudini quotidiane. Possiamo anche disegnare più cerchi, con riferimento ai diversi settori della nostra vita ( lavoro, famiglia, relazioni sociali) scrivendo all'interno tutto ciò che li riguarda e che rappresentano le nostre sicurezze. In altre parole, nello scrivere all'interno di questi cerchi, non dovremo provare alcuna sensazione di ansia o disagio. Fatto questo, intorno a questo cerchio che rappresenta la zona di confort, disegnamo un cerchio più grande all'interno del quale scriviamo invece quelle esperienze che ci piacerebbe fare ma che ci mettono a disagio,  ci rendono ansiosi o insicuri o addirittura ci terrorizzano alla sola idea di provarci, fino al punto di bloccarci. Ma mano procediamo con dei cerchi via via sempre più ampi nei quali inserire le esperienze che ci piacerebbe fare ma che ci provocano disagio, insicurezze o terrore in modo sempre più forte. Senza rendercene conto, questi cerchi rappresenteranno per il futuro un vero e proprio piano di azione al quale fare riferimento, con indicati in chiaro dei veri e propri obiettivi da perseguire. Ogni volta che riusciremo a superare la nostra zona di confort, ne usciremo più forti e con maggiore autostima. Se vogliamo migliorarci a livello fisico, emotivo, spirituale e mentale dobbiamo per forza uscire dal recinto in cui ci troviamo perché questo ostacola la nostra evoluzione la nostra crescita ed in natura ogni cosa che smette di crescere,di evolversi prima o poi ristagna e con il tempo muore.La vita è imprevedibile e piena di sorprese. Accogliamole e facciamone tesoro. Irongabry

RUNNING E IPOTENSIONE: ECCO COME AFFRONTARLA

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RUNNING E IPOTENSIONE: ECCO COME AFFRONTARLA

29 maggio 2018


Le alte temperature possono compromettere l’allenamento: debolezza, giramenti di testa e nausea sono spesso i tipici sintomi di ipotensione. Ecco come correre ai ripari senza rinunciare alla corsa.L’arrivo dell’estate e l’afa possono favorire episodi di ipotensione: l’aumento delle temperature esterne difatti induce nell’organismo il processo di traspirazione che causa una lenta disidratazione e quindi l’abbassamento dei valori della pressione arteriosa. Questa però non deve essere vista come una scusa per chiudersi in casa con l’aria condizionata e non allenarsi, anzi! Bastano infatti qualche piccolo accorgimento e la giusta alimentazione per affrontare al meglio l’ipotensione e correre senza problemi. Vediamo insieme nel dettaglio come riconoscere episodi di ipotensione e di seguito qualche pratico consiglio per allenarsi in sicurezza integrando i giusti nutrienti.Cause principali della pressione bassaL’ipotensione si ha quando la pressione sanguigna ha livelli più bassi del normale, ovvero inferiori ai 50/90-100 mmHg, che sono i valori accettabili per un adulto. Normalmente la pressione sanguigna reagisce allo sforzo fisico, come una sessione di running, con un aumento generale. In particolare la pressione sanguigna sistolica tende a salire, mentre quella diastolica rimane inalterata. Se invece i valori della pressione sistolica calano con l’esercizio fisico significa che si soffre di ipotensione, che in base alla gravità, si può tradurre in sintomi quali vertigini, nausea, stordimento, pallore, ronzio alle orecchie, offuscamento della vista e sudorazione fredda e persino lo svenimento.Esclusi i casi di patologie come anemia ed ipotiroidismo, la pressione bassa può essere associata ad episodi di caldo eccessivo o a cali glicemici. Nella maggioranza dei casi in condizioni di ipotensione ci si sente deboli, privi di forze e non si riesce a proseguire l’allenamento. È possibile però lavorare sul problema attraverso l’alimentazione.Reintegrare liquidi e vitaminePer quanto possa sembrare scontato, bere è il primo consiglio da tenere sempre a mente poiché, come suddetto, spesso disidratazione e pressione bassa vanno di pari passo. È bene quindi assumere molta acqua, ricca di elettroliti, ma anche centrifugati di verdura e frutta e succhi possibilmente fatti in casa, soprattutto a base di barbabietola, arancia, fragole, mandarini e kiwi, in modo da garantirsi una buona scorta di vitamina C.Una delle bevande più conosciute ed impiegate per “tirare su” la pressione è il caffè. È capace di dare un’immediata sferzata di energia, tuttavia, secondo alcuni studi, sul lungo periodo la sua assunzione tende ad aggravare l’ipotensione per via della sua azione natriuretica, ossia l’eliminazione del sodio attraverso le urine, fattore che causa il calo dei valori pressori. Meglio dunque optare per il tè verde, caratterizzato da un minore contenuto di teina ed un rilascio lento nell’organismo. Ottimi per l’ipotensione anche l’infuso di rosmarino, il karkadé ed il tamarindo.Combattere l’ipotensione con l’alimentazionePassando ai cibi, uno dei rimedi più noti e più deliziosi contro l’ipotensione è la liquerizia pura. Grazie al suo principio attivo, la glicirrizina, agisce sui reni aumentando l’effetto del cortisolo, il famoso “ormone dello stress”, innalzando di conseguenza la pressione sanguigna. Naturalmente è meglio non abusarne poiché dosaggi elevati di glicirrizina causano ritenzione idrica e complicazioni cardiache. Quando si ha la pressione bassa è di fondamentale importanza anche l’integrazione salina, soprattutto di potassio e magnesio. Via libera quindi a tutti quegli alimenti che ne sono ricchi come riso integrale, mandorle, patate, fagioli, zucchine, banane, cacao amaro, albicocche secche, uva passa e verdure a foglia verde. Anche le alghe costituiscono una ricca fonte di minerali, fra cui iodio e sodio. Degli eccellenti integratori sono infine i prodotti delle api: pappa reale, polline e miele, prodighi di enzimi, vitamine e minerali.Il Team di RunningManiahttps://www.runningmania.net/wellness/running-e-ipotensione/

IMPARIAMO DAGLI ATLETI

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IMPARIAMO DAGLI ATLETI

28 maggio 2018


Mi piace molto utilizzare lo sport, in particolare la maratona, come metafora della vita. In effetti, le difficoltà non hanno paternità: siano esse propriamente di tipo sportivo o di qualsiasi altro genere, sono pur sempre delle difficoltà. Ciò che conta, e che fa la differenza, è il modo in cui vengono percepite dalla nostra mente e di conseguenza affrontate. Sicuramente, avere un approccio positivo ai problemi può aiutarci meglio a ragionare per trovare una possibile soluzione.Nella quotidianità, spesso questo approccio manca, siamo portati probabilmente per natura, ad avere una visione sconfortante dell’esistenza, a lamentarci, a vedere il bicchiere sempre mezzo vuoto. L’uomo per sua natura tende a concentrarsi su ciò che non va, spesso in preda allo sconforto, perdendo di vista il traguardo e spesso, abbandonando un obiettivo un’ora prima del miracolo del suo conseguimento. Convinzioni limitanti, il pensare di non potercela mai fare, dell’essere fatto così e di non poter cambiare, la mancanza di autostima, il condizionamento sociale, sono tutti fattori che spengono l’entusiasmo, la gioia di vivere, la curiosità che è il motore di ogni esperienza, della crescita. Ed ecco che la motivazione spesso viene meno, soffocata da una mediocrità sociale e negativista che porta al buio, alla morte. In realtà, siamo fatti per splendere. Avete sicuramente notato che quando ridiamo, il mondo si fa più bello, più luminoso, tutto sembra diverso e noi ci sentiamo invincibili. Creiamo le condizioni favorevoli per realizzare i nostri sogni. In questo senso, lo sport insegna molto: partire dal presupposto che nella vita le difficoltà sono una cosa assolutamente normale. È il modo in cui accogliamo le difficoltà a fare la differenza: i campioni dello sport hanno una marcia in più perché capaci di accogliere le difficolta quasi come una benedizione, ringraziandola e chiedendo cosa possono imparare da questa difficoltà per divenire degli atleti e delle persone migliori. In tutto questo, avere la consapevolezza di aver dato il massimo che potevamo, di aver messo tutto il nostro impegno, di aver utilizzato ogni fibra muscolare ed ogni neurone ci aiuterà a vivere in modo soddisfacente e senza alcun rammarico. E' un dato di fatto: una maggiore auto consapevolezza, che ci permetta di valutare in concreto il nostro impatto sugli altri, è un enorme vantaggio per ottenere equilibrio in tutti gli aspetti della nostra vita. Essere innanzitutto " onesti" fino in fondo con noi stessi ci consentirà di stabilire quali sono realmente le nostre possibilità, comprendendo maggiormente quello che stiamo facendo, le possibili opzioni a nostra disposizione ed i risultati che vorremmo raggiungere. Sostanzialmente, se noi pensiamo di non poter fare qualcosa, questo è proprio ciò che normalmente accade. Tanto nello sport quanto nella vita di tutti i giorni. E' provato che a causa della connessione corpo-mente, il corpo faccia ciò che la mente ha determinato, o comunque ne sia fortemente condizionato.  Pertanto, acquisire maggiore auto consapevolezza significa avere ben chiaro in mente ciò che può essere conseguito e successivamente, concentrarsi sul COME conseguirlo. Nel caso specifico dello sportivo qual è l'obiettivo che vuoi conseguire? Un personal best in una gara? concludere la tua prima 10 km? tagliare il traguardo di una maratona? Sai cosa bisogna fare?  " SOGNARE AD OCCHI APERTI"! Detta così, potrebbe lasciarti perplesso, ma considera una cosa: proprio il sognare ad occhi aperti ci permette in qualche modo di avere un'idea del modo vogliamo realizzare il nostro obiettivo.Naturalmente, questa prima immagine di te che vinci la maratona dovrà un attimo essere ridimensionata e calibrata in relazione alle tue reali capacità e possibilità. Per farti un esempio: potrei sognare di vincere la maratona, ma praticamente mi rendo conto che attualmente con i mezzi che ho non mi è possibile realizzarlo. Posso tuttavia mirare a concluderla sotto le 4 ore. Maggiore autoconsapevolezza per migliori risultati concretamente conseguibili. E' fondamentale il ruolo giocato dall'immagine che ognuno ha di se: dal sognare ad occhi aperti, all'individuazione delle nostre abilità e dei talenti, all'immagine positiva che trasmettiamo agli altri e che deve essere congruente con la nostra immagine interiore, alle credenze limitanti che possiamo superare. Esiste una tecnica che permette, giorno dopo giorno, di migliorare la tua autoconsapevolezza, concentrandoti su due aspetti specifici: l'aspettativa di se e l'immagine di se. Bastano dieci minuti al giorno.Trova un posto tranquillo e mettiti in disparte. Appena raggiungi uno stato di calma, prova a visualizzarti mentre raggiungi un successo in ambito sportivo ( immagina di tagliare il traguardo, ad esempio). Immagina questo risultato con tutti i sensi, e pian piano, focalizza la tua attenzione sulle emozioni, sensazioni positive che provi. dovresti avvertire anche una forza immensa attraversarti il corpo e una sensazione di leggerezza e di benessere. Tieni questo stato mentale, percepiscilo bene, fallo tuo. Esci dallo stato mentale e torna nella realtà.  Chiudi gli occhi e recupera lo stato mentale di prima. Esci dallo stato mentale di benessere e torna nella realtà. Come ti senti? Prima del gran giorno della tua gara, fai questo lavoro. Entra nello stato mentale del vincitore e vai!! Vedrai la differenza. Naturalmente, è una tecnica che possiamo applicare nella vita di tutti i giorni, prima di un evento importante, un colloquio di lavoro, un esame. Dobbiamo convincerci con ogni fibra del nostro corpo che siamo degli esseri straordinari capaci di realizzare qualsiasi cosa. Impariamo ad essere curiosi, a gioire fin dalle piccole cose ringraziando quotidianamente di avere tante possibilità, di essere fortunati, di vivere. La vita è una, non abbiamo una seconda possibilità. E dobbiamo viverla al massimo. Ciò non significa che la vita sia tutta rose e fiori. Le difficoltà, come ho già detto, sono assolutamente la normalità. Grandi o piccole che siano. Dobbiamo accettarle ed imparare da loro: come disse Albert Einstein “ Sono grato a tutte quelle persone che mi hanno detto no. E’ grazie a loro se sono quello che sono”. Non bisogna mollare, bisogna avere consapevolezza delle difficoltà ma che dei propri sogni, dei propri valori e fissare degli obiettivi. Come un maratoneta, che malgrado la fatica ed i dolori, malgrado la mente a volte dica alle gambe di fermarsi, prosegue nel suo percorso e non si ferma finchè non raggiunge il traguardo, godendosi il viaggio e non perdendo di vista la meta. Nulla è impossibile, davvero. “ Nessuno può colpire duro quanto può colpire la vita, l’importante è come sai resistere ai colpi e se finisci al tappeto hai la forza di rialzarti. Un uomo vince solo se sa resistere…. Non se ne va in giro a puntare il dito contro chi non c’entra, accusando prima questo e poi quell’altro di quanto sbaglia…. I vigliacchi fanno così” Rocky BalboaIrongabry

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